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In foto la minoranza consiliare, da sinistra Gustavo Giugler, Massimo Stevanella e Anna Quercia

Fatta fuori due volte

Gustavo Giugler subentra a Daniela Cervellin al banco della minoranza. La surroga è stata avvenuta durante l’ultima seduta consiliare. Non senza polemiche. Già, perchè dopo “aver fatto fuori” la Cervellin dagli uffici municipali, il Sindaco Elena Parisio e la sua maggioranza l’hanno estromessa anche dal Consiglio comunale. I contrasti, per rinfrescare la memoria, erano esplosi nel lontano autunno 2008 quando la Cervellin, dipendente comunale, allora responsabile del bilancio, aveva presentato la richiesta di mobilità per andare a Bollengo, dove lavora tutt’oggi, a causa di continue frizioni con il segretario comunale e con alcuni amministratori che erano aumentate nell’ultimo anno e mezzo. Un trasferimento però sofferto, che chiedeva “vendetta”. Così, pochi mesi dopo, l’ormai ex dipendente era tornata all’attacco come candidata di punta nella lista di Massimo Stevanella alle elezioni comunali del 2009. E i quassolesi non l’avevano dimenticata: nonostante la vittoria bis di Elena Parisio, la Cervellin aveva fatto incetta di preferenze, il tanto che bastava per essere tra i quattro consiglieri eletti in minoranza. Da allora, in quattro anni di mandato (si torna alle urne nel 2014) non ha praticamente mai presenziato ai Consigli Comunali. “Causa – ha sempre ribadito Stevanella – dell’orario di convocazione scelto, sempre intorno alle 18, incompatibile con i turni di lavoro di chi, come lei, tra giornata e straordinari, finisce alle otto di sera”. Stevanella lo ha ancora ribadito ad aprile, sopravvenuta la notifica della maggioranza con cui si minacciava la decadenza della Cervellin per le “assenze ingiustificate”. “Sono assenze che abbiamo sempre giustificato oralmente” ha sottolineato Stevanella ricordando che, secondo il Testo Unico “i Consigli nei comuni sotto i 15mila abitanti dovrebbe tenersi in orari non di lavoro dei consiglieri” . Niente da fare: tirata una croce sopra il nome di Cervellin. Stevanella, però, ha contestato anche i tempi della surroga, avvenuta a cinque mesi dalla decadenza, “con grande ritardo”, pur considerata la rinuncia di Mario Filippi, a cui è seguito l’ingresso di Gustavo Giugler.

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