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Il Tribunale di Vercelli, dove si celebra il processo

CRESCENTINO. Processo per droga a Vercelli: “Me l’hanno messa per punirmi”

A Vercelli si celebra il processo per una brutta storia di minacce e ritorsioni, presumibilmente legata a motivi di gelosia. La vittima è un parrucchiere di Crescentino, che nell’estate del 2018 si vide arrivare nel suo salone carabinieri e polizia.  In queste settimane si è aperto il processo a carico di tre persone, indicate dal parrucchiere come responsabili della presenza della droga nel suo salone. Io con la droga non ho mai avuto nulla a che fare“: sono le parole del crescentinese  coinvolto nella vicenda.

Tutto inizia nell’estate del 2018, quando nel suo salone si presentano i Carabinieri e la Polizia. Due perquisizioni distinte che portano i militari al rinvenimento di eroina e anfetamine: nel bagno del locale la prima volta e nei divanetti della sala d’attesa nel controllo successivo.

A carico del titolare Christian La Selva vengono quindi aperti due procedimenti penali per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, poi archiviati.

“I bagni – dice La Selva – erano aperti a tutti e senza chiave, chiunque poteva entrarci senza chiedere il permesso. Così come i divanetti, accessibili a tutta la clientela”. Ma per il crescentinese il danno di immagine non è di poco conto: “Il paese è piccolo e ci si conosce tutti. Le forze dell’ordine per perquisire il negozio hanno mandato fuori i miei clienti con la testa bagnata. Mi hanno gettato la croce addosso”.

La vicenda non finisce qui: in queste settimane si è infatti aperto il processo a carico di Oscar Olivero, Nicoleta Balan e Angelo Vida, indicati dal parrucchiere come le persone responsabili della presenza della droga nel suo salone. Stando alle accuse, Olivero e Balan avrebbero messo gli stupefacenti nel locale per punire La Selva, “colpevole” di aver iniziato una relazione con un’ex ragazza di Vida, artefice della vendetta. Le accuse a carico dei tre sono calunnia, stalking, detenzione e cessione di droga.

“Personalmente – spiega La Selva – non ho mai incontrato Vida. Ho però ricevuto da lui chiamate e messaggi in cui mi intimava di lasciare la sua ex, altrimenti me ne sarei pentito. Dopo le perquisizioni non dormivo più la notte”.

Dopo aver raccolto i sospetti di La Selva, le forze dell’ordine hanno dato inizio alle indagini, coordinate dalla Procura. Grazie alle intercettazioni telefoniche i militari hanno raccolto elementi sufficienti per mandare a giudizio Vida, Olivero e Balan.

Gli avvocati difensori dei tre imputati contestano però diversi elementi, come spiega Alessandro Scheda di Vercelli, legale di Angelo Vida: «Ci sono diverse lacune. Perché le indagini non hanno portato a sospettare, oltre che di La Selva e del mio assistito, anche dei dipendenti del salone e ad accertare le loro posizioni? Questi e altri elementi andranno sicuramente approfonditi».

Olivero e Balan sono invece difesi dall’avvocato Gianluca Visca. La prossima udienza del processo, in corso al Tribunale di Vercelli, è prevista per ottobre.

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