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E la Viuleta la va, la va….

E la Viuleta la va, la va….
La Viuleta è un canto antico probabilmente di origine risorgimentale, già presente in alcune raccolte di fine ottocento, è noto in tutte le regioni alpine del versante italiano ma anche svizzero e francese. Questo canto ha attraversato secoli e generazioni, cantato nelle feste, durante attività lavorative, nelle guerre e per fare addormentare i bambini. E’ stato documentato in numerose varianti ma la storia e la melodia si sono tramandate molto simili. Il canto compare anche nella raccolta “Canti popolari del Piemonte” di Costantino Nigra nella prima edizione 1888, con il titolo “La Lionetta”. La storia narrata racconta di una figura femminile sognante, la Lionetta, Linota, Viuleta o Violetta, che che va, anzi “E la Violetta la va, la va, la va, la va, la va, la va. La va sul campo, e la s’era insugnada” e qualcuno nel prato, campo, la vede e la desidera: “che gh’era ‘l so Gingin che la rimirava”. La canzone nasce sognante, poi la figura maschile la invita poi ad andare in guerra: “E perchè mi rimiri , Gin Gin d’amor…Io ti rimiro perchè tu sei bella e se tu vuoi venire con me alla guerra.” La Viuleta rifiuta dicendo che in guerra si mangia male e si dorme per terra. Allora Gigin gli dice: “No, no, no, per terra non dormirai, non dormirai, non dormirai. Tu dormirai sopra un letto di fiori e quattro begli Alpin ti faranno gli onori. Tu dormirai sopra un letto di fiori e quattro begli Alpin ti faranno gli onori. Inizialmente nel Risorgimento il canto era utilizzato tra i bersaglieri e poi si diffuse anche ad altri corpi sostituendo semplicemente il termine bersaglieri con Alpini, nella versione originaria : “ Con quattro bersaglier che ti fan lume… o, Con quattro bersaglier che ti consolan”. . Quest’ultima strofa è il modulo più diffuso riscontrato anche in altre forme orali come fiabe e filastrocche. Alcune versioni si concludono con il rifiuto di lei, altre con promesse allettanti da parte della figura maschile, altre ancora con richieste della Viuleta e la sua partenza. In quest’ultimo caso solitamente compare la figura dei suonatori, della musica e del ballo. La canzone popolare risorgimentale ha cambiato diverse volte il titolo, nel 1933 La Violetta la va, la va nel Fascismo per i fanti oppure la Violetta per gli Alpini, poi altre versioni nel 1941 e nel 1943. Una curiosità esiste anche il profumo Violetta, esile e delicato più di una rosa. Etereo e delizioso, simbolo di gentilezza e affetto, ma anche capace di veicolare enigmatici messaggi politici. Un minuscolo fiore che fin dai primi decenni dell’Ottocento si lega indissolubilmente al nome di Parma. Una mitica fragranza che accompagna Parma fin dai tempi di Maria Luigia. Ci sono le prove, Maria Luigia andava pazza per i fiori in generale, ma soprattutto per la violetta di Parma. La utilizzava sia come decoro di palazzo, ma anche sotto forma di fragranza profumata. La inviava alla figlia in segno di amore materno. Ne assunse il colore per le divise di corte, gli addobbi della sua dimora, i simboli del ducato. La storia della violetta nasce con Napoleone, non a caso chiamato anche “Caporal violet” o rappresentato direttamente sotto forma di violette nelle stampe dell’epoca. Mazzetti di violette appuntanti sul petto venivano utilizzati dai bonapartisti come segno distintivo durante gli anni del primo esilio dell’imperatore in decadenza. La duchessa di Parma, ormai lontana dal consorte e pronta a iniziare una nuova vita senza l’ingombrante coniuge epura il fiore da ogni significato politico e lo assume come emblema di purezza e umiltà.
Favria 13.01.2021 Giorgio Cortese

Ogni giorno, tutto a volte sembra sempre impossibile, finché non viene fatto.

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