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LICIA MATTIOLI CONFINDUSTRIA

Confindustria: Mattioli o Pasini per sfidare Bonomi

 Licia Mattioli, in casa nella sua Torino, è in prima fila nell’ampia platea di industriali alle ex officine Ogr. Dietro di lei sono seduti Carlo Bonomi e Giuseppe Pasini. C’è anche Emanuele Orsini. Nei suggestivi spazi di architettura industriale di fine ‘800, recuperati e restituiti alla città dove l’associazione fu fondata nel 1910, Confindustria ripercorre i 110 anni della sua storia. In sala gli industriali guardano anche avanti, al prossimo quadriennio, a chi sarà il leader quando a fine maggio Vincenzo Boccia arriverà alla fine di un mandato che per statuto non è rinnovabile. Per molti, in platea, la percezione è chiara: il leader di Assolombarda, Carlo Bonomi, che si muove in sala con discrezione, schivo tra sorrisi e strette di mano, incisivo anche con poche parole, parte in vantaggio, può già contare su una buona base di consenso. Sarà il candidato da battere. Per sfidarlo – sembra essere la consapevolezza dei più – non si può dividere il consenso, serve un solo nome: la vicepresidente Licia Mattioli, solare, accolta con calore nella città dove è stata anche leader degli industriali e dove ha la sua azienda orafa, esempio del made in Italy di successo; o Giuseppe Pasini, leader degli industriali bresciani, profilo industriale doc con l’azienda di famiglia nell’acciaio, visto al centro di molti scambi di idee con gli imprenditori presenti a Torino. Sembra averlo compreso con chiarezza Emanuele Orsini, emiliano, imprenditore nelle strutture in legno, leader dell’associazione di settore, che avrebbe messo da parte ogni tentazione di giocare una partita da outsider per assumere il ruolo di ‘mediatore’ con l’obiettivo di coagulare consenso su Giuseppe Pasini. E’ anche la vicina scadenza del 5 febbraio per le autocandidature, con una soglia di sbarramento pari ad almeno al 10% dei voti da certificare con la firma dei sostenitori, ad imporre già in questa fase preliminare un test del consenso, quindi una selezione, e ad innescare un necessario gioco delle alleanze. Nel ragionamento di alcuni industriali può essere utile puntare su una figura della grande industria e, per sfidare il presidente di Assolombarda, può essere strategico puntare ad un derby che divida la Lombardia. Ed anche perchè Bonomi, imprenditore del biomedicale, guida la prima associazione territoriale del sistema di rappresentanza degli industriali, ‘azionista di maggioranza’ di Confindustria, e da quanto trapela in una fase che è ancora di estrema riservatezza potrebbe contare anche sul sostegno di Unindustria, degli industriali del Lazio. Ogni calcolo non può però oggi non considerare la personalità e le chance di Licia Mattioli, apprezzata nell’impegno degli ultimi quattro anni come vicepresidente di Confindustria al fianco delle imprese italiane che puntano sull’estero, e che secondo alcuni osservatori avrebbe il consenso di partenza che più si avvicina al vantaggio di Bonomi a partire dalla sua ‘base’ territoriale allargata: Piemonte con Liguria e Valle d’Aosta. Intanto nessuno ne parla, e nessuno dei probabili candidati ha mai manifestato pubblicamente le sue intenzioni: le rigide regole dell’iter per l’elezione confindustriale ancora non lo consentono.

 

Confindustria compie 110 anni. Boccia, è attore sociale

 Confindustria riparte da Torino, città dove 110 anni fa è nato il primo nucleo dell’associazione degli industriali. In un luogo altamente simbolico come le Officine Grandi Riparazioni – Ogr, dove si riparavano i treni e oggi s’intrecciano passato e futuro, il leader Vincenzo Boccia rilancia la mission di Confindustria, “una grande istituzione che non è solo categoria, quindi sindacato d’impresa, ma anche attore sociale”. La crescita dell’Italia rallenta e per reagire “bisogna puntare su tre grandi assi che sono infrastrutture, formazione, con un grande piano di inclusione dei giovani, e semplificazione”. Boccia spiega che “siamo un grande Paese industriale, gli imprenditori italiani sono i migliori al mondo e su questa potenzialità si può costruire un grande percorso di convergenza”. Confindustria vuole aiutare il governo “con una visione di medio termine larga, pensando alla grande” e invita le parti sociali a condividere obiettivi. “Serve fiducia perché se non hai un sogno e una speranza non guardi al futuro di una comunità”, sottolinea Boccia che vede in Brexit “un’occasione per attrarre nuovi investimenti”, mentre il Coronavirus potrebbe rappresentare un problema economico globale. Il messaggio positivo di Boccia sul Paese è condiviso dall’ex premier Romano Prodi che considera temporaneo il rallentamento economico e invita “a essere ottimisti e fiduciosi perché le crisi passano e se abbiamo un disegno forte vinciamo”. Anche il numero della Uil, Carmelo Barbagallo, presente alle Ogr, propone di “riprendere il cammino tutti insieme con un Patto per il Paese”. In platea ci sono i tre sfidanti per la presidenza – Licia Mattioli, vicepresidente con delega all’Internazionalizzazione, il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi e il presidente degli industriali Giuseppe Pasini – ma negli interventi ufficiali il tema della successione a Boccia, che a maggio passerà il testimone, non fa capolino. Ci sono la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, il presidente degli industriali torinesi, Dario Gallina e di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. Una mattinata di studio con il contributo di storici e giornalisti del calibro di Valerio Castronovo, Paolo Mieli e Antonio Polito, del politologo francese Marc Lazar, dell’economista Innocenzo Cipolletta, mentre sugli schermi scorrono le immagini di protagonisti della storia di Confindustria e di Torino, in primo piano l’Avvocato Gianni Agnelli e Sergio Pininfarina.  

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