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CUORGNÈ.I risvolti e le implicazioni del nuovo Governo in Canavese

Un incontro a livello canavesano per conoscersi, confrontarsi e cercare di porre le basi di una fattiva collaborazione sul territorio. È con questo intento che i quattro partiti di governo hanno organizzato un “Confronto sulla nascita del nuovo governo” tenutosi la sera di venerdì 25 ottobre alla Camera del Lavoro di Cuorgnè.

Due giorni prima delle Regionali dell’Umbria (il cui esito negativo era stato dato per scontato dagli intervenuti anche se forse non con quelle dimensioni) l’incontro ha messo in luce i molti punti controversi di questa collaborazione, a cominciare dalle diffidenze reciproche, ma ha anche evidenziato due aspetti positivi riguardanti la partecipazione.  La sala conferenze era piena e c’era gente in piedi; il pubblico è intervenuto attivamente, esprimendo posizioni variegate e spesso distanti ma lo ha fatto in modo schietto  e senza ipocrisie. Molti dei presenti erano volti noti della Sinistra e del Centro-sinistra ma non sono mancati gli ex-militanti delusi che da tempo se ne stavano in disparte, oltre ovviamente ad un nutrito gruppetto di simpatizzanti dei Cinque Stelle anche se questi ultimi se ne sono rimasti un po’ conto loro, come fanno d’abitudine, mugugnando  sui non lievi attacchi ricevuti.

Sia gli interventi dei relatori che quelli del pubblico hanno messo in rilievo l’esistenza di due tipi di ostacoli alla collaborazione fra la Sinistra nelle sue varie sfaccettature e l’apolitico Movimento. Uno è di merito e concerne i modi differenti di intendere la politica e di affrontare i grandi temi del presente; l’altro è emotivo e riguarda le resistenze psicologiche alla collaborazione tra forze che fino a pochi mesi fa se ne erano dette di tutti i colori. La differenza di vedute, per quanto profonda, è parsa meno problematica da affrontare perché  presuppone una consapevolezza delle difficoltà a camminare insieme ma anche la volontà di superarle per un fine che travalichi gli interessi di parte. Le diffidenze emotive  e le antipatie epidermiche sembrano invece più difficili da archiviare proprio perché generate dalle emozioni e non dalla ragione.

Gli interventi

del pubblico

I relatori si sono espressi sostanzialmente in favore della collaborazione (pur  con notevoli differenze di posizione) mentre il pubblico si è diviso. Tra gli ostili molti militanti del Partito Democratico, figure storiche del sindacalismo locale come Alfredo Ghella ed  il segretario del PD eporediese Luca Spitale, che avrebbero preferito “di gran lunga andare al voto” essendo convinti che “Il Sovranismo  lo si poteva anche sfidare” (Ghella)  e che “Alla prova del governo, Salvini si sarebbe sgonfiato” (Spitale). Nel  PD ed in “Italia Viva” c’è chi vorrebbe eliminare tout court  “Quota 100” e chi ripropone il Maggioritario solennemente bocciato dagli elettori nel 2016. D’accordo da ambo le parti invece il lamento per una classe dirigente “di livello veramente basso”  e l’auspicio che si riesca a ricostruirne una  degna di questo nome ma senza nascondersi le difficoltà: “C’erano i partiti, la militanza, la formazione – ha detto uno degli intervenuti – Ora non più. Ora si fanno i programmi in base a ciò che dicono i consulenti d’immagine ed i sondaggi”. Comune è stata l’esortazione ai governanti per l’assunzione  di atteggiamenti adulti: “Non facciano i ragazzini! Se ci sono difficoltà, ci si chiude in una stanza a discutere finché non  si è trovata una posizione comune e se ne esce  con un progetto unitario”. 

A favore della collaborazione con i 5 Stelle Franco Giorgio e Dario Omenetto sebbene il primo abbia confessato: “Non sono così ottimista  perché vedo le difficoltà di costruire una proposta riformista unitaria però ben venga l’accordo!” Ancor più deciso Omenetto: “Ci siamo dimenticati che due mesi fa ci tremavano le gambe all’idea di Salvini primo ministro? Facciamo uno sforzo cercando di lasciare da parte i dissensi del passato”.

