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COLLERETTO CASTELNUOVO. Nasce l’Unione Valle Sacra. Il grido di allarme del sindaco di un piccolo Comune…

Oggi (mercoledì 10 febbraio, ndr) i comuni di Borgiallo, Chiesanuova, Cintano, Castelnuovo Nigra e Colleretto firmeranno insieme al comune di Castellamonte l’atto costitutivo dell’Unione Montana Valle Sacra. 

Questo atto si rende necessario per rispettare la normativa del riassetto delle autonomie locali previsto dalla legge Delrio. 

Si consideri che tanto si è lavorato per distruggere le comunità montane per arrivare di fatto a un assetto analogo. 

Giungiamo a questo punto attraverso un lungo percorso che, per quanto mi riguarda, avrei preferito che si svolgesse interamente fra i cinque comuni della Valle Sacra, prevedendo un’altra forma di collaborazione (convenzione) con il Comune di Castellamonte per alcuni servizi. Questa mia opinione si basa sul fatto che una “unione” ora molto blanda in prospettiva prevede che si lavori per dare una risposta “unitaria” alla richiesta di un territorio omogeneo con le stesse necessità economiche e socio culturali.  È evidente che le esigenze di un comune con 10.000 abitanti, che per la maggior parte vivono in pianura, sono diverse dalle esigenze di cinque comuni montani la cui somma degli abitanti non arriva a 2000. E così pure differenti sono le dinamiche all’interno dei singoli comuni e le gestioni stesse dei servizi ai cittadini. 

La volontà ricorrente degli esponenti del governo o del parlamento a suggerire, innescare, tentare di imporre forme di aggregazione varie fra i comuni come elemento di progresso sociale e di risparmio della spesa pubblica è a mio avviso di rara cecità. Mi permetto di affermare ciò consapevole della mia inesperienza politica ma altrettanto consapevole di quanto ho capito in maniera chiara e distinta in questi due anni di mandato da Sindaco.

Per ultimo esempio di quanto affermato vedasi il disegno di legge Lodolini presentato in questi giorni, che prevede la fusione obbligata dei comuni fino a 5000 abitanti. Legge che come le altre ciecamente si basa su un criterio numerico, quando l’unico criterio possibile, sempre nell’ambito della volontarietà che significa democrazia e non dell’imposizione, è un criterio basato sull’omogeneità territoriale dal punto di vista economico, culturale e sociale.

Se è vero che esiste la necessità di gestire e ottimizzare i servizi a livello sovraccomunale, e sono d’accordo soprattutto nelle realtà piccole come quelle della nostra valle, esistono forme molto più democratiche, funzionali ed economicamente vantaggiose.

I piccoli comuni italiani sono amministrati generalmente dalle liste civiche o comunque da gruppi di persone politicamente eterogenee che hanno come fine la volontà di collaborare costruttivamente per il loro territorio al di sopra della singola idea politica.

Svolgono un ruolo di collegamento, di presidio, di tutela quasi sempre in forma del tutto gratuita, anzi aggiungo io spesso mettendoci del proprio.  Ruolo che se venisse a mancare in questa forma comporterebbe la cessazione dei servizi e l’abbandono dei territori periferici. Volendo contrastare ciò si dovrebbe ricorrere alla sostituzione degli amministratori locali con dipendenti pubblici, ovviamente retribuiti, con conseguente maggior onere a carico dei contribuenti. 

La tutela delle diversità culturali che fanno la grandezza dell’Italia operata dai piccoli comuni non è sostituibile. 

Permettetemi una battuta: provate a mescolare Baroloe Barbaresco, Carema e Donnas. Poi fatene un’etichetta sola. Che avete fatto una stupidaggine se ne accorgono anche al banco dei vini di un supermarket in Australia. Fanno fatica in compenso ad accorgersene al parlamento italiano. 

Ma mi sono fatto un’idea precisa che giustifica questa apparente cecità. 

Si vuole affermare l’idea che è preferibile un sistema verticistico. 

Accade a livello economico con le multinazionali che dettano legge. Accade anche a livello mondiale nei summit esclusivi. 

E così i piccoli comuni con le loro piccole amministrazioni, che amministrano il territorio come farebbe un buon padre di famiglia, sono tasselli che devono andare a posto, perché non rispondono alle logiche dei grandi numeri e dei partiti come si vorrebbe. Questi piccoli Sindaci dicono e cercano di fare quello che pensano, e ne rispondono sempre, nel bene o nel male, direttamente alla popolazione e non ai partiti. E le amministrazioni da loro guidate concludono i mandati lasciando quasi sempre solide le casse comunali. 

Nelle piccole comunità la vita è più a misura d’uomo, meno spersonalizzata; lo so io che sono nato a Torino e ho vissuto a Torino per 27 anni prima di ritornare al paese dei miei nonni. Nei piccoli comuni non ci sono le auto blu. Non ci sono nemmeno i rimborsi spese. Nei piccoli comuni non esiste l’assenteismo. I dipendenti sono collaboratori che lavorano seriamente. Non ci sono gli scandali che fanno tremare le borse. Si trova sempre parcheggio. Si respira aria e socialità pulita.

Contrariamente al passato quando le persone erano costrette a confluire nelle grandi città per i servizi che offrivano, oggi abbiamo computer, cellulari,  reti internet, qualunque tecnologia e mezzi di trasporto per gestire al meglio la diversità e le distanze nei piccoli centri.  

Non esiste un motivo logico o economico per cui si debbano cancellare queste piccole comunità a discapito di quelle più grandi. Se non come detto per il solo tentativo di ottimizzare la gestione del comando. 

Non nascondo la mia idea, in realtà poco condivisa, di essere favorevole alla nascita di un unico comune di Valle di cui vedo i presupposti e le potenzialità ma questo risultato dovrebbe essere frutto di un processo volontario e democratico. Resterebbe comunque piccolo e conserverebbe le caratteristiche positive che ho elencato sopra.

L’unione costituita oggi non corrisponde nemmeno all’ombra di questa mia idea. Non corrisponde nella forma, non corrisponde nella spirito che l’ha determinata. 

Spero solo che non offra lo spunto a qualche “architetto”.

Quando mio padre è nato, Colleretto Castelnuovo era una frazione di Cuorgnè. Al termine del periodo fascista ha riacquistato la sua dignità di Comune. 

Vorrei solo sperare che tanto progressismo e creatività politica contemporanea non facessero sì che diventasse una frazione di Castellamonte.

Aldo Querio Gianetto

Sindaco di Colleretto Castelnuovo

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Blogger: Fabio Mina

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