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CINA. 45 giornalisti arrestati su libertà religiosa e diritti umani

Quarantacinque giornalisti sono stati arrestati in Cina in questo mese con l’accusa di trasmettere notizie, video e fotografie al magazine quotidiano sulla libertà religiosa e i diritti umani in Cina ‘Bitter Winter’, pubblicato dal maggio 2018 a Torino, in otto lingue, dal Cesnur, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, e diretto dal sociologo torinese Massimo Introvigne, direttore anche del Cesnur. Degli arresti danno notizia il Cesnur e lo stesso Bitter Winter.
Il magazine, che ha anche un’edizione in lingua italiana, pubblica ogni giorno notizie inedite dalla Cina che provengono da un nutrito gruppo di giornalisti cinesi e sono commentate dagli specialisti del Cesnur. Bitter Winter ha raggiunto notorietà internazionale quando il mese scorso ha pubblicato tre video girati all’interno dei blindatissimi campi di rieducazione per i musulmani uiguri dello Xinjiang, che sono stati ripresi da numerose testate e catene televisive internazionali. Insieme alla pubblicazione di documenti riservati del Partito Comunista Cinese in materia di religione e fotografie di chiese, moschee e statue di Buddha distrutte, nonché notizie sui maltrattamenti di sacerdoti cattolici dissidenti che continuano nonostante l’accordo fra Cina e Santa Sede, questi video hanno determinato una dura reazione del regime.
“Abbiamo notizie certe – afferma Introvigne – sul fatto che alcuni dei giornalisti arrestati sono stati torturati per ottenere                 informazioni su chi altro ci trasmette informazioni e documenti dalla Cina. E purtroppo il reporter che ha girato i video all’interno dei campi di rieducazione dello Xinjiang è scomparso senza lasciare tracce: com’è avvenuto per altri giornalisti in Cina, temiamo che sia destinato a non ricomparire mai più. Confidiamo che chiunque abbia a cuore la libertà di stampa alzi la voce per protestare contro questi episodi gravissimi. Quanto alla Cina, credo che sottovaluti il                 numero di giornalisti disposti a rischiare la loro libertà pur di far conoscere al mondo le violazioni dei diritti umani in Cina.
Quelli della rete di Bitter Winter non sono qualche decina, ma centinaia”.

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