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Dal bosso allo scombussolare

Dal bosso allo scombussolare
Davanti a casa, nel parco una siepe bosso ne cinge i confini con le limitrofe strade. Il bosso o meglio Buxus è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Buxaceae, un arbusto cespuglioso semprevede che presenta una fitta ramificazione, dove vanno a noscondersi in primavera i passerotti appena usciti dal comodo nido, in cerca di asilo dalla caccia dei gatti. L’etimologia della parola buxus deriva dal termine greco Pyksos che, se si considera Pyx pugno chiuso e Pyknos, stretto, serrat”, con riferimento al legno durissimo e liscio, con il quale un tempo si fabbricavano le tavolette da scrittura e le pissidi, cioè coppe per la conservazione delle ostie consacrate. Tornando al bosso arbusto, questa pianta è molto longeva, può arrivare tranquillamente ai 600 anni di età e se non potato pare che possa raggiungere anche i 6 metri di altezza. E’ una pianta dalla crescita lenta che lo rende ideale come pianta da siepe o per l’arte topiaria. Il bosso era una pianta sacra a Cibele, dal suo duro legno si ricavavano i flauti usati durante le cerimonie in suo onore. Presso gli antichi Greci era sacro ad Ade, che proteggeva in particolar modo le piante sempreverdi, emblemi della Vita che continuava negli “inferi” dell’inverno, per questo motivo simboleggiava la perpetua rinascita della natura e, in senso più ampio, l’Eternità. Mai mitologia e simbologia antica risultano essere più adatte ad una pianta… Si tratta, infatti, di un arbusto in grado di superare gli inverni più freddi mantenendosi in ottime condizioni sanitarie ed estetiche e di sopravvivere alle esposizioni sfavorevoli ed in condizioni pedoclimatiche quasi proibitive. Infine nella a mitologia celtica, Buxeno, Busseno, era il dio del bosso, venerato inizialmente in Gallia insieme a Abellio, Fagus e Robur. Gli dei della mitologia celtica sono conosciuti da una varietà di fonti e per le quali sopravvivono molte statue, offerte votive, dediche e oggetti di culto del periodo pre-classico e classico. Oggi il bosso viene normalmente utilizzato come pianta ornamentale nei giardini, per creare fitte siepi o bordure, oppure in vaso per decorare appartamenti e terrazzi e con il suo legno vengono creati dei pezzi degli scacchi pregiati o anche per le bocce da gioco. Ottimo anche per costruire strumenti musicali e per il modellismo, soprattutto quello navale. Alcuni utilizzano questo albero anche come pianta medicinale, impiegando le foglie e la corteccia che, per la presenza di alcaloidi e altre sostanze, hanno proprietà lassative, sudorifere, antireumatiche e febbrifughe. Da vasetti di bosso usati anticamente usato per votazioni o per elemosine, per contenere unguenti o profumi, nel gioco dei dadi dopo è stato chiamato il recipiente destinato a contenere gli elementi della carica, non più in legno, ottone, cartone. Da notare che la parte inferiore del bossolo inferiore del bossolo che viene a contatto con l’otturatore, viene detta fondello, da fondo. Ma si chiama bossolo anche la camera cilindrica, una guarnizione, che assicura la perfetta tenuta di contenitori di fluidi sotto pressione, ad esempio il comune bossolo nei rubinetti per condutture d’acqua, per non parlare infine del diminutivo bussolotto. Il passaggio da bosso a scombussolare è semplice. Scombussolare vuole dire mettere in subbuglio, portare confusione, scombinare, mandare a monte, turbare. Come detto prima, il bossolo, o bussolo era un barattolo di legno usato, fra le altre cose, anche per il gioco dei dadi che vi vengono messi dentro, il bussolo, o bussolotto, poi scossi e rovesciati. Ecco da questo mettere sottosopra i dadi, dallo scombinarli dentro il bussolo agitato che nascerebbe lo scombussolare. Per correttezza secondo altri la paro0la potrebbe derivare da bussola e quindi lo scombussolare, vuole dire perdere la bussola. Ma anche qui torniamo al primo significato, la bussola deve il suo nome alla scatola in legno di bosso che originariamente conteneva tale strumento. L’albero di Bosso era nell’antica Grecia sacro ad Ade, protettore delle piante sempreverdi e simboleggiava l’eternità. Come detto all’inizio sull’etimologia dela parola bosso c’è un legame tra la scatola che custodiva la bussola e quella che conservava l’ostia: il legno e legno etimologicamente viene dal latino legere che significa raccogliere, scegliere ed anche leggere deriva dalla medesima parola. Leggere e legno hanno la stessa origine etimologica, nel raccogliere e mettere insieme, e forse è proprio questo che traccia la nostra rotta, scegliere, raccogliere dunque scartare il resto per affidarci a ciò che in realtà ci chiama senza parole e definisce la realtà. La parola esclude, la parola seleziona, la parola raccoglie, il legno è raccolto per essere arso, per essere lavorato come per il bosso, degli scacchi, per farsi significato, tanto quanto la parola. La barca è legno, la parola è bussola, e come la bussola indica un punto per mettere in luce gli altri. La parola se è bussola raccoglie e definisce una porzione del tutto, sceglie a cosa riferirsi, ma non esclude il resto, ne dà solo una posizione da cui orientarsi. Nella parola-bussola tutto coesiste. Come esseri umani portiamo con noi le parole scritte nel nostro animo e custodita nei silenzi della notte. La nostra vita quotidiana è un quotidiano migrare dalla notte, dedicata al riposo al giorno per lavorare e per le mille incombenze, e opportunità che troviamo nel cammino, ogni tanto scombussolati, con quell’incertezza stessa della vita dove è presente la possibilità della morte. Ogni giorno viaggiamo con guida la bussola della nostra morale che ci conduce al porto sicuro della sera dove calare le ancore in attesa di riprendere domani il quotidiano navigare.
Favria, 28.11.2020 Giorgio Cortese

Avere paura è umano, ma la paura è solo una tigre di carta, siamo noi i capitani del nostro destino.

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