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Fortuna!

Fortuna!
Ma che cosa è la fortuna, la Provvidenza divina sotto altro nome? Una catena di eventi ben determinata ma non prevista per la nostra cecità? Alla fortuna come regola degli eventi il filosofo Montaigne dedica una lunga riflessione dal titolo “La fortuna si trova spesso sulla via della ragione”, che è un bel mattone. La fortuna è una componente dell’esistenza, in politica è addirittura invocata come mezzo di scelta, come quando Platone lascia che sia la sorte a stabilire quali tra i buoni della sua città perfetta possono sposarsi tra loro. Più spesso la fortuna si presenta come una catena di eventi che sembrano obbedire a un criterio di razionalità e giustizia. Montaigne illustra questo concetto con numerosi esempi. Per esempio, il duca Valentino per uccidere un certo cardinale gli fece recapitare una bottiglia di vino avvelenato, che però fu bevuto dal padre del duca, il papa Alessandro VI. La fortuna inoltre è mutevole e in alcuni assedi le mura sono crollate per pura fortuna, in altre per pura fortuna non sono crollate benché fossero state minate. A volte, poi, la fortuna converte un gesto nel suo contrario, il pittore Protogene, irritato per come stava dipingendo il muso di un cane, gli lanciò contro una spugna piena di colore, e rese più vivace il dipinto. Come si vede la fortuna sembra quindi agire come una sorta di giustizia che volge un progetto nel proprio contrario, e sembra assomigliare a una sequenza di eventi spesso dall’esito beffardo. Il concetto di fortuna riesce quindi ad esprimere l’assurdità della vita e la difficile relazione tra i nostri desideri e l’esito dei nostri sforzi per realizzarli perché la fortuna non si lascia imbrigliare dalla volontà umana, ma se ne prende gioco. La parola fortuna, oggi corrisponde alla buona sorte, era nell’antichità una parola bifronte, adatta a indicare un destino sia fausto sia infausto. Fortuna deriva infatti dal latino fors, caso, di incerta etimologia e dal significato neutro, allude a una possibilità che, nel tempo, può rivelarsi propizia o sciagurata. Alla Fortuna gli antichi dedicavano statue e santuari, come il complesso monumentale per la Fortuna Primigenia a Praeneste, Palestrina. A questa dea venivano consacrati templi, come quello offerto alla Fortuna Huiusce Dei, cioè del tempo presente, che provvedeva a compensare le sventure del giorno stesso, o quello dedicato alla Fortuna Respiciens che, guardando dietro di sé, sanava invece i guasti del passato. Sebbene fosse una divinità dal carattere oscillante, essa era sempre considerata positivamente, anche quando i suoi disegni, talvolta non benevoli, sfuggivano alla comprensione dei mortali. La fortuna, intesa come destino, è in latino indicata anche da fatum, fato, e da sors, sorte, il primo termine derivato da fari, pronunciare, dire, è inteso come legge ineluttabile, dettata dalla volontà divina e destinata a dominare la storia e i suoi accadimenti, mentre le sortes indicavano in origine le tavolette di legno da estrarre per decidere il da farsi, da qui deriva, appunto, l’espressione estrarre a sorte, oppure depositate in un’urna all’interno del tempio e oggetto di consultazione oracolare. Certamente, anche in sors domina l’aspetto imperscrutabile e talvolta ostile del destino. Fortuna è come dicevano gli antichi romani una vox media, una parola neutra senza una connotazione positiva, né negativa e gli antichi greci indicavano la fortuna con il lemma tyche derivato dal verbo tynchanein che segnala l’accadere puramente casuale e imprevedibile, una forza divina inarrestabile, ineludibile insieme alla moira, corrispondente alla parte che a ciascuno è assegnata fin dalla nascita, costituisce l’essenza più potente e misteriosa del destino umano. Personalmente penso che la fortuna è sapere gioire delle piccole grandi cose della giornata.
Favria, 23.05.2020 Giorgio Cortese

Ogni giorno nelle piccole cose anche le più insignificanti posso trovare la felicità.

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