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CORONAVIRUS. In Africa l’ospedale italiano pronto ad affrontare la pandemia

AFRICA. L’ospedale Lacor, gestito in Uganda dalla Fondazione italiana Corti, è pronto ad affrontare la pandemia di coronavirus, forte dell’esperienza accumulata durante le emergenze legate all’Aids e a Ebola. Lo rende noto lo stesso ospedale, che si trova a Gulu. “In Uganda per ora non abbiamo casi di Covid-19, ma le nazioni con cui confiniamo sì e siamo in massima allerta da settimane”, ha detto la ministra della Sanità ugandese Joyce Moriko Kaducu, in visita all’ospedale. “Già dal 7 marzo – ha proseguito – abbiamo istituito controlli negli aeroporti, obbligo di isolamento per chi arriva da Paesi a rischio, quarantena per persone con sospetto contagio. Nel caso avessimo i primi malati, il Lacor Hospital, che ha un reparto di terapia intensiva con standard a livello internazionale, sarà un nostro punto di riferimento”. Sono 30 ad ora i Paesi africani nei quali si sono registrate infezioni da coronavirus: “è quindi urgente essere pronti nel caso arrivasse fino a qui”, ha detto il responsabile del dipartimento Hiv, ricerca e documentazione dell’ospedale, Emanuel Ochola. “Grazie all’esperienza avuta con l’epidemia di Ebola del 2000 – ha proseguito – siamo in grado di tracciare esattamente e in breve tempo tutti i contatti di chi si è infettato e quindi di circoscrivere l’epidemia. Gli operatori sanno come muoversi e questo fa la differenza per un virus come Covid-19, tra i più contagiosi oggi esistenti”. L’ospedale ha cominciato a formare il personale sanitario, adottato procedure per ricevere i pazienti e misure di prevenzione, a partire dalle mascherine e prodotti antisettici. “Riusciamo ad offrire tutto questo gratuitamente grazie alla Fondazione Corti, che dall’Italia ci supporta economicamente. L’ospedale è inoltre in grado di produrre ossigeno e di portarlo ai dieci letti dedicati alla terapia intensiva. Il riferimento per i test è invece l’ Istituto di ricerca virologia dell’Uganda (Uvri) a Entebbe.

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