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Cto di Torino

DRUENTO. Perde mano per scoppio petardo, ora ne usa una bionica

L’esplosione di un petardo a Capodanno, mentre festeggiava nella stazione sciistica di Bardonecchia, gli ha fatto perdere la mano destra. Grazie al lavoro fatto dal Cto di Torino, in emergenza e successivamente, ora ne usa una bionica. Il caso è stato illustrato alla stampa questa mattina dai medici, alla presenza del protagonista, il ventenne di Druento Lorenzo Di Modica. La protesi, che risponde agli impulsi cerebrali del ragazzo attraverso un elettrodo alimentato a batterie, è in fibra di carbonio e titanio, pesa meno di un chilo e può fare 12 movimenti di diversi. La difficoltà è imparare a farli, attraverso una dura riabilitazione guidata da fisioterapisti altamente specializzati. Il processo può richiedere anche 2-3 anni, ma Di Modica dopo un mese e mezzo è già in grado di compiere i movimenti fondamentali. “Questa protesi – ha detto Di Modica – mi aiuta a tornare a credere nel futuro. Ma lancio un appello a tutti affinché non si usino più i petardi, non si può mai sapere cosa può succedere”.

Subito dopo l’incidente il giovane è stato portato in elisoccorso all’ospedale Cto dove con tre ore di intervento l’equipe di Bruno Battiston, direttore di Ortopedia e traumatologia 2 a indirizzo chirurgia della mano, è riuscita a ricostruire parti dell’anulare e del mignolo, amputando la parte di mano compromessa. Officina Ortopedica Maria Adelaide ha poi applicato al ragazzo la i-Digits, una protesi per amputazione parziale di mano che consente di compiere movimenti come prendere piccoli oggetti, allacciarsi le scarpe, indicare un oggetto. “Il caso di Lorenzo – ha affermato il direttore del dipartimento di Ortopedia, Giuseppe Massazza – ha trovato una soluzione. Ma il problema si ripete ogni anno. Il nostro messaggio forte è che bisogna evitare gli oggetti in grado di causare danni irreversibili”. “In urgenza – hanno spiegato Battiston ed Elisa Dutto, la chirurga intervenuta – il chirurgo deve decidere rapidamente quali parte salvare e la scelta è sempre legata alla possibilità degli interventi ricostruttivi da fare successivamente o alla tipologia di protesi da adottare”. “Nel caso di Lorenzo – ha aggiunto Roberto Ariagno, direttore di Officina Ortopedica Maria Adelaide – è stato salvato un muscolo basilare perché la mano potesse muoversi. L’elettrodo è stato posto su quel muscolo. Tramite una app sul telefonino, c’è anche un accesso immediato a 12 modelli di presa pre-programmati”.

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