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Dal taglio al rublo, da 700 anni!

Dal taglio al rublo, da 700 anni!
Oggi se dico rublo, in russo rubl’, intendo l’unità monetaria russa. Si divide in 100 kopek. Del rublo si parla già in documenti del 1315. Ma allora non si trattava però non di vere monete, ma di ritagli d’argento, da rubit tagliare. E’ pare che la parola riblo derivi proprio dal verbo russo rubit, cioè tagliare. Storicamente, rublo sarebbe stato un pezzo di un certo peso tagliato da un lingotto d’argento da cui il nome. Si trattava dunque, come d’altronde molte monete europee del periodo, inizialmente di una misura di peso, in questo caso pari a metà di un lingotto d’argento. In russo, il nome popolare per rublo, è celkovyj, intero,, che è una riduzione di celkovyj rubl’, cioè un rublo intero, non tagliato. La pratica di tagliare le monete di metallo prezioso era storicamente diffusa in tutto il mondo. Il possessore, prima di cedere la moneta al valore nominale, ne tagliava un pezzo per lucrare sulla materia prima, oro o argento. Dopo un po’ di tempo le monete diventavano ovviamente più piccole, ma legalmente avevano ancora il valore nominale pieno. Così l’aggettivo intero era necessario per distinguere le monete non tagliate. Le monete da 10 rubli sono talvolta informalmente chiamate cervonec. La parola copeca o copeco, kopejka, deriva dal russo kop’jò che indica una lancia. Questo perché le prime monete da una copeca, coniate a Novgorod e Pskov dal 1535, recavano lo stemma di Mosca con San Giorgio che trafiggeva il drago con una lancia. Dagli anni 1540 in poi il cavaliere indossava una corona per rappresentare Ivan il Terribile che fu Grande Principe di tutte le Russie fino dal 1547 e Zar in seguito. Una curiosità si chiamava anche rublo un’antica misura di peso, usata in Italia prima dell’adozione del sistema metrico decimale. Valeva kg. 7,851 ad Alessandria; kg. 8,1314 ad Acqui e a Casale Monferrato kg. 7,941 di peso grosso, e 7,918 di peso sottile a Novi Ligure e alla Spezia; kg. 7,918 a Genova, Albenga, Savona, Pavia, Porto Maurizio e San Remo; kg. 7,941 a Chiavari; kg. 8,169 a Milano e a Novara; kg. 9,222 a Biella, Vercelli, Ivrea e Pinerolo. Tornando al rublo come unità monetaria, questi non è stato sempre il mezzo di pagamento più usato in Russia. Nel 1316, quando si ha la sua prima menzione nella storia, il concorrente principale del rublo era il den’ga, cioè alcune monetine usate per acquisti quotidiani. All’epoca, rublo era la parola usata per un bastoncino d’argento di 200 grammi usato per fare pagamenti importanti o per accumulare ricchezza. Se il den’ga non è riuscito a sopravvivere fino a oggi, la parola è ancora usata per indicare i soldi. Nel 14esimo e 15esimo secolo il rublo-bastone d’argento era usato per misurare monetine come il den’ga, e solo nel 17esimo secolo è diventato anche lui una moneta. Nel 1654, sotto il regno di Aleksej Mikhailovich Romanov, apparve il primo rublo in moneta, fatto riprendendo i talleri usati in Europa. Gli artigiani russi avevano coperto le immagini originali sostituendole con i loro simboli: un cavaliere e una data. Questi rubli erano definiti yefimki, perché i talleri originali erano stati emessi in Joachimstal ora Jáchymov, in Repubblica Ceca. La Russia è stato il primo paese ad introdurre un sistema monetario decimalizzato nel 1704 con un rublo uguale a 100 copechi. Con le riforme di Pietro il Grande, avvenute all’inizio del diciottesimo secolo, il rublo diventò una moneta a pieno titolo e, insieme, la base del sistema monetario del Paese. Nel 1769 la zarina Caterina la Grande introdusse le prime banconote: un’operazione che serviva a coprire un importante deficit nel bilancio, 1,8 milioni di rubli, dovuto alle grandi spese per la Guerra Russo-Turca del 1768-1774. La banconota più preziosa mai emessa durante l’Impero russo era chiamata “peten’ka”, perché portava l’immagine di Pietro il Grande. Era apparsa nel 1898 e valeva 500 rubli. Questa banconota, insieme alla “katen’ka”, quella da 100 rubli che portava l’immagine di Caterina la Grande, erano solo un sogno per le persone normali. All’epoca sarebbero occorsi almeno due o tre mesi per un medio operaio per guadagnare una cifra del genere. Lo stipendio di un insegnante variava, a seconda della sua posizione, da 100 a 500 rubli. L’ultimo rublo in moneta emesso durante l’Impero risale al 1915, e riemerse, sotto forma di banconote, durante il Governo Provvisorio, nel 1917. L’aquila a due teste che appariva sulla banconota fu privata dei suoi simboli imperiali, corona, redini e scettro e sullo sfondo venne rappresentata una svastica, un antico simbolo di prosperità. Le nuove banconote furono una delusione per il pubblico, però, perché non riflettevano la forza e la grandezza del Paese. Nel 1917 il Governo Provvisorio aveva cominciato a emettere banconote da 20 e 40 rubli che sembravano francobolli. Non furono molto apprezzate dal pubblico che le soprannominò “kerenki”, dal nome di Aleksandr Kerenskij, il presidente del Governo Provvisorio. Erano distribuite su fogli di carta non tagliati e, inizialmente, dovevano essere temporanee. Ma rimasero in uso anche dopo la caduta del governo di Kerenskij, con la Rivoluzione d’ottobre del 1917, fino al 1922. Negli anni Trenta fecero la loro comparsa delle nuove banconote: i cosiddetti rubli “semplici”, che avevano un valore basso (1,3 e 5 rubli) e le “chervontsi”, molto più preziose, che erano custodite nelle riserve auree. Il nome “chervonets” derivava dalla Russia imperiale, che lo utilizzava per le monete d’oro straniere. Lenin apparve per la prima volta in un chervonets da dieci rubli, e restò sulle banconote fino al 1991. Nel 1947, in seguito a una riforma monetaria su grande scala, tutte le monete usate fino a quel momento vennero abolite, in cambio di nuovi rubli sovietici. Il design di quest’ultimo era piuttosto simile alle vecchie banconote imperiali e non era una semplice coincidenza per un Paese che ha vinto la Grande Guerra Patriottica salvando mezzo mondo dal fascismo aveva cominciato a percepirsi in modo diverso. Un nuovo senso di auto-consapevolezza nazionale crebbe in modo significativo e questo portò a alla nuova necessità di identificarsi con il vecchio antico grande Paese: l’Impero russo. Come vedete da un semplice bastoncino d’argento a una frusciante banconota di carta: il rublo è in circolazione da oltre 700 anni attualmente come rublo russo, moneta ufficiale della Federazione Russa, rublo bielorusso per la Bielorussia.
Favria, 17.07.2019 Giorgio Cortese

Certi giorni non devo angosciarmi se la giornata mi sembra peggiore del giorno prima. Il punto è che devo sopportare i cattivi giorni con la speranza di giorni migliori a seguire

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