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Damocle e la spada.

Damocle e la spada.
La spada di Damocle è una metafora utilizzata per indicare un pericolo che incombe su qualcuno. Damocle è un personaggio della mitologia greca ambientata nella città siciliana di Siracusa, dove nel V secolo a.C. regnava Dionisio, un tiranno crudele e paranoico che vedeva la cospirazione ovunque e spesso faceva giustiziare i propri sudditi, accusandoli appunto di cospirazione, che nella maggior parte dei casi non esisteva. Damocle era un cortigiano e adulatore di Dionisio e non perdeva occasione per ricordare al tiranno quanto fosse fortunato a godere di tanta autorità e tanto prestigio e invidiava apertamente il tiranno. Ad un certo punto, Dionisio propose a Damocle di prendere il suo posto per un giorno, vivendo come un monarca, svolgendo le sue funzioni e godendo di tutti i suoi beni. Dionisio gli fece prendere il suo posto per fargli capire se veramente fosse così fortunato come riteneva. La sera durante un lussurioso banchetto, mentre sedeva al posto del tiranno, volgendo lo sguardo in alto, Damocle si accorse che proprio sulla sua testa pendeva una spada sorretta da un sottilissimo crine di cavallo. Questa spada pendeva dal soffitto sul cortigiano e sarebbe potuta cadere da un momento all’altro, visto l’esile crine che la sorreggeva. Era stato lo stesso Dionisio ad aver fatto posizionare la spada sulla testa di Damocle per fargli capire quanto fosse insicura la sua posizione di uomo potente, esposta quotidianamente a mille pericoli. Fu a quel punto che Damocle capito quanto fosse pericolosa la posizione del tiranno, chiese di tornare nei suoi panni. Questo aneddoto è stata riportato da Cicerone nella sua opera “Tuscolanae Disputationes“. Sembra però che la storia originaria fosse contenuta in “Storia di Sicilia”, un’opera andata perduta dello storico Timeo di Tauromeno. Questo evento è stato magistralmente raffigurato in un dipinto da Richard Westall nel 1812. In conclusione la metafora della “Spada di Damocle” sta ad indicare un pericolo, una minaccia che incombe su qualcuno.
Favria, 11.08.2020 Giorgio Cortese

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