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Elogio all’umana fragilità!

Elogio all’umana fragilità!
Personalmente ritengo la fragilità una parola alta e luminosa anche se il suo etimo ci racconta che deriva da lemma latino. fragilis, derivato a sua volta da frangere, rompere. Un proverbio turco ci dice che gli esseri umani sono più duri del ferro, più solidi di una roccia, ma più fragili di una rosa. In questi giorni leggendo un libro che parlava di Blaise Pascal, che è stato bambino prodigio poi matematico, fisico, filosofo e teologo francese, ecco che la nostra umana fragilità diventa una nostra forza. Diceva il filosofo che noi esseri umani siamo simili a delle canne, le più fragili di tutta la natura, ma siamo una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarci con tutta la sua forza o con un piccolo virus, come adesso. Ma noi quando veniamo schiacciati e sopraffatti, ecco allora che esce la nostra forza. Noi abbiamo il vantaggio che siamo consapevoli di essere fragili e che soccomberemo se non prendiamo le adeguate contromisure, mentre il virus non lo sa. Il sapere di morire a causa della nostra fragilità è la nostra forza. Parlare di fragilità in questi tempi può fare sorridere amaramente. La fragilità veniva vista prima della pandemia, dalla cultura dell’effimero che oggi domina il pensiero come inutile antiquata, immatura, e adesso viene solo vista come causa di ansia e fomentatrice di paura. Invece nella fragilità possiamo trovare i valori della sensibilità, delicatezza, gentilezza, dignità, di comunione con il destino di sofferenza di chi sta male. Ma oggi come possiamo definire la fragilità? Fragile è una cosa, una situazione, che si può rompere, fragile è un equilibrio emozionale che si può frantumare, ma fragile è anche una cosa che non può essere fragile: questo è il suo destino. Sono fragili, e si possono rompere, non solo quelle che sono le nostre emozioni e le nostre ragioni di vita, le nostre speranze e le nostre inquietudini, le nostre tristezze e i nostri slanci del cuore, ma anche le nostre parole che non sempre sanno consolare, e ridare speranza al dolore. Ma quali umane emozioni si possono definire fragili? Sono fragili la tristezza e la timidezza, la mitezza e la speranza, la gioia e la tenerezza, la nostalgia e le lacrime, che, se non fossero fragili, perderebbero i la loro umanità che ci consola. Certo le emozioni fragili si scheggiano facilmente, non resistono all’avanzata dei freddi ghiacciai della noncuranza e della indifferenza, delle tecnologie trionfanti e degli idoli consumistici; ma cosa sarebbe la speranza se non fosse nutrita e intessuta di fragilità? Non sarebbe se non una delle tante problematiche certezze che, nella loro impenetrabilità al dubbio, svuotano di senso la vita. Anche la gioia è una emozione fragile come è fragile la tristezza del nostro animo, che non è mai estraneo alla fragilità. Questa pandemia ci ha fatto riscoprire la fragilità, la nostra umana vulnerabilità e accorgerci della sensibilità ferita negli animi delle persone che incontriamo. Le persone fragili hanno conosciuto la tristezza dell’animo dovuto molte volte a lutti e a paure anche per il virus e sicuramente non sono l’immagine gelida dell’effimero apparire. Se abbiamo provato la fragilità nel nostro animo saremo per natura più inclini ad ascoltare le persone che hanno bisogno di aiuto, le più sole e le più povere in particolare, sentendole vicine alla loro sensibilità. La fragilità ci rende capaci di dischiudere il nostro animo. Di essere gentili e teneri portando calore umano con la solidarietà e comunione dei quotidiani affanni. Una grande opportunità di questa pandemia è quello farci recuperare il significato genuino della fragilità per riconoscere nei nostri simili nascosti dietro le mascherine, attraverso i loro occhi le tracce di tristezza per infondere speranza e gioia per il futuro pur consapevoli della nostra umana fragilità. Molti di noi vivono la loro umana fragilità dallo sbruffone al timido in modi diversi e sta a noi capire dove si nascondo le fragilità dei nostri simili, s volte nascoste nelle pieghe dell’animo che gridano nel silenzio e che poi molte volte sfociano in angoscia della morte o al folle gesto del suicidio. Sono molto le umane fragilità che ci passano accanto nella vita di ogni giorno, e sicuramente non sono facili da riconoscere. Non è facile riconoscere tutte queste fragilità, oggi dove il contatto umano si è rarefatto e rende molti animi ancora più fragili. Io sono consapevole di essere fragile e debole e penso che questa sia la mia forza, perché mi irrobustisco alle avversità proprio nei punti spezzati. Ogni giorno costruisco la fortezza dell’animo con i mattoni che mi tirano addosso.
Favria, 23.02.2021 Giorgio Cortese

In spagnolo aspettare si dice esperar, perché in fondo nella vita aspettare è anche sperare.

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