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FRASSINETTO. Tutti i cognomi di Frassinetto

E’ stato presentato sabato 19 novembre a Frassinetto il libro “I cognomi di Frassinetto”, opera postuma di Angelo Paviolo, curata dal giornalista Paolo Querio ed edita dall’associazione pontese “I Pèilacan” grazie al contributo del Lyons Club Alto Canavese. Il presidente del Club Franco Macocco ha ricordato il professor Paviolo che è stato altresì “educatore, giornalista, scrittore, fondatore dell’UNITRE di Cuorgnè e grande promotore dei valori del territorio. Non è un caso se gli venne conferita la cittadinanza onoraria di ben quattro Comuni…”. Michele Nastro, presidente de “I Pèilacan” e membro dei Lyons, ha detto: “Ci siamo chiesti se fosse il caso di far conoscere questo suo ultimo lavoro incompiuto ed abbiamo deciso di sì”. Il compito è stato affidato a Paolo Querio, frassinettese di origine e collega alla “Stampa” del figlio del professore, deceduto per un  infarto nell’estate del 2012. Ad Angelo e Giampiero Paviolo è stata intitolata la Biblioteca Civica di Cuorgnè. 

Alla cerimonia di Frassinetto era presente l’altro figlio di PavioloEnrico, insieme alla moglie. A lui, come a NastroMacocco, Querio, Schialvino ed al fotografo Vaccarono, il sindaco Marco Bonatto Marchello ha donato una pergamena perché “a Frassinetto nessuno è ospite, qui ci si sente tutti frassinettesi”.

 La presentazione del libro verrà fatta anche in altri Comuni (il primo sarà Cuorgnè il 10 dicembre) ma si è voluto iniziare da Frassinetto e non solo perché è il paese protagonista del volume o perché Querio ed il disegnatore Schialvino sono di origine frassinettese. L’ispiratore indiretto di questa ricerca fu il vicario del paese, don Fiorenzo Rastello che, con felice scelta, decise a suo tempo di pubblicare i Registri Parrocchiali a puntate sul bollettino “L’Eco della Quinzeina”. Per una di quelle coincidenze che colpiscono, la presentazione è avvenuta il pomeriggio del sabato e la notte successiva il vicario (le cui condizioni di salute erano molto peggiorate negli ultimi tempi) è deceduto.

Un libro particolare

Dedicare un intero volume ai cognomi di un piccolo paese potrebbe sembrare eccessivo ma, come spesso accade in questo genere di ricerche, si tratta di opere preziose, che consentono di ricavare tutta una serie di informazioni e di spunti di riflessioni sulla storia delle diverse comunità locali. Sono ricerche che richiedono una pazienza certosina  e ben lo ha spiegato Paolo Querio: “Quando nel 2014 Nastro mi chiese di occuparmene, gli risposi che in sei mesi avrei fatto tutto. Ho impiegato un anno e mezzo”. Mettere mano agli appunti di un’altra persona è tutto meno che facile: “Immagino che, quando faceva una ricerca, Paviolo si segnasse a parte qualcosa che lo aveva colpito, con l’intento di approfondirlo in una fase successiva che poi non c’è stata. Ho riletto tutti gli appunti, preparato le schede, attuato dei confronti fino al 1900, l’anno che aveva scelto come riferimento ultimo: da lì in poi l’originalità dei cognomi frassinettesi è un po’scemata”.

Querio ha ricordato: “Nel 2007-2008 il professor Paviolo mi chiese se avessi i bollettini di Frassinetto dal 1997 al 2004. Me li restituì nel 2011 o  2102 senza dirmi a cosa gli fossero serviti: l’ho capito più tardi!”. L’importanza dei Registri Parrocchiali, nelle ricerche di questo tipo,  è grande: “Sono obbligatori dal  1564, dopo il Concilio di Trento, mentre quelli Civili vennero introdotti in età napoleonica. A Frassinetto, per di più, non esistono Atti Civili anteriori al 1860 poiché quell’anno andò a fuoco l’edificio del Comune”. 

Ha poi spiegato: “Leggendo gli elenchi con attenzione nascono interrogativi, ci si pone delle domande e si dà l’avvio ad altre ricerche. Ad esempio: perché in certi anni c’erano più nati ed in altri più morti, perché in certi altri erano tanti i decessi fra i bambini. Allora si va a cercare se in quelle annate vi siano state epidemie o guerre…”.

Ad illustrare il libro è stato chiamato Gianfranco Schialvino, artista pontese che vive a Rivarolo ma che è “per il 50% frassinettese”. Ha parlato delle specificità del luogo:   “Il nome è di origine araba, significa <posto da cui si vede> e ricorre in tutto sei volte nell’arco prealpino. Ha caratteristiche architettoniche particolari, come sapete, e dei suoi abitanti (che hanno due, tre, addirittura quattro cognomi) è nota la caparbietà (o testardaggine). Se affido un lavoro ad un artigiano che si chiama Roncaglione, Truffa o Gallo, sono certo che, in un modo  o nell’altro, quel lavoro lo porterà a  termine!”

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Blogger: Caterina Ceresa

Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

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