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CORONAVIRUS. Dal calcetto alla passione per Vasco, fioccano le multe

Coronavirus: fioccano le multe.

Volevano evidentemente “una vita spericolata” i cinque giovani che – incuranti del Coronavirus e dei divieti di circolazione – sono partiti da Napoli alla volta di Zocca, nel Modenese, per vedere la casa del loro idolo Vasco Rossi. Hanno però trovato una pattuglia di carabinieri poco convinti che il viaggio fosse dettato da strette necessità. E’ scattata così la denuncia per violazione dell’articolo 650 del Codice penale (“Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”), come previsto dal decreto per il contenimento dell’infezione. Non è che uno dei tanti casi di persone beccate in giro in barba alle prescrizioni di restare a casa ed alle salate sanzioni introdotte. Superlavoro, dunque, da nord a sud, per le forze dell’ordine, chiamate a verificare autocertificazioni e spostamenti immotivati. Evidentemente non tutti riescono a rinunciare alle uscite: il campionario delle motivazioni va dalla partita di calcetto al bar, dalla prostituta al market. E c’è anche chi ha detto di aver litigato con la fidanzata. Ma, per alcuni episodi, i trasgressori rischiano qualcosa di più delle pene previste dall’articolo 650 (fino a 206 euro di multa e tre mesi di reclusione). E’ il caso dell’inserviente dell’ospedale di Sciacca, positivo al Covid-19, che faceva tranquillamente la spesa in un supermercato invece di rimanere in autoisolamento. La locale Procura ha aperto una inchiesta per concorso colposo in epidemia e inosservanza delle normative disposte per far fronte all’emergenza. L’inchiesta è nata dopo una denuncia e la magistratura ha avvisato del caso l’autorità sanitaria. Il reato di epidemia colposa è punito fino a 12 anni. E se il susseguirsi di norme varate negli ultimi giorni ha creato disorientamento ed incertezza su cosa si può o non si può fare, oggi ci ha pensato il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, a sottolineare che “anche chi esce a piedi deve avere l’autocertificazione”. Decaloghi sui comportamenti corretti sono stati diffusi da Viminale e polizia, anche sui social, chiarendo che “è severamente vietato ogni spostamento sull’intero territorio nazionale”, a parte quelli motivati da “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, salute”. Eppure, c’è chi non aderisce all’ “io resto a casa”, adducendo spesso motivi bizzarri. Come l’uomo di Sacile (Pordenone) che, fermato dalla Polizia stradale, ha spiegato candido agli agenti: “sto andando a comprare la Playstation per i miei figli, gli serve per trascorrere le prossime tre settimane chiusi in casa”. I poliziotti non si sono commossi e l’hanno denunciato per mancato rispetto del decreto. A Genova un 48enne ha motivato la sua presenza in giro con problemi di ‘cuore’: “ho litigato con la fidanzata e per non stare a casa sono uscito a fare un giro”. Anche per lui è scattata la denuncia. Nel Savonese un gruppo di ragazzi è stato colto “in flagrante” e sanzionato dai carabinieri mentre giocava a calcetto in un campo pubblico. A Castiglione in Teverina (Viterbo) il gestore di un locale è stato denunciato dai militari dell’Arma per aver organizzato la visione di una partita di calcio creando all’interno del locale un’elevata concentrazione di persone. A Fabrizia (Vibo Valentia) nella sanzione è incappato un consigliere comunale titolare di una sala scommesse tenuta aperta nonostante i divieti. A Potenza, il sindaco, Mario Guarente, ha chiesto alle forze dell’ordine di intervenire nel parco fluviale del Basento, per applicare sanzioni ai cittadini che formano gruppi mettendo in pericolo la salute pubblica.

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