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FONTANA DI CAMILLO OLIVETTI

Chi era Camillo Olivetti dovreste spiegarlo voi a me, in ogni caso se ne
parlerà un’altra volta. Oggi ci limitiamo alla fontana.

Tale monumento eporediese è collocato all’imbocco del Ponte Nuovo, sul lato
opposto della strada, in prossimità del principale rifugio antiaereo cittadino.
D’altra parte venne realizzata nel 1957, in tempi in cui i rischi di essere
bombardata erano superati. Venne realizzato dallo scultore Emilio Greco, che
fin dall’infanzia fu attratto dall’arte greco – romana, con la quale la fontana
c’entra come l’ananas sulla pizza.

Indubbiamente si tratta di un’opera originale: è posizionata su una parete
rocciosa verticale, procombente dall’acropoli cittadina, con l’acqua che piomba
a cascata per una ampiezza di svariati metri, in una vasca semicircolare
contornata in direzione della strada da una aiuola ben tenuta. La struttura
scultorea è costituita da due porzioni: un alto cumulo verticale di pezzi
metallici costituiti da tasti di macchina da scrivere fortemente ingranditi, e
un bassorilievo bronzeo, raffigurante Camillo, sospeso a un trave anch’esso
metallico infisso nella roccia. Se non ci avete capito una cippa, non avete
che da andare a vederlo, e che caspita! Ah certo, avete la scusa della
quarantena. Tocca fare tutto a me!!!

Comunque dai, vi consento di non scrivere sulla autocertificazione “Vado a
vedere la Fontana di Camillo Olivetti perché me lo ha imposto Kappa”. Però
qaundo tutto sarà finito fateci un salto, come se non l’aveste mai vista,
perché ne sono certo: non l’avete mai vista!

Ovviamente anche su questa suggestiva fontana non possono mancare degli
aneddoti interessanti.

Qualche anno addietro un fedelissimo di Salvini, tale Gigno Vinia, colpito
dall’estetica dell’opera, decise di prendere una ampolla d’acqua dal vascone
per portarla a Venezia. Purtroppo quel giorno nella città lagunare c’era
l’acqua alta, e tutti i gondolieri incazzati gli urlavano “No, ma te
portacene dell’altra!” e se la dovette tenere, nemmeno fosse di Lourdes.

Sempre in quegli anni una certa Georgia Popolo, credendo che il bassorilievo
rappresentasse non Camillo Olivetti bensì San Giuseppe, fece aggiungere altri
quattro medaglioni di bronzo sospesi: uno di Maria, uno di Gesù, uno del bue
e uno dell’asinello. Però Sgarbi si incazzò e la trattò da ungulata.

Per concludere, un aneddoto che risale ai miei tempi del liceo.
Era una mattino dell’inverno, credo, 1984, un inverno estremamente
rigido, tale che dalla fontana pendevano lunghe stalattiti di ghiaccio,
e ghiacciato era pure il bordo della vasca.
Noi eravamo un gruppetto di compagni di classe, fuori dalla scuola, mi pare,
per qualche sciopero o per Carnevale. Ad un certo punto ci fermammo a
chiacchierare sul marciapiede di fronte alla fontana, uno di noi aveva
attraversato la strada, ma non è che ci avessimo fatto caso.
Dopo pochissimi minuti sentimmo la sua voce che ci chiamava, squillante e
argentina.
Ci voltammo verso di lui: era in piedi dentro la fontana, immerso fino alle
ginocchia. Si era avvicinato troppo al bordo, ed era scivolato sul ghiaccio.
Per nulla scioccato dall’evento, rideva un mondo. “Adesso vado a casa a
cambiarmi”, concluse.

L’articolo è finito, anche se fa acqua da tutte le parti.

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Blogger: Franco Kappa

Franco Kappa
Ivrea di palo in frasca

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