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CUORGNE’. “Dacci 150mila euro o arriva l’ ‘ndrangheta”, a processo per estorsione

Accusati di estorsione in stile mafioso per aver ricattato l’imprenditore Mauro Aira. Sono imputati, presso il Tribunale di Ivrea, Antonio Gagliardi, classe 1968 di San Giorgio (difeso dall’avvocato Michele Polleri del Foro di Torino) e Dante Fuoco del 1989, residente a Rivarolo (difeso dall’avvocato Franco Papotti). Con loro era inizialmente coimputati anche Nicodemo Ciccia di Busano (sottoposto a procedimento penale per associazione mafiosa nel caso Minotauro), Giovanni Catizone e Donato Macrì di Rivarolo, i quali hanno già patteggiato la pena.

I fatti risalgono 2013. Il gruppo avrebbe minacciato Aira affinchè consegnasse 150mila euro in contanti, dandosi appuntamento all’acquario di Genova il 13 luglio dello scorso anno. Il piano, secondo l’accusa, era stato studiato nei minimi dettagli su iniziativa del Gagliardi, approfittado del suo ruolo di collaboratore, e quindi uomo di fiducia, dell’imprenditore. Una messa in scena. Gagliardi aveva raccontato, fasullamente, d’aver ferito, nell’interesse dello stesso Aira, un esponente della criminalità organizzata calabrese, facente parte della “locale” di Cuorgnè e indicato nel Ciccia, mettendolo in guardia da eventuali ritorsioni dall’ambiente dell’ ‘ndrangheta. Gagliardi avrebbe quindi messo in contatto Aira con Macrì, presentandolo come Angelo Ajello, un intermediario. A questo punto Macrì e Catizone si sarebbero recati in località Rivarotta per appiccare il fuoco ad un deposito di mezzi agricoli dell’imprenditore, in modo da alimentare il clima di paura.

Già nella notte del 6 luglio Ciccia, Macrì e Gagliardi, si sarebbero introfulati, mascherati con dei passamontagna, nell’abitazione di Aira, a Cuorgnè in frazione Salto, e gli avrebbero puntato una pistola contro, che poi si sarebbe rivelata una scacciacani, per farsi dare tutto il denaro che teneva in tasca e la somma di 2700 euro ch’era custodita all’interno di una cassaforte.

Nel corso di quel mese si sarebbero susseguiti altri atti intimidatori, l’incendio all’automobile di Aira e poi telefonate. “Noi non scherziamo e sappiamo che a fine mese arriva la tua famiglia…” avevano minacciato i malviventi. In questo modo sarebbero riusciti ad ottenere altri 10mila euro, da consegnare, in contanti, a Dante Fuoco.

Gagliardi è accusati anche dei reati di rapina e danneggiamento a seguito di incendio. Il processo si è stato aperto di fronte al collegio presieduto dal giudice Carlomaria Garbellotto.

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