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Gatassalvaj o Gatass Pitois

Gatassalvaj o Gatass Pitois
La parola “gatass” in piemontese vuole dire un gatto grande e grosso, “salvaj”, selvatico “pitois”, in piemontese è un francesismo da putois, puzzola che deriva dal latino putidum puzzolente. Dopo questa doverosa precisazione linguistica posso iniziare a raccontare la storia che si tramanda da generazione e che ormai poche persone ne hanno ancora memoria. Si narra un piccolo ayrale, una cascina al margine del bosco della Fraschetta, dove viveva una povera famiglia composta da un padre sempre preso dal suo lavoro di boscaiolo e dalla figlia adolescente, la madre purtroppo era morta nel darla alla luce. Una sera la ragazza mentre era uscita nel prendere della legna da mettere nel camino, rischiarando il cammino con una lampada ad olio, eravamo già in autunno inoltrato ed il vento fischiava forte tra gli alberi e lo si sentiva nello stormire tra le piante nascoste dall’oscurità della notte. Si avvicinò alla legnaia e vide un grosso gatto selvatico. Un gatassalvaj, un bellissimo grande e grosso gatto selvatico e subito pensò ad una lince, ma poi avvicinandosi con la lanterna notò una striatura nera sul dorso, quattro strisce nere sulla nuca e la coda grossa con la punta arrotondata, grossa come quella di una puzzola, con larghi anelli neri. Era forse il gatto che parlavano antiche leggende, magari era proprio quello il gatto magico, ma poi vide che la povera bestia aveva delle profonde ferite, forse frutto di una sua lotta con qualche famelico lupo o volpe che si aggiravano nel bosco della Fraschetta lì vicino. La bambina prese la legna per il camino, illuminando il suo percorso con la lampada ad olio e poi ritornò dopo cena con una ciotola di latte e degli stracci per fasciargli le ferite, e con la paura che questo grosso felino potesse graffiarla o morderla, ma lui la osservò con sguardo sornione e la lasciò fare. Preso coraggio portò il gatto nel fienile, per riparalo dal freddo della notte e dai predatori notturni. Al mattino presto dopo aver preparato la colazione il babbo corse nel fienile per vedere di giorno quello che lei chiamavano gatass pitois, ma di lui non c’era più nessuna traccia tranne la ciotola dove aveva bevuto il latte. Passarono gli anni ed il padre ormai anziano faticava ad andare nel bosco a tagliare la legna, e lei lo aiutava come poteva e cercava di guadagnare qualcosa con un piccolo telaio in casa dove tesseva la canapa, ma erano anni grami infestati da guerre e carestie ed un bel giorno suo padre mori e lei rimase sola, con pochi soldi e quasi più niente da mangiare. Passò dei giorni a piangere poi disse tra se, se mio padre faceva il taglialegna potrò farlo anch’io, prese “la piola, l’accetta” e si inoltrò nel bosco, quando vide degli alberi: salici, ontani, carpini e delle querce inizio con fatica a tagliarle alla base un bel esemplare di carpino, e alla sera ne aveva abbattuto uno solo e presa dalla grande stanchezza si fermo un poco all’ombra di una grande quercia per prendere fiato e vinta dalla fatica si addormentò. Quando si svegliò per il richiamo del gufo, ormai era notte fonda e venne presa da paura incominciò a vagare ma nella notte scura non riusciva a trovare la strada di casa, e la volta celesta era coperta da una coltre di nubi e non poteva neanche orientarsi con le stelle. Presa da grande sconforto si chinò al margine di una maestosa farnia e sentì una voce strana alle sue spalle che gli diceva: “ tanti anni fa quando ero in difficoltà Tu mi hai aiutato ed ora io aiuto Te, dolce e graziosa ragazza!” Era il Gatass Pitois, che parlava e poi aggiunse: “ Seguimi che Ti riaccompagno a casa.” E così infatti avvenne. Appena arrivata a casa la ragazza, presa dalla gioia di essere a casa sana e salva, accese il camino e preparò una calda polenta e diede da mangiare al gatto quel poco di provviste che ancora aveva. Poi stanca e sfinita si addormentò. Al mattino il gatto era sparito ma dove era accoccolato dopo la cena la sera prima c’erano tre grossi scudi d’oro. La ragazza prese gli scudi, due li nascose e con il terzo andò a fare provviste, e alla sera il Gatass Pitois si ripresentò, gli venne offerta la cena ed al mattino trovò altre tre monete d’oro. Questa trafila continuò per anni e lei divenne ricchissima, si preparò una adeguata dote e sposò un nobile che la portò a vivere a Torino ed il gatass pitois, si dice che si aggiri ancora pronto a ricompensare gli atti di gentilezza fatti nei sui confronti. Questa è la storia del Gatass Pitois e della ragazza che anni prima lo aveva aiutato e lui riconoscente l’aveva resa ricca. In Francia, Inghilterra e Spagna si trovano leggende simili del gatto che arricchisce gli esseri umani e qui il gatto si chiama Matagot o Mandagot che in Francia meridionale, secondo alcune tradizioni orali, uno spirito sotto forma di un gatto e qui nei racconti sono generalmente malvagi, ma alcuni possono rivelarsi utili, come il “gatto mago” che può portare ricchezza in una casa se è ben nutrito. La leggenda inglese del gatto donatore di ricchezza precede quella francese di circa un secolo, e ha come protagonista nientemeno che Dick Whittington, Sindaco di Londra a inizio ‘400. Sembra che si sia elevato da orfano a eroe, e appunto Sindaco di Londra, grazie al suo gatto, che gli diede il primo spunto a migliorare il suo tenore di vita liberando un villaggio dai topi. Una storia che potrebbe essere in parte vera, data la presenza di un bassorilievo di pietra raffigurante un gatto e un ragazzo, ritrovato nella sua casa a Gloucester. Tradizionalmente, un matagot che porta ricchezza deve essere attirato con un pollo fresco e grassoccio, quindi portato a casa dal suo nuovo proprietario senza che l’essere umano si voltasse indietro. Se al gatto viene dato il primo boccone di cibo e bevande ad ogni pasto, ogni mattina ripagherà il suo proprietario con una moneta d’oro massiccio. Nelle tradizioni della Guascogna, non devi tenere il matagot per tutta la vita: se il proprietario sta morendo, subirà una lunga agonia, purché non liberi il matagot. Secondo alcuni la parola matagot deriva dal mata-gothos spagnolo, da matar, uccidere, e gothos, Goti. I Goti, sono tribù germaniche si stabilirono in Spagna, Francia meridionale e Italia e alla fine si convertirono al cristianesimo, quindi Goth significa “cristiano” in opposizione a Moro che significa “musulmano”. Quindi un matagot sarebbe uno spirito malvagio che uccide i cristiani. Nel film fantasy 2018 Animali fantastici: I crimini di Grindelwald, i matagoti sono rappresentati come enormi creature simili a un gatto nero che sorvegliano il Ministero della Magia francese e possono moltiplicarsi se attaccati, e poi si potrebbero citare lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie ed il Gatto con gli stivali.
Favria, 17.02.2020 Giorgio Cortese

Gli occhi di un gatto sono le finestre che mi permettono di vedere dentro un altro mondo.

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