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Gian Luca Bruna

CIRIÈ. Profughi, ecco come saranno gestiti

Ad occuparsi dei 30 profughi in arrivo a Ciriè per il progetto Sprar saranno, oltre al Cis, le cooperative “Dalla Stessa Parte” di Ciriè e “Stranaidea” di Torino.
Gian Luca Bruna si occupa della comunicazione istituzionale e social per entrambe le cooperative.
Questa accoglienza partirà su Ciriè ma non riguarderà solo Ciriè, ma tutto il territorio del Cis .- spiega -. Si tratta di una “assistenza ordinaria”, cioè l’accoglienza è gestita dal Ministero e non dalle prefetture, che gestiscono invece le emergenze. Se per quanto riguarda le emergenze c’è il rischio di problematiche perché le maglie di controllo e degli obblighi sono molto più lasche, per quanto riguarda il nostro tipo di accoglienza ci sono controlli e parametri stretti, è un sistema molto controllato”.
Le cooperative si stanno già occupando dell’assistenza dei profughi mandati a Germagnano dalla prefettura. Quindi, nonostante il tipo di assistenza sia diverso, possono già vantare un certo tipo di esperienza acquisita.
La nostra equipe è costituita da 5 persone di esperienza – sottolinea Bruna -. Siamo tutti educatori, ma c’è anche uno psicologo specializzato in persone straniere”.

 
Il percorso di accoglienza e assistenza
È un percorso che si struttura in diversi ambiti di attività.
C’è un ambito di accoglienza e logistica abitativa: le cooperative predispongono l’alloggio con i beni necessari per la sussistenza ma, nel contempo, insegnano ai migranti come si vive in un alloggio in Italia. C’è un ambito di accompagnamento e predisposizione della “memoria” per la domanda d’asilo. “I richiedenti asilo politico, dopo aver presentato la domanda in questura, saranno convocati da una commissione davanti cui dovranno presentarsi con la loro “memoria” per argomentare le ragioni della richiesta di asilo – prosegue Bruna -. La “memoria” deve esssere ben fatta e ben articolata, muove dal vissuto di queste persone che si troveranno a dover raccontare i soprusi, i crimini, le torture e le violenze che hanno subito”.
Un’altra area del percorso riguarda la formazione linguistica. “I richiedenti asilo staranno da noi 1 o 2 anni, e se andrà bene riceveranno asilo – sottolinea -. A quel punto a tutti gli effetti avranno diritto di asilo per 5 anni, per cui devono imparare la lingua italiana se vogliono integrarsi. L’istruzione linguistica sarà tarata sui bisogni disomogenei delle varie persone”.
Ci saranno poi le attività di accompagnamento alla cura della salute.
Un quinto e ultimo grande ambito del percorso di assistenza sarà relativo all’integrazione socio-lavorativa. “Le persone ospitate devono fare qualcosa, non possono stare a fare niente, che è la cosa che più fa imbufalire gli italiani – conclude Bruna -. Noi stiamo lavorando con le varie realtà del territorio per trovare la disponibilità per svolgere diverse attività. Quando queste persone avranno i documenti a posto potranno anche fare tirocini su attività sociali e in azienda”.

manuel.giacometto@gmail.com

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