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CUORGNÈ. Incendi: adesso c’è l’assegno dei 5stelle

A distanza di tre settimane dall’emergenza incendi nel Canavese, il Movimento 5 Stelle ha organizzato a Pont un incontro dedicato a questo tema: si è tenuto la sera di sabato 18 novembre in sala consiliare. A parlarne erano stati chiamati esponenti di livello nazionale, regionale e provinciale; ad ascoltarli una platea composta prevalentemente da militanti e simpatizzanti  ma anche da cittadini interessati  all’argomento e  da operatori del settore agricolo-forestale, oltre ai sindaci di Pont e di Frassinetto.

Nel corso della serata è stato dato un annuncio importante:  la somma che i consiglieri regionali del movimento restituiscono ogni anno all’ente, decurtandosi lo stipendio, per destinarlo a settori non adeguatamente finanziati dalla giunta, verrà devoluta interamente alla tutela del territorio. Si tratta di  205.897,54 euro: il 50% andrà  alle opere di ricostruzione post-alluvionale, l’altro 50% al Corpo Volontari Antincendi Boschivi (A.I.B.). Il comandante del Distaccamento di Zona degli A.I.B. Danilo Trione, era presente in sala.

Si può dire che la serata sia stata divisa in due parti: la prima con gli interventi ufficiali, che è filata via liscia e senza intoppi; la seconda, quella destinata al dibattito, che ha visto una contrapposizione fra gli aderenti al Movimento 5 Stelle (sia rappresentanti delle istituzioni che militanti) da un  lato e semplici ascoltatori dall’altro. Gli uni si sono mostrati un po’ troppo suscettibili alle critiche, considerandole attacchi pretestuosi al movimento;  gli altri un po’ troppo insofferenti ad una lettura politica di quanto accaduto nei giorni dell’emergenza e desiderosi che si affrontassero solamente  gli aspetti tecnici della prevenzione.

E’ evidente che,  a ridosso di una campagna elettorale, ogni iniziativa ha una componente propagandistica  ma è altrettanto vero che nessun altro partito ha finora dedicato una serata al tema degli incendi, almeno in queste zone. Gli interventi sono  apparsi in effetti un po’ troppo teorici e generali, come accade a tutte le formazioni politiche allorché si misurano con le realtà locali: il punto di vista dal quale guardano la realtà è sempre, e forse inevitabilmente, quello delle grandi città di pianura mentre chi vive in montagna pecca spesso di localismo ma non a torto si ritiene incompreso e trascurato. L’invito ad impegnarsi attivamente in politica per mettere a disposizione le proprie conoscenze non è piaciuto a quanti, al contrario,  avevano sperato di vedersi presentare  proposte concrete e specifiche sulle quali pronunciarsi.

La posizione grillina

Dopo una breve presentazione della serata da parte di Matteo Locatelli e di Gabriella Basolo, ad intervenire per primo è stato il consigliere regionale Giorgio Bertola, che ha attaccato duramente la maggioranza che governa la Regione per aver prima ignorato  e poi sottovalutato il pericolo incendi. “La settimana precedente – quando l’allarme creato dalla siccità era elevato, era previsto l’arrivo di un phoen violento e si erano già verificati incendi in varie zone – alla nostra richiesta di affrontare la questione l’assessore Valmaggia si era spazientito. Ancora giovedì 27 ottobre gli abbiamo sentito dire: <La situazione è sotto controllo> e <Speriamo che piova…> . La mente è  tornata indietro al gennaio di quest’anno, quando avevo presentato  un’interrogazione sulla Riforma Madia, segnalando  le preoccupazioni suscitate dall’abolizione della Forestale. In aula, nelle comunicazioni post-incendio, Chiamparino ha ammesso che <Forse su questo andrebbe fatto qualche ragionamento>. .. Ha capito che le battute non bastano più?”.

Esaminando  quanto  accaduto,  Bertola ha precisato: “E’ assodato che si è trattato di incendi dolosi però la causa strutturale è la siccità, insieme  ai cambiamenti climatici: bisogna affrontare questa realtà , a livello nazionale ma anche regionale. In Regione è ferma una legge sul dissesto idrogeologico, presentata da noi ed approvata dopo mesi di discussioni: resta inapplicata per mancanza del Regolamento”.

Anche il deputato Mirko Busto, che fa parte della Commissione Ambente della Camera, si è soffermato sui cambiamenti climatici, indicando due priorità da perseguire contemporaneamente:  fare di tutto per fermare l’aumento delle temperature ma anche cercare di mitigarne le conseguenze e di contenere gli effetti dell’estremizzazione dei fenomeni atmosferici. “Invece l’Italia cos’ha fatto? Ha smembrato la Forestale!”.

