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Crosasso assolti dall’accusa di circonvenzione d’incapace. Ecco perchè

Non si può escludere che i Crosasso avessero stretto rapporti interessati alla lauta eredità del ricco zio. Ma un conto è accattivarsi la simpatia, un altro è coertarne la volontà. E’ la conclusione espressa dal giudice Mancini del tribunale di Ivrea al termine del processo in primo grado a carico dei coniugi Silvano Crosasso e Renata Martinello e del figlio Danilo (difesi dagli avvocati Ferdinando Ferrero e Costanza Casali). Sono stati assolti, tutti e tre (insieme ai presunti complici, il notaio Sergio D’Arrigo e i due dipendenti Ezio Bertoglio e Alberto Guidetto) dall’accusa di circonvenzione d’incapace perchè “il fatto non sussiste”.

Diversi elementi sono alla base della sentenza. Innanzitutto, secondo il giudice, manca il presupposto cardine: l’anziano zio Battista Perucca non era circonvenbile. Le piccole perdite di memoria patite negli ultimi mesi di vita, nel 2007, quando venne ricoverato all’ospedale per un incidente domestico (dove avvenne la stesura sel secondo testamento con cui lasciava tutti gli averi ai Crosasso, tralasciando altri nipoti indicati nel primo testamento) e poi in casa di riposo, era comprensibilmente legate a due fattori: l’età e la mole di affari che gestiva.

Ciò nonostante, dall’istruttoria dibattimentale è emerso che il Perucca era troppo attento ai suoi averi e riservato sulle “sue cose” da potersi lasciare guidare da chicchessia. Era l’argomento di ogni suo discorso. Una peculiarità che non lo aveva mai abbandonato. Poteva dimenticare d’aver mangiato ma non dimenticava mai la riscossione di un pagamento. Tanto è vero che nel periodo in ospedale aveva avuto ancora la forza di carattere per indurre ben tre funzionari di banca a tornare in filiale per verificare l’avvenuto versamento di un bonifico.

Inoltre il giudice ha ritenuto che la tesi circa l’inattendibilità dell’anziano è stata smentita dagli stessi nipoti, costituitisi parte civile, che la sostenevano, e dai testi, anche disinteressati, da loro indicati come i vicini che lo accudivano e il personale dell’ospedale. Anzi, le parti civili (Piero e Renato Perucca, Gianfranco Martinelli, Lucia e Michele Crosetto) hanno raccontato episodi da cui emergeva la lucidità del Perucca, tentando però di sovrapporre le loro valutazioni ai fatti e di sminuire il legame affettivo che esisteva tra l’anziano e la nipote Renata. Un legame molto forte, tanto è vero che lui aveva cercato fino all’ultimo di partecipare alle ricorrenze della famiglia Crosasso, la quale gli aveva garantito, anche attraverso la propria casa di riposo, cure ed assistenza gratuite, senza assillarlo, ma anzi assencondandolo e cercando di rendergli più sereni gli ultimi mesi di vita.

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