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COLLERETTO GIACOSA. Noi contro la corruzione

Un quarantina di persone hanno assistito con estremo interesse venerdì 21 settembre al convegno tenutosi presso il Bioindustry Park di Colleretto Giacosa dal titolo “Noi contro la corruzione: proposte per lo sviluppo etico del territorio” organizzato dal Centro Ricerca e Studi Nord Ovest.

Dopo l’accoglienza e la registrazione dei partecipanti, la giornalista Paola Principe, in veste di moderatrice ha dato la parola al generale Antonio Zerrillo che ha ricordato con efficacia la figura del magistrato Rosario Livatino  assassinato dalla mafia lo stesso giorno di 28 anni fa ad Agrigento all’età di 38 anni: “Aveva scoperchiato la tangentopoli siciliana e con la confisca dei beni alle organizzazioni criminali le aveva colpite sotto il profilo economico. Per questo fu ucciso. Il suo spirito di sacrificio e la sua vita normale incarnavano un senso etico che dà il senso al vero orgoglio italiano. La via tracciata dal magistrato stava in uno dei suoi appunti che annotava qui e là: <<Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili>>. Orgoglio italiano che, concedetelo, oggi nel linguaggio della pubblicità è rappresentato dal gorgonzola o dal prosciutto… mentre credo che l’orgoglio italiano sia quello invece di ricordare il sacrificio del giovane magistrato.”

Ma il casus belli del convegno è stato rappresentato da una lettera che ha scritto e letto il giovane studente al primo anno della Facoltà di scienze strategiche, il canavesano Simone Rapalli con la sua lettera di speranza e di impegno per una società giusta e trasparente che ha dato il via a tutta una serie di riflessioni e testimonianze iniziate da Luigi Grimaldi già presidente del tribunale di Ivrea e Biella, attualmente magistrato alla Corte d’Appello di Torino che ha sottolineato: “di non abbassare mai la guardia, mai arrendersi, ricordandosi che il cittadino romano nell’età aurea di quella civiltà doveva seguire cinque principi fondanti dell’etica e il primo era: Fides, ovvero fedeltà, lealtà, onestà fiducia”.

Alla domanda letta dal giovane che si rivolgeva ad un pubblico ideale chiedendo chi debba prendersi carico di fare qualcosa per questa società dai valori labili, Grimaldi ha ricordato che la risposta è semplice quanto impegnativa: “noi stessi. Ogni giorno”.

Ha poi voluto citare un significativo aforisma del presidente degli Stati Uniti Kennedy: “Non dovete chiedere cosa l’America ha fatto per voi, ma cosa voi avete fatto per l’America”.

L’avvocato Pio Coda ha sottolineato che la lettera di Rapalli “sottolinea la preoccupazione dei giovani ad affrontare un società non corretta, ma l’equazione è semplice nella sua negatività: se ci domandiamo cosa possiamo fare ad esempio senza amicizie influenti per trovare un lavoro è una base di ragionamento che induce ad altre forme e situazioni negative sempre peggiori. Se si ottiene un favore, si ha poi un debito di riconoscenza e ci si presta ad altre situazioni negative. Senza considerare che anche un nostro gesto del genere mina la meritocrazia e moltiplicando questo cattivo costume si indebolisce lo Stato in ogni suo aspetto. Bisogna levare gli occhiali della vittima e diventare protagonisti. Se ricevi un torto devi proseguire, Se ti mettono davanti uno più bravo di te, datti da fare per superarlo e ricordati di non esitare a cambiare strada. La lotta è la base per riuscire e vincere. Domani sarete voi i protagonisti con onestà, giustizia e bisogna lottare contro quelli adagiati al sistema di chi si sottomette a regole negative.”

L’avvocato Alessandro Parrotta,   ha esordito sottolineando che la sua professione l’ha portato con sacrificio e tempo a specializzarsi nella difesa delle vittime della corruzione. “Aziende oggi mi chiedono forme di prevenzione per sterilizzare il rischio di subire o far parte di una corruzione. In questi anni ho isolato il concetto e il carattere dell’indipendenza. Se i modelli sono validi, deve cambiare il senso comune. E’ venuta a mancare anche l’educazione civica nella scuola che contribuisce a rimarcare nell’educazione dei giovani il valore etico della giustizia. Come risposta alla lettera risponderei di non farsi mai piegare da chi non è indipendente.” Ha concluso la prima fase del convegno il generale Zerrillo con i richiami alla concezione etica di una società civile.

L’avvocato Chiara Pizziconi,  ha illustrato poi con una vera e propria lezione scientifica, gli ambiti principali della corruttibilità esistenti in Italia, e l’avvocato Pio Coda ha raccontato la propria esperienza personale nei processi alla ‘ndrangheta canavesana dell’operazione “Minotauro” gettando una luce sulle strutture e sulle gerarchie dell’organizzazione criminale calabrese. Ha molto colpito che il rito di affiliazione prevede il giuramento in nome di Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Ferdinando La Marmora.

Rito che anche gli analfabeti hanno imparato a memoria e che forse sprofonda le sue radici nell’Ottocento massonico e carbonaro interpretato dalle organizzazioni criminali di oggi come orgoglioso modello di anti-stato. Il giovane neolaureato in giurisprudenza Edoardo Zerrillo, ha parlato della “Macchina del fango”, un trattato sulle lettere anonime.

Il patron dell’iniziativa, il generale Franco Pizziconi, ha introdotto e discusso, con Andrea Martra, docente universitario e Maurizio Chiantello, esperto di sicurezza aziendale e consulente in materia di anticorruzione di una proposta formativa per una cultura anticorruttiva. Infine Alessandro Parrotta ha ancora offerto un intervento sugli strumenti giuridici per la lotta al fenomeno criminale. Sono seguiti poi interventi di rappresentanti di istituzioni pubbliche e private. La serata si è conclusa con un Vin d’Honneur. Convegno che andrebbe replicato con il coinvolgimento delle scuole superiori.

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Blogger: Fabrizio Dassano

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