Altro tema affrontato da tutti gli intervenuti è stato quello della caccia. “In un momento di devastazione – hanno detto – era inaccettabile che non  si fermasse la strage venatoria: lo avevamo già chiesto in settembre, insieme all’ISPRA, per via della siccità, ma i provvedimenti presi hanno scontentato tutti”.

Dell’argomento caccia si è occupata in particolare Elisa Pirro, consigliera delegata all’Ambiente per la Città Metropolitana: “La fauna maggiore sembra si sia messa al sicuro ma quella minore (insetti, rettili, anfibi) non ha avuto scampo. Si parla di istituire delle oasi faunistiche nelle aree rimaste indenni e nelle quali gli animali in fuga possano aver trovato rifugio: il problema è che le oasi non devono  interessare più del 20% del territorio. Questa percentuale è già stata raggiunta per cui dovremmo rinunciare ad alcune già esistenti per crearne di nuove”.

Elisa Pirro ha poi parlato di qualità dell’aria (dando l’impressione di attuare una difesa d’ufficio rispetto alle iniziative della Città Metropolitana) e di risorse idriche, sostenendo la necessità di “imporre ai piccoli prelevatori, che sono la maggioranza, nuove regole contro lo spreco delle risorse”. Questo ha fatto arrabbiare il sindaco di Frassinetto (che ha sottolineato la differenza tra l’agricoltura ricca di pianura e quella povera e faticosa delle zone montane) ed un imprenditore agricolo laureato in Scienze Forestali, che ha in dicato la necessità di intervenire piuttosto sulle norme che regolano la gestione delle risorse forestali: l’estrema parcellizzazione dei terreni, unita alla difficoltà di risalire ai proprietari dei fondi, impedisce di fatto ogni iniziativa economicamente valida e capace di contribuire alla corretta manutenzione del territorio.

L’intervento di Coppo

Intervenendo nel corso della serata organizzata dal Movimento  5 Stelle sugli incendi, il sindaco di Pont Paolo Coppo ha ricordato di essere stato uno dei primi, nei giorni dell’emergenza, ad emettere un’ordinanza per bloccare la caccia sebbene il territorio di Pont non fosse toccato direttamente dal fuoco e di non averla ancora revocata. Ha anche espresso indignazione per l’insensibilità mostrata da alcuni cacciatori: “Io non sono contro la caccia o a favore però da casa mia, la domenica degli incendi, sentivo da un lato il rumore degli elicotteri, dall’altra quello dei fucili!”.

Dopo aver ringraziato i 5 Stelle “per quest’incontro  e per la sensibilità dimostrata. Siamo presenti come Comune  e come Unione Montana” ha però polemizzato con il movimento per non aver difeso i piccoli comuni: “Non avete preso posizioni forti contro il loro smantellamento , che avrebbe conseguenze gravissime soprattutto nei territori di montagna: tutti dicono di volerla difendere ma poi avviene il contrario. Prendiamo il nostro caso: dovremmo creare un comune unico di 7-8.00 abitanti e sarebbe impossibile amministrarlo. Per prevenire il dissesto sono necessarie le piccole opere quotidiane: ricostruire il muretto che cade, pulire il letto di un ruscello… Adesso riusciamo  a fare qualcosa con i PMO ma non basta”.

Lo sfogo di Marchello

Battagliero come al solito, Marco Bonatto  Marchello, sindaco di Frassinetto nonché presidente dell’Unione Montana Valli Orco e Soana, è partito subito lancia in resta:” Ci sono tantissime contraddizioni in ciò che è stato detto stasera: si devono fare gli interventi sul territorio ma se si smantellano i piccoli comuni… Ho  sempre lottato per difenderli”. Ha poi proseguito: “Ci hanno tolto la Comunità Montana , che aveva poteri diversi da quelli dell’Unione.  Si parla di potere dei sindaci: dove sta? Le risorse non le abbiamo o non le possiamo utilizzare e mancano i soldi per fare i Piani di Protezione. La legge Borghi è una vergogna. Io sono un  sindaco figlio del governo Monti: sapete cosa vuol dire? Ci arrivavano  120.000 euro di Compensazioni, oggi ne paghiamo 250.000 allo Stato. Poi ci sono l’obbligo del Pareggio di Bilancio, l’aumento della Tasi, il Patto di Stabilità…”.

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