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Anche la deputata Francesca Bonomo e la consigliera regionale Celestina Olivetti alla Festa dell'Unità

CIRIE. Il Pd riparte da costine, salsiccia e braciola

Costine, salsiccia e braciola.  Da qui riparte il Partito Democratico di Ciriè-San Carlo-Fiano e Robassomero. Da una Festa dell’Unità che torna dopo tredici lunghi anni nella città dei D’Oria. Anni in cui il Pd è stato in maggioranza, e di Feste dell’Unità non ha forse mai avuto bisogno.  Oggi, invece, è tutto cambiato. Il Pd è finito all’opposizione a Ciriè, così come nel resto d’Italia, e non se la cava molto bene. Che fare? Tornare in piazza, tra la gente, nel popolo. Un po’ per togliersi quell’etichetta di “radical chic” che i dem hanno appesa addosso, un po’ per ritrovare un’identità persa nelle stanze del potere.  E allora rieccoli, questa volta allo Spazio Remmert. L’ultima festa si era chiusa sotto la pioggia, questa si è aperta sotto il temporale. “Una continuità assoluta” ha scherzato con una leggera nota di amarezza il segretario Beppe Lozito, durante l’inaugurazione nel tardo pomeriggio di giovedì. C’erano anche i sindaci Luca Casale (Fiano), Ugo Papurello (San Carlo), Roberto Ferrero (Villanova), il segretario del Pd nolese Davide Arminio e di Vallo Antonio Spina, la consigliera regionale Celestina Olivetti, l’ex sindaco Luigi Chiappero e il segretario metropolitano Mimmo Carretta. Assente giustificata la deputata Francesca Bonomo, impegnata fino a tardi a Roma in Parlamento. Ma arriverà alla seconda serata.  Vogliamo riportare in città il dibattito politico” ha cominciato Lozito. Dicendo, in una frase, un po’ tutto quel che c’era da dire.  Abbiamo di fronte a noi una sfida incredibile – ha aggiunto Carretta -. Stiamo vivendo un periodo difficile e dobbiamo uscire dalla marginalità. Questa festa può essere un modo per riavvicinare i cittadini a noi, che abbiamo un idea di partito forte e strutturato sul territorio. Il nostro è un nemico virtuale eppure ha i voti e detta l’agenda politica. Oggi è il momento di dire con forza e orgoglio che siamo del Pd, dobbiamo dimostrare di avere imparato la lezione. È mancata la militanza, abbiamo puntato sempre sui soliti, forse in alcuni momenti abbiamo dato spazio a persone che avevano bypassato completamente i passaggi fondamentali della vita di un partito. Ci tocca ripartire dai fondamentali, allenarci, fare spogliatoio. Dobbiamo ripartire con forza e coraggio dai nostri luoghi: sezioni, congressi e appunto feste. Rimettiamoci in piedi sulle nostre gambe”.  Poi il via alla festa. Tre giorni di convegni e musica. E le grigliate. Giovedì il dibattito più partecipato, sui trasporti e la linea ferroviaria. In serata e tra venerdì e sabato gli altri: vaccini, ambiente e rifiuti, la quarta rivoluzione industriale, la presentazione del libro “La sinistra sociale”. Pochi i partecipanti, soprattutto a pensare a quanta gente c’era una volta. Ma non è un problema, anzi è la normalità: chi si è perso di vista da 13 anni, fa un po’ fatica a riabbracciarsi. Insomma, ci vuole tempo. Ma le promesse ci sono tutte. L’hanno dimostrato le grigliate – momento topico delle Feste dell’Unità, altro che convegni… – che hanno visto partecipare un buon numero di persone. Tutta gente vicina al Pd, certo, ma non le solite venti persone (che peraltro non si vedevano una fianco all’altra da mesi…).

Di qui si riparte, dalle grigliate. Che vogliono dire anche avere la capacità di stare tra la gente. Tutto il resto – convegni, dibattiti, incontri – lo costruisci sopra. Sono i fondamentali di cui parlava Carretta.

Una nota di demerito? Ci saremmo aspettati i politici dietro le griglie, come in tutte le Feste dell’Unità fin dall’alba dei tempi, ma ci siamo ritrovati dei veri cuochi. A darsi da fare solo alcuni dei Giovani Democratici. 

Gli esponenti di partito, invece, tutti seduti al tavolo con indosso una camicia alla moda. Per togliersi l’etichetta di radical chic, forse, ci metteranno un po’ più del previsto…

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Blogger: Manuel Giacometto

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