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Dal Puffer alla frusta e alla frustrazione

Dal Puffer alla frusta e alla frustrazione
Ho trovato in un documento che verso la metà del 1600 dei facinorosi in un paese Canavesano in barba alle grida ducali giravano armati con la pistola a ruota detta puffer. L’invenzione della pistola a ruota è variamente datata tra l’ultimo decennio del Quattrocento e il primo del Cinquecento, e la paternità differentemente accreditata a Leonardo da Vinci o a un anonimo meccanico tedesco. Il suo nome deriva dal principio di funzionamento, un mollone, messo in tensione con una chiavetta simile a quelle degli antichi giocattoli meccanici, veniva rilasciato allo scatto del grilletto, provocando il veloce movimento di una ruota dentata contro una pietra focaia, come in un accendino, e la conseguente scintilla necessaria ad innescare lo sparo. L’arma così poteva essere caricata in anticipo ed era pronta all’uso, senza il fastidio, e il pericolo, delle fiamme vive e delle micce incandescenti degli archibugi. Era un meccanismo estremamente complesso, allo sviluppo del quale non erano estranei i progressi tecnici precedentemente compiuti nell’orologeria e alla cui fabbricazione si si potevano applicare esclusivamente artigiani capaci di uguale precisione e destrezza manuale. Il caratteristico pomello tondeggiante chiamato in tedesco “Puffer” diede anche uno dei nomi con i quali la pistola era conosciuta serviva per afferrare con maggiore sicurezza l’arma e spesso era vuoto ed utilizzato per contenere parti di ricambio: non veniva assolutamente quindi usato, come sostenuto da alcuni, da “testa” di mazza in corpo a corpo: data la fragilità e il costo dell’arma sarebbe equivalso ad usare un orologio da tasca come un mazzafrusto. Il mazzafrusto era un’arma bianca di origine contadina, derivata probabilmente dalle fruste per battere il grano e utilizzata dal XIII al XXV secolo. Per la sua difficile governabilità e pericolosità per lo stesso utilizzatore, non era destinata al combattimento di lunga durata, quanto invece ad attacchi immediati e letali, specie della cavalleria pesante alla carica. L’arma consisteva in una palla di ferro chiodata collegata ad un bastone tramite una catena. Si distingueva in mazzafrusto da piede costituito da un’asta ad altezza d’uomo munita superiormente di una staffa a cui sono unite con catene da una a tre palle di legno ferrato o di ferro con punte e brocchi, poi quello da cavallo detto anche flagello d’arme, a manico corto e di solito con una sola palla. Vi è anche una variante più controllabile di mazzafrusto, composta da un manico di legno con attaccata, invece di una catena, un cilindro di legno, di circa metà della lunghezza del manico così da non ferire la mano, coperto di chiodi. Interessate il significato di frusta, dal latino fustis, strumento di strumento di supplizio, con inserzione di r onomatopeico, usata anticamente per incitare o picchiare le bestie, soprattutto quelle da tiro o da lavoro. Da lì la parola frusto, consumato, logoro, banale, pezzo, boccone. Participio passato senza suffisso del verbo frustare, consumare, a sua volta derivato di frusto, pezzetto, che viene dal latino frustum pezzo. Una parola dalla storia più complessa di quel che si potrebbe immaginare, e ha significati intensi che tornano spesso utili ma altrettanto spesso sfuggono. Uno dei suoi significati è nella veste di aggettivo, quello di consunto, logoro, possono essere frusti i miei pantaloni preferiti che ostinatamente mi ostino ad usare, ma è anche frusta una battuta che non fa più ridere nessuno o l’olio usato che è frusto. Questo aggettivo scaturisce da un verbo che non viene più usato. Se oggi uno dice frustare viene in mente l’aguzzino che dà grandi cinghiate ai rematori nelle navi antiche. Tale verbo a sua volta nasceva dal sostantivo frusto, che indica il pezzetto di stoffa che l’usura riduce le cose in brandelli e pezzi. Quindi quando sento certe promesse elettorali posso dire che sono cose fruste nelle parole come nei fatti. Da lì nasce una frustrazione per l’attuale situazione sociopolitica, già frustrazione che significa insoddisfazione, dal latino frustratio delusione, da frustrare, derivato dell’avverbio frustra inutilmente. La frustrazione è un sentimento di profonda umiliazione dove vediamo che chi ci governa non tiene conto delle nostre opinioni e allora molte volte ci ovattiamo l’intelletto e ci insonorizziamo il cuore.
Favria, 26.03.2020 Giorgio Cortese

Ogni giorno coltivo speranze per stupire i miei sogni.

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