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GUARDIA DI FINANZA

FIRENZE. Inchiesta Open: altre perquisizioni della Guardia di Finanza

Proseguono le perquisizioni disposte dalla procura di Firenze nei confronti dei finanziatori di Open, la fondazione nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi che per i pm sarebbe stata utilizzata come “un’articolazione di partito” senza rispettare la normativa sul finanziamento ai partiti. Secondo quanto appreso, i finanzieri sarebbero ancora impegnati in alcune perquisizioni, delle oltre 30 previste, che non sarebbe stato possibile eseguire o comunque portare a termine ieri. L’obiettivo delle perquisizioni sarebbe quello di acquisire documenti per chiarire i rapporti tra Open e i suoi finanziatori, nessuno dei quali al momento sarebbe indagato. Le indagini sin qui svolte, si legge nel decreto di perquisizione, avrebbero fatto emergere “significativi intrecci” tra prestazioni professionali rese dell’ex presidente della fondazione, avvocato Alberto Bianchi, e dai suoi collaboratori, e i finanziamenti alla fondazione.

All’avvocato Bianchi vengono contestati i reati di traffico di influenze illecite e finanziamento illecito ai partiti, in relazione a denaro che avrebbe ricevuto dal gruppo di costruzioni Toto e che poi, secondo l’accusa, avrebbe versato a suo nome nella casse della fondazione di cui era presidente, mascherando in questo modo la reale provenienza. Scopo delle perquisizioni scattate ieri, inoltre, sarebbe quello di stabilire se questo presunto meccanismo sia stato replicato, magari in altre forme, con altri finanziatori.

Inchiesta Open: Carrai, ho sempre agito nella legge

“Come componente del cda di Open ho sostenuto la Fondazione come immagino faccia chiunque appartenga ad una Fondazione e voglia promuoverne le iniziative e sostenerne i valori. Non ho nulla personalmente a che fare con carte di credito e bancomat. Ho fiducia che la magistratura chiarirà presto la mia posizione. So di non aver commesso reati e di aver sempre svolto i miei compiti rispettando la legge”. Lo dichiara l’imprenditore Marco Carrai, già componente del cda della fondazione Open, riguardo all’inchiesta della procura di Firenze che lo vede indagato.

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