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COURGNE’. Lo Spazio del Sacro di Spadoni fa il pieno

Si è chiusa sabato 10 marzo la mostra “Lo Spazio del Sacro” ospitata nell’ex-chiesa della Trinità di Cuorgnè. Ad essere esposte erano state alcune opere dell’ artista romagnolo Elvis Spadoni, che avevano suscitato l’interesse dei visitatori dotati di  buone conoscenze in materia di arte ma anche – e questo sì che un buon risultato – di una categoria non propriamente assidua alle mostre: quella dei bambini.

Nel periodo dell’esposizione (17 febbraio – 10 marzo) si erano infatti tenuti dei laboratori creativi rivolti agli alunni delle scuole materne e primarie di Cuorgnè  e frazioni, oltre che agli studenti dell’Istituto XXV Aprile. Se fanno testo l’entusiasmo  e la competenza dimostrati dalla piccola guida di cui chi scrive ha ascoltato per caso le spiegazioni, durante l’ultimo giorno di apertura,  si può dire che l’iniziativa sia stata un successo!

La personale di Spadoni era inserita in un più ampio progetto denominato “La presenza dell’antico nella vertigine del contemporaneo”.  Il tema era quello del Sacro, visto non in contrapposizione al Profano ma in dialogo con questo: nelle opere del pittore i personaggi biblici sono accostati senza cesure a quelli mitologici.  In singolare dualismo con la struttura ospitante (l’ex-chiesa della Trinità è molto scenografica e caratterizzata da una ricca decorazione dai vivaci colori) le tele dell’artista mostrano invece una grande semplicità compositiva, una vistosa riproposizione dei modelli, un’uniformità coloristica quasi spiazzante. Si tratta di autoritratti o di ritratti dei suoi famigliari, così che i corpi ed i volti non mutano, che stiano impersonando  il re David, Lazzaro  od Ulisse; Maria di Betania che piange la morte di Lazzaro o la Madonna  con Bambino intitolata “Dove scorre latte e miele”. Anche le vesti sono le stesse: succinte o avvolgenti ma   tutte bianche su un fondo anch’esso bianco, opaco e lattiginoso. Non esiste paesaggio, tranne che per brevi accenni nel “David” e nel “Narciso”. Il bianco che ingloba esseri umani e fondali solo  a tratti sfuma nel  rosato, nel bluastro o nel marroncino. A segnare le differenze, oltre ai drappeggi degli abiti, sono dunque gli sguardi, le posture.

Non numerose ma di grandi dimensioni, queste tele erano tutte esposte nell’aula e nel presbiterio. Dietro l’altare, nel soppalco, si potevano invece ammirare due opere a carboncino, tutte giocate sui chiaroscuri: un “Sacrificio di Isacco” che riproduce quello del Caravaggio ospitato agli Uffizi ed un “San Paolo” incompiuto.

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