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Alla sommità della Quinseina è posta una croce bianca, ben visibile anche dal fondovalle

Da Santa Elisabetta alla Quinseina

Le escursioni ad anello si possono definire, senza ombra di dubbio, interessanti e varie: non rappresentano una gita sola ma sono un insieme di più camminate!

Molto visibile dal Canavese (e non solo), la catena montuosa delle Punte di Quinseina (nord e sud) domina la non molto estesa, bella e panoramica valle Sacra.    

La Bella dormiente (così definita perché ricorda la sagoma di una donna supina, con i capelli lunghi, che parte dalla cresta dei Tre Denti per finire al Verzel) è visibile distintamente, soprattutto dall’eporediese.

Il percorso ad anello si snoda tra Santa Elisabetta, le punte della Quinseina, il lago omonimo (e ritorno).

E’ una camminata facile e ci porta in cima a due delle più famose vette del Canavese e sulle sponde di un piccolo lago (a volte asciutto, in piena estate) sconosciuto e grazioso: una perla tra le selvagge montagne che fanno da spartiacque tra la valli Sacra e Soana.

Con questo itinerario si attraversano pascoli e baite ancora abitate, in estate, da pastori con mucche, capre e pecore.

Il periodo migliore per effettuare l’escursione è il mese di maggio, quando la fioritura dei narcisi rende i prati completamente bianchi e il loro profumo intenso ci accompagna.

Da evitare le giornate nebbiose, frequenti in estate.

Partenza: Pian del Lupo (Santa Elisabetta – Colleretto Castelnuovo) m 1420.

Arrivo: massima altezza m 2344.

Dislivello: m 1000.

Tempo totale: ore 5/5.30.

Difficoltà: E (Escursionistica)

Cartografia: IGC 1: 50.000 “Il Canavese” – 1:20.000 Carta “turistico – escursionistica” edita dalla Comunità Montana Valle Sacra.

Segnaletica: percorso interamente segnato colori bianco/rosso e cartelli in legno.

L’accesso.

Prima di entrare nell’abitato di Cuorgnè, superato il supermercato Ipercoop, alla rotonda prendere a destra (indicazioni per Pont C., Colleretto Castelnuovo), attraversare il ponte sul torrente Orco e alla successiva rotonda, ancora per Colleretto Castelnuovo, Borgiallo ecc. (prima uscita a destra).

Al primo bivio che si incontra dopo qualche chilometro seguire per Borgiallo.

Superato l’abitato di Colleretto Castelnuovo prendere la strada a sinistra (indicazioni Santa Elisabetta) che con ripide svolte sale alla panoramica e assolata frazione.

Arrivati a Santa Elisabetta, passando dietro al Santuario, si continua sulla strada asfaltata, in salita, che conduce all’area pic-nic di Pian Mirauda e al vicino Pian del Lupo, a m 1420, luogo di inizio dell’escursione.

Il percorso.

Parcheggiata l’auto, seguire a sinistra una sterrata (cartello in legno e segni bianco e rosso) a fianco di una massicciata che in breve conduce alle baite Pian del Lupo. Superandole a sinistra, si passa vicino ad un “crotin” (piccola costruzione in pietra in cui, un tempo, venivano conservate le tome).

Si esce dagli alberi e ci si alza in mezzo ai prati a zig – zag, passando davanti ad un secondo “crotin” con fontana e poi a sinistra della più alta delle baite Piazza (m 1603).

Per prati raggiungere la piatta cresta spartiacque che segna il confine fra il versante di Frassinetto e quello di Santa Elisabetta e scende dai Tre Denti (m 1740), formazioni rocciose, visibili anche dalla pianura sottostante.

Tralasciare il bivio del tratturo che scende a Chiapinetto (segni AVC, Alta Via Canavesana) proseguire in salita, raggiungendo il sentiero che conduce ad un grosso ometto di pietre (cartello in legno, bivio per il lago Quinseina), dal quale si diparte un sentiero che percorreremo al ritorno.

Il panorama si estende sempre di più, il tratto sale ora ripido sul versante di Frassinetto, è un po’ disagevole e attraversa facili pietraie: l’arrivo in cima ricompenserà, senza dubbio, tutta la fatica spesa…

La bianca croce della Punta Quinseina sud o di Santa Elisabetta è quotata 2231 e su alcune cartine non nominata. Il panorama è a 180° gradi: val Soana, monte Colombo, catena del Soglio, Monviso, Alpi Marittime, la Serra e nelle giornate limpidissime anche le Prealpi Lombarde! (ore 2,30).

Dalla grande croce seguire a sinistra sul filo della cresta il sentiero (mai difficile, ma prestare attenzione, sconsigliato in caso di neve o ghiaccio) che con diversi saliscendi porta all’altra croce, “impropriamente” chiamata Punta Quinseina di Frassinetto o nord (ore 0,30).

Impropriamente chiamata perché, interessante da notare, la vera punta è a pochi metri dalla croce, più in alto, ma senza alcun segno di riferimento!

Dalla croce scendere decisamente a destra per ripido pendio (visibile il lago Quinseina in basso), zigzagando e seguendo i numerosi ometti sparsi lungo il sentiero, fino a raggiungere le baite Pian Gimente (m 2066), dal caratteristico tetto triangolare.

Appena sotto le baite, con percorso non obbligato seguire le tracce di sentiero che volgono decisamente  a destra e in breve tra rododendri e piccoli ruscelli è visibile il grazioso lago, meta piuttosto suggestiva e poco conosciuta dagli escursionisti. Dopo una meritata sosta per ammirare e godere della pace di questo posto così ameno, ritornare alle baite Pian Gimente e prendere il sentiero di discesa (attenzione in caso di nebbia), non è molto evidente e parecchie sono le tracce; occorre quindi, seguire attentamente i segni bianco/rosso.   

Arrivare alla base di un dosso erboso, superare un piccolo corso d’acqua (asciutto in estate), poco più in basso la deviazione del sentiero che porta alla frazione Berchiotto (parte del percorso dell’AVC), non seguirlo perché il nostro percorso si tiene sulla dorsale per poi girare a sinistra incrociando per un breve tratto  la mulattiera, che percorreremo con parecchi saliscendi fino alla baita Quinseina (m 1925), posta sotto un salto roccioso.

Si raggiunge poi una baita a quota (m 1916) con “crotin” dal caratteristico interno, si passa accanto a una fontanella, si scende in diagonale e si raggiunge un’altra baita a quota m 1830 circa, non quotata sulle cartine. Il sentiero volge ora a sinistra e in breve si raggiungono a mezza costa le baite Raie (m 1764).

In leggera salita prendere la traccia a destra per arrivare, a mezza costa, al grosso ometto di pietre a quota  (m 1720), punto in cui abbiamo lasciato il sentiero all’inizio dell’escursione per salire dalla punta Quinseina di Santa Elisabetta o sud, e di qui scendere per lo stesso itinerario dell’andata (ore 2,30).

Cecilia Genisio

Articolo tratto dalla Rivista Canaèis

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