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Molino Cordero
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CUNEO. Incendio al Molino Cordero, per la Cassazione giusti 5 anni per imprenditore

La condanna a cinque anni di carcere per la tragedia del Molino Cordero, a Fossano (Cuneo), dove il 16 luglio 2017 un incendio provocò la morte di cinque lavoratori, è corretta: la pena, infatti, non tiene soltanto conto della gravità dell’evento, ma è calcolata sul “grado di colpa” dell’imputato, dal quale, essendo un imprenditore “esperto” con curriculum “pluridecennale”, ci si attendeva molto di più in materia di rispetto degli obblighi in materia di sicurezza. E’ il principio, quello della “esigibilità della condotta doverosa”, richiamato dalla Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso aprile ha confermato le sanzioni inflitte ad Aldo Cordero dalla Corte d’appello di Torino.
La difesa, nel suo ricorso, affermò che nel calcolo della pena era stato “operato una sorta di automatismo”. Gli Ermellini si sono detti di parere contrario. “Se la Corte – scrivono – avesse effettivamente determinato la pena sulla scorta della sola gravità dell’evento, essa non sfuggirebbe alla censura del ricorso”. Ma i giudici torinesi hanno “valutato l’esigibilità della condotta doverosa tenendo conto, per l’imputato, delle sue capacità ed esperienze, come datore di lavoro, nell’ambito dell’attività molitoria, che esercitava attendibilmente da decenni”. Per la Cassazione risulta troppo “divergente” la condotta di Cordero da quella del “modello di riferimento” di “un imprenditore esperto per il pluridecennale esercizio dell’attività molitoria”.

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