La pensa in modo analogo Paolo Recco, consigliere comunale dei 5 Stelle a Castellamonte. Pur lamentandosi di aver “finora sentito parlare molto di politica e poco dei cittadini” e pur chiedendo “Perché dev’essere sbagliato parlare alla pancia della gente?” ha esclamato: “Il Noi e il  Voi devono sparire. E’ come nei confronti dell’immigrazione: bisogna accettare l’ Altro”.

Gli interventi

dei relatori

Buona volontà ed insieme la difficoltà ad abbandonare i propri sterotipi sono gli elementi che hanno caratterizzato gli interventi dei relatori. Per Gaspare Enrico (PD) “il governo è nato da un azzardo di Salvini e dalla sua richiesta di pieni poteri. Bisognava fermarli, dare uno stop a chi andava in giro a dare l’idea di un’Italia di destra, xenofoba e razzista, e bisognava evitare le elezioni.”. Il suo è stato un discorso molto incentrato sull’Europa “che dobbiamo contribuire a cambiare ma senza istanze isolazioniste” e sulla necessità di “ragionare insieme, avere obiettivi comuni almeno sulle grandi linee ed indicare delle priorità senza correre dietro alla pancia della gente. Ai grandi problemi non esistono  soluzioni immediate ma solo a lungo termine: nessuno ha le risposte in tasca”. Il sindaco di Parella Marco Bollettino ha spiegato perché Renzi, che l’anno scorso aveva bloccato l’intesa di governo con 5 Stelle, sia stato in agosto il suo più deciso sostenitore.

Occorreva impedire a Salvini di sfruttare l’ondata mediatica del quasi 40% rischiando che andasse al potere una coalizione di destra magari composta solo da Lega e Fratelli d’Italia, senza nemmeno Forza Italia. Non era solo il problema del governo ma le modifiche alla Costituzione e l’elezione del futuro Presidente della Repubblica”. C’era un secondo, grave rischio: quello “delle elezioni in autunno con un governo dimissionario allorché si sarebbe dovuto predisporre il bilancio. Mentre il Paese – già in stagnazione – si sarebbe scannato, l’IVA sarebbe passata dal 22 al 25% ed il prossimo anno al 26%”.  Il più aperto alla collaborazione è stato Antonio RINALDIS, che rappresentava i sostenitori di “Liberi e Uguali”:  Sono felice di quanto è accaduto però non posso dimenticare il passato, quello che è successo dalla primavera 2018 all’Agosto Santo 2019 quando, a furia di rosari e di madonne, la Madonna la grazie l’ha fatta davvero ma non a chi gliel’aveva chiesta! Abbiamo avuto un governo che definirei  social-fascista: da un  lato ha attuato una politica populista, con provvedimenti demagogici ma dagli effetti quasi nulli sulla povertà del Paese; dall’altro il coté leghista ha attaccato gli immigrati, i diritti civili, l’europeismo. Con il “Decreto Insicurezza” hanno chiuso gli SPRAR, che funzionavano e che oltretutto erano stati introdotti dalla Legge Bossi-Fini! Sono felice che ci siamo liberati da quell’incubo ma non è sufficiente: il governo non deve essere soltanto contro qualcosa ma per qualcosa e qualcuno”.  Diversi dagli altri per impostazione gli interventi di Massimo Fresch, consigliere comunale dei 5 Stelle ad Ivrea, che ha aperto e chiuso la serata. Indifferente  (secondo i principi del Movimento)ai concetti di Destra e di Sinistra ed alle discussioni sui temi di fondo della politica, Fresch ha voluto sottolineare il suo interesse prevalente per i problemi quotidiani. “Non disprezzo marciapiedi e lampadine” – ha esclamato in polemica con Enrico che aveva sollecitato i sindaci a non occuparsi solo di questo – e non mi trovo  a mio agio in discorsi intellettualistici, adatti a menti più sottili. Preferisco scendere su un terreno concreto rispondendo anche ad alcune provocazioni: nel Comitato “No Piro” noi c’eravamo mentre il PD stava dall’altra parte. Dobbiamo ragionare anche sull’Ambiente: difenderlo non vuol dire solo Salute ma anche Sviluppo, il che significa avere delle carte da giocarsi in futuro”.  Non è un caso che, di fronte a questa contrapposizione fra concretezza ed astrazione, il presentatore della serata Gabriele Pascuzzi abbia sentito la necessità di esortare: “Non perdiamoci in divisioni banali fra Pensiero ed Azione, che sono due facce della stessa medaglia!”.

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