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CUORGNE’. il nuovo libro di Colombatto “Il canto d’amore dei grilli”, racconta la Resistenza

Prima a Pont e poi a Cuorgnè è stato presentato nelle scorse settimane il nuovo romanzo della scrittrice pontese Clara Colombatto. “Il Canto d’Amore dei Grilli” è la sua terza opera ed affronta un tema completamente diverso dai precedenti ( a loro volta diversi tra loro): a fare da sfondo a quella che è insieme saga familiare e romanzo psicologico ci sono, per buona parte della narrazione, la Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza. Le vicende sono ambientate per la maggior parte a Pont (ed in parte minoritaria a Torino) e si sviluppano in un lungo arco di tempo, dal 1920 al ’45, con un prologo ed un epilogo collocati molto più tardi, addirittura nel ‘72. Al centro del racconto le vicissitudini di una famiglia contadina – fratelli e sorelle maggiori e minori, cognati, nipoti, zii e zie – collocate in un preciso contesto storico ed ambientale. All’inizio è descritto l’ambiente rurale degli Anni Venti: non tanto il paese di Pont ( tutto sommato sviluppato e progredito visto l’elevato grado di industrializzazione) ma una delle sue borgate, immersa nella vita faticosa di sempre. Poi c’è la Torino di fine Anni Trenta, dove anche le persone di umile condizione riescono a condurre un’esistenza più agiata. Ma arriva la guerra e le parti si capovolgono: ora è la campagna ad offrire maggior tranquillità e sicurezza e maggiori possibilità di lenire la fame. Le due diverse realtà s’incontrano e si scontrano mentre la Guerra tesse le sue trame: se fino ad allora a determinare le vite dei personaggi erano stati di volta in volta la miseria, l’ignoranza, l’ottusità o la generosità dei singoli, ora la Storia irrompe sulla scena con violenza, portando lutti e sofferenze, scardinando le certezze. Non vi è nel romanzo un protagonista assoluto, su cui si accentri l’attenzione dall’inizio alla fine, ma una serie di personaggi che, a seconda del periodo e delle vicende descritte, a volte stanno in primo piano, altre volte in disparte, altre volta ancora scompaiono per un po’ dietro le quinte. Con il procedere della narrazione però una di loro, prima marginale, comincerà ad occupare la scena fino a dominare sugli altri: è Viola, la più giovane delle sorelle, nata mentre la madre moriva ed allevata dalla zia nella grande città. Per un tratto l’accompagna la cugina-sorella Mariarosa, che poi torna nell’ombra. Con la comparsa delle due ragazze, entra di prepotenza nella narrazione un elemento che prima non c’era: l’amore. Quello timido e timoroso di Mariarosa e del suo fidanzato segreto, che resterà allo stato nascente perché prima bloccato dalle convenienze sociali e poi stroncato dalla guerra; quello irruente, appassionato, coraggioso e disperato della ribelle Viola e del suo Giovanni, che avrà un epilogo tragico durante la Lotta di Liberazione. Il tema della Resistenza è visto in relazione agli atteggiamenti dei personaggi che, come la maggior parte dei giovani che presero la via della montagna, più che antifascisti erano inizialmente “a-fascisti”. La definizione è dello storico Aleardo Fioccone, che l’autrice ha voluto accanto a sé durante la presentazione e che ha tracciato un quadro del contesto storico in cui nacque e si sviluppò la Resistenza piemontese e canavesana. E’ un romanzo scritto bene, con una trama avvincente e personaggi credibili. Le storie sono di fantasia ma ispirate a fatti reali. Anche i luoghi lo sono, sia pure in modo variabile: la Pont del prologo è descritta in modo minuzioso e fedele al vero; la borgata in cui vive la famiglia protagonista è invece immaginaria ma realistica: “Non esiste una Borgata Costa a Pont” – ha detto l’autrice – ma la immagino ubicata nella zona di Pianseretto”. Se c’è un difetto, nel libro, è quello del linguaggio utilizzato dai personaggi, troppo corretto e forbito per l’epoca ed il contesto. Questo tuttavia è un problema che si pone inevitabilmente quando si descrivono le persone umili: l’alternativa è tra un modo di esprimersi gradevole ma artificioso ed uno realistico ma piatto e banale.

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