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E’ un missile, è Superman no è un falco pellegrino!

E’ un missile, è Superman no è un falco pellegrino!
Rapidissimo, soprattutto in picchiata, il falco pellegrino è considerato l’animale più veloce in natura. Nei secoli gli uomini lo hanno adorato, temuto e purtroppo molto spesso anche sfruttato e perseguitato. Il falco pellegrino, Falco peregrinus, prende il nome dal piumaggio sul capo, che ricorda un copricapo scuro molto simile ai cappucci che, nel Medioevo, indossavano i pellegrini mentre compivano lunghissimi e impervi viaggi lungo le vie della devozione in tutta Europa. Questa specie può essere trovata ovunque nel mondo, fatta eccezione per le regioni polari e le altitudini troppo elevate. Di dimensioni non notevolissime, la sua apertura alare non supera di solito i 110 centimetri, è comunque un grande predatore, arrivando a cibarsi di anche di uccelli di medie dimensioni come i piccioni. A ciò contribuisce la sua straordinaria abilità di volo. Il falco pellegrino può infatti raggiungere i 320 chilometri orari, superando in velocità una macchina sportiva e staccando persino il ghepardo africano e la sua tecnica di caccia consiste nell’attacco in picchiata, spesso partendo da grandi altezze, sulla preda che si muove nello spazio sottostante. I falchi pellegrini sono animali tendenzialmente fedeli. Infatti, solitamente cercano un nuovo compagno solo dopo la morte del precedente. Il falco pellegrino, così come altre specie di falchi e anche di rapaci in generale, è associato alle vette del cielo e anche agli astri, in particolare al Sole. Questo viene soprattutto dalla mitologia egizia che identificava in Horus, figlio di Osiride e Iside, il dio solare per eccellenza. Anche se non è possibile stabilire con sicurezza a quale tipo di falco facessero riferimento i miti egizi, le ipotesi più condivise riguardano proprio il falco pellegrino, le cui piume scure sotto agli occhi, andando a formare una specie di mezzaluna, ricordano da vicino l’Occhio di Horus, importantissimo simbolo misterico legato a prosperità e sovranità. La sua venerazione si tramandò anche ad altre culture: per i Greci il falchetto era il messaggero di Apollo; secondo i popoli nordici, la dea Freya aveva un mantello di piume di falco che poteva trasportarla ovunque volesse; per molte altre popolazioni del mondo, dai Nativi d’America a quelle della Polinesia, era associato a capacità di conoscenza e divinazione. L’estrema abilità nella caccia, la versatilità e la grande capacità di apprendimento, oltre che naturalmente l’aspetto fiero ed elegante, hanno purtroppo reso il falco pellegrino l’animale più amato dalla falconeria. Sembra che fin dal 2000 a.C. in Mesopotamia, fosse diffusa l’usanza di assoggettare questi agili rapaci per usarli durante le battute di caccia tanto che se ne parla nella saga di Gilgamesh. E molto probabilmente è proprio in Medio Oriente che Federico II di Svevia ha appreso queste tecniche che riporterà nel celebre trattato De arte venandi cum avibus. Rapace temuto e rispettato proprio per la sua potenza e velocità nella caccia, il falco pellegrino è un uccello tenuto in grande considerazione, spesso anche con un certo timore reverenziale. La simbologia cristiana tende ad associare a questi rapaci vagabondi l’idea dell’anima errante e senza guida, ma in generale la letteratura medievale, così come per quasi tutti gli animali che, volando alti in cielo, arrivano più vicini a Dio, lo tratta con chiaro rispetto. Dante nella Divina Commedia lo cita nel XIX canto del Purgatorio, lo paragona a sé stesso che fino ad allora aveva guardato in basso e invece ora è pronto a sollevare lo sguardo. Ma il fascino del falco pellegrino non si ferma e arriva ad influenzare anche la cultura popolare fino ai giorni nostri, dal cinema alla poesia. Il falco maltese, romanzo di Dashiell Hammett diventato celebre grazie al film del 1934 con Humphrey Bogart, ruota attorno al furto di una statuetta di falco che diventa simbolo di mistero e pericolo. Nell’immaginario comune più recente ricordiamo il classico Disney del 1998 Mulan in cui comparire ancora una volta un falco come fedele animale del temibile re degli Unni Shin Ya, e ancora il film animato Zambesia del 2012 in cui il falco pellegrino è invece il protagonista eroico e positivo. Amato, adorato, il falco pellegrino è però spesso stato anche perseguitato, durante la seconda guerra mondiale ad esempio, il governo inglese tentò un’eliminazione programmata della specie perché prendeva di mira i piccioni viaggiatori utilizzati per comunicare con la Resistenza francese. Chi ama davvero gli animali selvatici e tutta la natura non può che rimanere affascinato dal suo volo fulmineo, elegante e sfuggente, il falco pellegrino merita la nostra massima attenzione.
Favria, 26.02.2020 Giorgio Cortese

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