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Gestione patrimoniale, un approccio al mercato senza rischi

La situazione di instabilità delle banche internazionale e il vento di crisi che non accenna a placarsi rendono complicata la vita per investitori e risparmiatori. Non sempre la soluzione migliore per proteggere il proprio patrimonio sono quelle “classiche”: gli istituti bancari e il vecchio “metodo del mattone” non garantiscono più le giuste sicurezze. Di conseguenza, sono sempre più gli italiani che preferiscono cercare strade alternative, optando per una strada che, a fronte di minimi rischi, garantisca anche un certo ritorno dell’investimento. Il risparmio accumulato mese dopo mese è così investito in strumenti finanziari.

Da una recente intervista de ilsole24ore alla dottoressa D’Onofrio è emerso che, una delle opzioni che gli italiani stimano maggiormente è quella delle gestioni patrimoniali, in grado di proporre una soluzione ottimale in termini di bilanciamento tra i rischi e l’effettivo rendimento. Nei momenti più complicati del mercato, la gestione patrimoniale, a fronte di una certa diversificazione, garantisce maggiori sicurezze, evitando al risparmiatore il catastrofico scenario di veder sfumare ogni centesimo racimolato con tanta fatica.

Coloro che operano nel settore da tanti anni notano però che i neofiti non colgono questi segnali, poco attratti dalla sua complessità e da una flessibilità che è la chiave del suo “galleggiamento” nei momenti complicati: la gestione patrimoniale ha in sé intrinseca la possibilità di calcolare ogni variabile di rischio, valutando fino a che punto spingersi per ottenere determinati investimenti. Nella gestione patrimoniale al servizio del risparmiatori c’è un team di specialisti che uniscono le competenze per consegnare al cliente un rendimento massimizzato alla luce dei rischi e di una volatilità del portafoglio ridotta all’essenziale. Al contrario, le istituzioni finanziarie che gestiscono i depositi di risparmio amministrato calcolano solo il Value At Risk (conosciuto come VAR), a seconda del profilo dell’investitore e della sua propensione ad accettare i rischi. A fare la differenza è una mancanza di diversificazione, fondamentale per attutire i colpi di scena e le anomalie di mercato. In media nelle gestioni patrimoniali degli investitori europei sono presenti all’incirca 100 titoli, a dimostrazione che, se le quote sono inferiori, i rischi sono proporzionali alle cifre investite.

Tra le ipotesi avanzate negli scorsi mesi per far avvicinare allo zero i rischi per gli investitori ci sarebbe quella di una gestione patrimoniale Pir compliance. Pur essendo positivo l’impatto dei PIR sul territorio italiano, mancano le basi tecniche per questa iniziativa, in quanto alla base delle gestioni patrimoniali resta sempre una soglia di liquidità giornaliera non prevista invece dai PIR. Questi prodotti finanziari restano però una valida alternativa sul territorio italiano, ma condizione essenziale è una certa preparazione dell’investitore affiancata ad una bassa esposizione sul mercato.

Per comprendere l’importanza della scelta delle gestioni patrimoniali, basta analizzarne la loro evoluzione: se il loro esordio era caratterizzato soprattutto dalle obbligazioni, allo stato attuale, grazie ai nuovi strumenti che la tecnologia mette a disposizione dei consulenti e degli investitori, è possibile monitorare continuamente il mercato, valutare i rischi in proporzione ai rendimenti e valutare eventuali interventi in entrata e in uscita. Le strategie sono valutate e revisionate con cadenza mensile durante riunioni programmate, ma è importante cogliere i segni dello scenario e aggiustare il tiro nel momento opportuno per rendere la gestione patrimoniale un valido alleato nella crescita del patrimonio dei risparmiatori italiani.

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