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Corpo de mì, sangue de mì….

Corpo de mì, sangue de mì….
Buna seira, vìore. – Chi e-lo ch’è lì fora?/ s’al’è Martin, Madona. – Dunt è-tu stàit, Martina?/ – A la fera, Madonna. Ch’as-tu cumprà a la fera?/ D’un capelin, Madonna. – Coz’ j’è-lo su, Martina? / D’un bel piumass, Madonna. – Di ch’è-l bordà, Martina?/ D’or e d’argent, Madonna – A chi ‘ vos.tu dè, Martina? / A lo padron dla stala – Intrè, intrè, Martina. / Pruntè d’ bucai, Madonna – Sun gia pruntà, Martina. / Pruntè d’goblot, Madonna. – Sun già pruntà, Martina. / Levè j’ascagn, Madona – Sun già levà, Martina. / Levè i cunot, Madona. – Sun già levà, Martina. / Pruntè i violin che bàllan. – Sun già pruntà, Martina. / Dobrì-nr l’uss, Madonna – L’è già dovert, Martina. / A brass a brass, Madonna. – A brass a brass, Martina. Traduzione: Buona sera, vegliatrici – Chi è loi di fuori? – Gli è Martino. Madonna. – Dove sei stato Martina? – Alla fiera, Madonna. Che hai comprato alla fiera? – un cappellino, Madonna. – Che c’è su, Martina? – un bel pennacchio, Madonna. – Di che è orlato, Martina? – D’oro e d’argento, Madonna – A chi vuoi tu darlo Martina? – Al padrone della stalla. Entrate, Entrate, Martina – Preparate i boccali, Madonna – Son già preparati, Martina – Preparate i bicchieri, Madonna. – Sono già preparati, Martina – Levate gli scagni, Madonna. – Sono già levati, Martina. – Levate le cune, Madonna – Sono già levate, Martina. – Preparate i violini, che balliamo. – Sono già preparati, Martina – Apriteci l’uscio, Madonna. – E’ già aperto, Martina. – A braccio a braccio, Madonna – A braccio a braccio, Martina. La canzone viene detta del “cappello” o di “Martina” è intervallata dal ritornello Corpo de mi, sangue de mi che ho preso come titolo veniva una volta cantata in Canavese nelle sere di Carnevale durante le veglie nella stalle, da due compagnie di uomini e donne, una fuori e l’altra dentro la stalla, dove si stava in veglia. L’inizio del canto avviene con gli uomini da fuori che dallo la buona sera alle donne dentro la stalla con una serie di domande, verso la fine si spalancava l’uscio della stalla e tutti entravano dentro. Il capo della compagnia porta con sé un cappello con un grande pennacchio e lo pone una volta entrato sulla testa del padrone della stalla. Poi la festa continuava al suono del violino ballando con i bicchieri riempiti di vino. Anticamente si ballava la correnta o courenta in piemontese, che era una danza molto diffusa, eseguita da coppie che si dispongono in cerchio, gli uomini all’interno, le donne all’esterno con il braccio sinistro sulla schiena del compagno che le tiene col braccio destro per la vita. In Piemonte a differenza della currenta Francese la danza era molto più vivace e meno maestosa di quella che ballavano nelle corti i nobili, per questo nella canzone si invita a togliere le gli scagni che servivano per mungere e i cunot che sono le culle ma anche i contenitori dove si pigiava l’uva che a volte veniva riposti dalla cantina nelle ampie stalle per fare spazio per ballare nelle sere di Carnevale
Favria, 16.02.2021 Giorgio Cortese

Che forza la speranza, una luce che illumina per guardare al futuro con animo sereno

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