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CORONAVIRUS. Dalle banche all’industria, i sindacati: “Lasciateci a casa”

Il mondo del lavoro chiede di rallentare o sospendere i servizi e le attività produttive non essenziali per tutelare la salute dei lavoratori e contrastare l’emergenza Coronavirus. L’appello arriva dai tre segretari di Cgil, Cisl e Uil ma anche dalla singole categorie, come quella dei bancari. Contraria Confindustria: “il giusto e necessario proposito di fronteggiare l’emergenza sanitaria – sostiene – non può e non deve aggravare l’emergenza economica che sta già piegando l’intero sistema produttivo del Paese”. Un no sostenuto con forza anche dalle associazioni degli imprenditori del Veneto e del Piemonte. “Chiudere è devastante, i danni sarebbero irreparabili”, sostiene il numero uno degli industriali piemontesi, Fabio Ravanelli, mentre il numero uno di Torino Dario Gallina ipotizza “accordi a livello territoriale, di filiera o di settore”. Cgil, Cisl e Uil hanno scritto ai presidenti delle associazioni datoriali e al premier Giuseppe Conte. “Le misure devono tenere conto delle diversità delle situazioni nelle singole regioni e della necessità di garantire i servizi essenziali e le attività che si ritengono indifferibili”, spiegano Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Anche i sindacati dei bancari hanno rivolto un’analoga richiesta all’Abi, a Federcasse, alle singole banche, all’Agenzia delle Entrate e a Riscossione Sicilia perché sia garantito solo il servizio pubblico essenziale. riducendo “al minimo necessario la presenza fisica nei luoghi di lavoro”. Una risposta arriva dall’Agenzia delle Entrate: da domani gli uffici saranno aperti solo per ricevere gli atti. La Fiom nazionale concorda sulla necessità di fermare con un decreto del governo le attività non essenziali. Giorgio Airaudo spiega che “il sindacato è pronto a discutere tutte le misure necessarie per permettere anche ai lavoratori di rispondere all’appello di restare a casa negoziando tutti gli strumenti di tutela fino alla cassa integrazione in deroga”. Marco Bentivogli, segretario generale della Fim, chiede che si fermino le aziende che si stanno dimostrando incapaci di rispettare le prescrizioni indicate dal governo, mentre Fim e Uilm torinesi sono contrarie allo stop alla produzione e ricordano che con molte aziende sono già stati raggiunti accordi per affrontare l’emergenza.

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