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COURGNE’. La Lega fa il pieno a Salto e Priacco

Cuorgnè la Destra ha stravinto le elezioni ma è stata la Lega a trainare la coalizione, distanziando l’alleata Forza Italia in maniera vistosa. Il Movimento 5 Stelle ottiene un’ottima affermazione ma inferiore alle medie nazionali mentre il Partito Democratico si appiattisce su un misero 16  e mezzo per cento. A sinistra è scadente il risultato di Liberi e Uguali ed irrilevante quello di “Potere al Popolo”.

Questo, a grandi linee, il quadro che esce dalla consultazione di domenica scorsa. In sintonia con i risultati generali  ma con differenze locali che peraltro non sorprendono più di tanto. In generale, rispetto alle impressioni degli ultimi giorni prima del voto, non  si sono verificate grosse sorprese:  dai discorsi che si sentivano fare appariva chiaramente che, più ancora dei problemi concreti (il lavoro, la salute, le diseguaglianze sociali) l’attenzione di molti era concentrata sulla paura dei migranti e su quella collegata  della criminalità. Anche se la criminalità – problema reale – iniziò a diffondersi ed a preoccupare  i cittadini  molto, molto tempo  prima che iniziassero gli arrivi dal sud del mondo…

La decadenza di Berlusconi, ridotto a macchietta, non consentiva più all’elettorato conservatore di identificarsi in lui. Per carattere, atteggiamenti, modi di esprimersi, Salvini sembra invece fatto apposta per piacere alla popolazione delle vallate montane e dei grossi centri  di fondovalle come Cuorgnè, che un tempo avevano caratteristiche di cittadine evolute ma che si sono progressivamente ritirate su posizioni più arretrate.

Il predominio della Lega è netto: ben più del doppio di voti rispetto a Forza Italia, supera, sia pure di pochissimo, anche i Cinque Stelle. In alcune sezioni, come quelle delle frazioni di Salto e Priacco, dove l’elettorato è fortemente identitario, il PD ottiene un terzo dei voti rispetto alla coalizione guidata da Salvini e Berlusconi ma, all’interno di questa stessa coalizione, la Lega ottiene tre volte tanto rispetto al principale alleato.

E’ chiaro che il voto è stato per molti di protesta, che si è indirizzata verso la Lega o verso i 5 Stelle a seconda della mentalità e delle convinzioni personali: chi sogna – per proteggersi – di potersi rinchiudere in un piccolo mondo autosufficiente ha scelto Salvini; chi si sente escluso dalle decisioni che lo riguardano e deluso dalla mancanza di valori li cerca nel movimento dalle molte facce.

Quel che è certo è che il voto di protesta taglia fuori quasi completamente i partiti a sinistra del PD ma questa non è una novità: da molto tempo la sinistra non riesce più ad ispirare fiducia ed  a trasmettere entusiasmo; non riesce a fare nuovi proseliti. Chi vota la sinistra cosiddetta “radicale” lo fa a volte per non tradire la propria storia personale e nella maggior parte dei casi perché non vede alternative credibili ma questo non basta per imporsi: molti militanti sono consapevoli di questo limite  e se ne crucciano ma non riescono a porvi rimedio. Il risultato di Liberi e Uguali è deludente eppure non pochi hanno tirato un sospiro di sollievo per quel misero 3 per cento: temevano di non raggiungere nemmeno quello.  Non ha giovato la rapidità con la quale i militanti di Sinistra Italiana (presenti sul territorio con un circolo piccolo ma attivo)e quelli usciti lo scorso anno dal PD hanno dovuto mettersi a lavorare insieme per la scadenza elettorale senza avere il tempo di elaborare un  progetto di unificazione più graduale. Quanto a “Potere al Popolo”, fin dal titolo barricadero indicava di voler ripiegare acriticamente su parole d’ordine un po’ polverose.

Il Partito Democratico, a sua volta, puntava sulla celebrazione dell’esistente e sul consolidamento delle politiche economiche fin qui perseguite senza accorgersi che il paesaggio era tetro e l’orizzonte nebbioso,  in tutta Italia ma in particolare nel Canavese: ha raccolto il volto  dei militanti inossidabili e quello dei moderati che non avrebbero saputo cos’altro scegliere ma si è fermato lì. Tra i suoi alleati non stupisce il risultato rasoterra della Lorenzin e quello dell’unione fra i socialisti ed il residuo del residuo dei Verdi mentre era parsa avere il vento in poppa la Bonino: rifugio per gli incerti memori delle sue battaglie libertarie. Alla fine ha probabilmente prevalso la consapevolezza che, oltre che libertaria, la Bonino è liberista, ad allora tanto valeva votare direttamente per il PD!

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Blogger: Caterina Ceresa

Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

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