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La Diana Copertina 2014
La Diana Copertina 2014

Domse da fé, La Diana è in edicola

“Domse da fé, Canavesan, lassoma nen ch’as perda ‘l Carlevè; l’aqua dla Dòra a passa e a torna pì, sta bela festa ‘nvece a deuv duré…”, così cantava Gianfranco d’Alberto negli anni Settanta, e il Carnevale torna ogni anno assieme a La Diana periodico di etnografia canavesana che ha lietamente raggiunto il 23.mo traguardo per la gioia dei suoi molti estimatori, bella e colorata come sempre, e ricca di informazioni e notizie sia sull’attualità che su un passato prossimo o remoto. Il capitolo d’apertura, a firma dell’art director Francesco Gioana, parte da un detto di Gustav Mahler (La tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco) che, applicato al Carnevale, vale un’attenta lettura e una lunga meditazione. Si passa quindi, a firma di Debora Bocchiardo, direttore della rivista, al Bienvenu mon Général dedicato a Morris Stracuzzi, per la prima volta espresso dai Pifferi e Tamburi con i quali a lungo ha suonato la “Timbala”: e la mitica banda metterà certo ancor più entusiasmo suonando l’obada che gli è destinata. Segue un lungo e documentato articolo sulle “braje” bianche, gli Aiutanti di Campo del Generale, ripresi in una serie d’immagini fotografiche che spaziano dall’oggi al più lontano passato. Arrivano poi i Citoyens de la Ville d’Ivrée, che stanno diventando un punto di riferimento preciso nello scenario del Carnevale eporediese: quest’anno, tra l’altro, si sono costituiti in associazione con “Quelli del 1798”, avendo in comune interessi e obiettivi e il desiderio di valorizzare la componente storica, indossando un abito dell’epoca rivoluzionaria. Come novità, i Citoyens hanno inventato, per venerdì 28 febbraio, il giro storico-alimentare in costume: Carnevalgustando, una sorta di cena itinerante lungo le strade storiche di Ivrea, accompagnati da una piccola banda musicale. Parte poi l’Album del Carnevale 2013, con le consuete ricchissime immagini piene di suggestione, cui fa seguito la fantasmagorica battaglia, dove ogni fotografia è un attimo che sprigiona entusiasmo e odora d’arance. Al coloratissimo lancio, segue un capitolo sulla ricerca delle radici comuni dei Carnevali europei, individuati col supporto del programma culturale dell’UE. Si dipanano successivamente le tante sfumature dell’attualità che si fanno leggere con amena curiosità: dalla storia di una compagnia nata per scherzo e per fare scherzi, bastardi ma intelligenti, ai simpatici matti di Cuj dal vin che vengono riprodotti, com’è giusto, con le gambe all’aria; dai 25 anni dei Credendari aranceri, al nuovo Podestà e ai libri sul Carnevale; dal “quarantenario del mercenario” a una new entry che promette storia e folclore, il Battaglione Reggimento Provinciale d’Ivrea 1796, recentemente costituito e riportato all’onore delle cronache. Non poteva mancare e non manca la superba galleria degli Eporediesi d.o.c., gnoch e demignoch, diventata un vero clou della rivista e attesa con spasimo da una parte cospicua della cittadinanza, che paventa la possibile gogna di finire nei gnoch. Un lungo emozionante articolo è destinato infine a tre cavallanti che hanno fatto o continuano a fare la storia: Luigi Vallino, Domenico Moia, Loris Dortù. Si chiude con un cenno al carro degli Imperatori affrescato da Eugenio Pacchioli e destinato a beneficenza; un sondaggio per sapere come il lettore vorrebbe La Diana; i carri allegorici d’antan, e un saluto ad Alberto Alma, il nuovo presidente della Fondazione al quale vanno gli auguri della redazione della Rivista.

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