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CUORGNE’. Siamo costretti a lavarci nel fango

Per noi è un gesto banale, aprire e chiudere un rubinetto. Aspettarsi che l’acqua esca pulita e potabile è scontato. Non lo è, invece, per i dodici abitanti di Cà Danzero, in località Ricauda a Cuorgnè. Un paio di abitazioni costruite a 600 metri sul livello del mare tra il verde e le rocce, raggiungibili attraverso una ripida strada. Qui l’acqua potabile non sanno nemmeno cosa sia.

L’acqua potabile raggiunge le abitazioni circa 100 metri sotto la nostra – racconta Marina Danzero -. Sembra incredibile ma è così. Per cucinare siamo costretti a scendere a Buasca a riempire le taniche ai pozzetti Smat. L’acqua che esce dai rubinetti la possiamo utilizzare solo per bagnare il giardino, per lavare i panni oppure per farci la doccia. Ma quando piove per alcuni giorni l’acqua diventa torbida e hai la sensazione di lavarti la pelle con il fango”.

A guidare da anni la protesta è Marina Danzero che qui vive con il compagno Giorgio Bollati, i due figli Davide ed Elena Rolando, l’anziana madre Amalia Trione, la cognata Luisella Garra con il marito Adriano Danzero – fratello di Marina – con due bimbi di 4 e 10 anni a cui è difficile raccontare come sia possibile che i loro compagni di scuola possano tranquillamente bere l’acqua direttamente dal rubinetto di casa. “L’unica cosa che ci appaga vivere qui – fa spallucce – è la bellezza del paesaggio. Quando è sereno la vista arriva fino al vercellese. E poi abbiamo l’aria buona”.

Marina Danzero è stata anche la promotrice di una raccolta firme per poter aver l’acqua potabile in casa. Nel corso degli anni ha investito del problema i sindaci che si sono succeduti in Comune a partire da Placanica, per passare a Vacca Cavalot, Ghiglieri e ora Pezzetto.

Mando in continuazione lettere o mail al sindaco Pezzetto – spiega -. L’ultima il 26 agosto scorso. Beppe Pezzetto dopo aver mandato in primavere i tecnici del comune accompagnati da quelli di Smat, mi ha scritto come l’azienda starebbe già da tempo lavorando al progetto per raggiungere la località. Ma il problema è che in questo momento manca un consiglio d’amministrazione in capo a Smat e perciò il rischio è che sia tutto sospeso”.

“Smat non capisce la gravità e l’urgenza del problema – conclude ancora Marina Danzero –. E’ anche una questione di sicurezza. Hanno difficoltà anche i vigili del fuoco a far rifornimento d’acqua in caso di un vasto incendio. Come accadde il 18 marzo 2007 quando le fiamme avvolsero i boschi qui intorno a casa nostra e le autobotti impiegarono diverse ore a spegnerlo perchè ogni volta dovevano scendere più a valle per fare rifornimento di acqua…

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