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CICLISMO. Nibali lascia il segno nella terza tappa della Vuelta 2017

Una giornata all’insegna degli italiani la terza tappa della Vuelta 2017, da Prades Conflent Canigó a Andorra la Vella, e che ha visto vincere Vincenzo Nibali. Italianissimo lo Squalo dello Stretto, il quale sul traguardo ricorda, con un gesto eclatante, che è tornato e non ha alcuna intenzione di lasciare il passo ad altri.
Il “Cavaliere dei quattro Mori” Fabio Aru è il vero guastatore dei piani di Chris Froome; il britannico si ritrova catapultato in maglia rossa ma non raggiunge l’obiettivo principale della giornata, ovvero guadagnare secondi sui diretti avversari.
Fabio Aru ha avuto il merito di rispondere allo scatto di Bardet, che a sua volta aveva risposto, anche se in ritardo, all’allungo di Froome e Chaves. I due, a 6 chilometri dalla conclusione (a – 1 dal GPM) sembravano involati verso il successo e il dominio assoluto in questa Vuelta: alla prima salita vera hanno mostrato che sono, al momento, i più in forma e in grado di fare selezione. La risposta, anche se tardiva, di Bardet, risveglia il sardo, che non si lascia pregare e collabora nel recupero con il francese, in una riedizione dei duelli al Tour di qualche settimana fa. In breve, tra salita e discesa, riescono a rientrare sui fuggitivi, riaprendo al contempo le speranze per noi italiani di un Giro di Spagna da protagonisti. Senza l’acuto di Fabio, il pressing e l’azione in discesa, probabilmente non sarebbe stato possibile neanche il recupero degli altri inseguitori, che piombano sui quattro in vista dell’ultimo chilometro. Tra questi anche Vincenzo Nibali, che racconta in questo modo la sua vittoria: “Quando abbiamo recuperato ho rifiatato un attimo, poi sono partito.. ma non credevo di riuscire ad arrivare; è andata bene… “.
Vincenzo, come l’araba fenice, risorge dalle proprie ceneri e coglie una grande vittoria proprio nel giorno in cui ha mostrato il fianco in salita: “Ho sofferto tanto, per il caldo e perché si è trattato della prima giornata di salita. L’ascesa finale l’ho presa troppo indietro. Ho recuperato posizioni, ma quando è partito Froome non sono riuscito a rispondere…”. Nonostante tutto ha vinto… ma predica prudenza. Subito dopo la gara: “Froome è forte e siamo solo all’inizio di questa Vuelta. Non c’è solo lui, ma ci sono tanti campioni, tante salite e ancora tanta strada da fare…”.
Tappa nel segno degli italiani anche grazie a Davide Villela, fuggitivo che resiste fino in cima alla penultima salita, a Domenico Pozzovivo (che rende possibile il recupero di Bardet) e al grande lavoro di Diego Rosa e Gianni Moscon, perfetti scudieri di Froome nel preparare un colpo che, se fosse riuscito, avrebbe già chiuso i pronostici della corsa iberica, ancora prima di cominciare. Moscon al termine della prova, svela anche i piani di giornata: “Dovevamo guadagnare sui nostri diretti avversari. L’obiettivo non era la maglia rossa di leader, ma lasciare ad una manciata di secondi agli avversari. Il mio compito era quello di prendere a tutta la salita finale…”.
In fondo la cronaca della tappa si condensa nello spettacolo offerta lungo l’ultima salita, che Team Sky affronta a ritmo indiavolato. Il primo a farne le spese è Alberto Contador che va alla deriva, lasciando prevedere una passerella finale (questa Vuelta) avara di soddisfazioni e ricca di malinconia per il Pistolero. Fatica anche Bardet che resta comunque attaccato, mentre non perdono un metro Nibali, Esteban Chaves e Fabio Aru. Anche Pozzovivo non molla la ruota del gruppetto davanti. Staccati Majka e Miguel Angel Lopez. Zakarin perde una quindicina di secondi. A un chilometro dalla vetta parte Froome, l’unico a resistergli è Chaves. Dietro Pozzovivo prova a ricucire con i vari Aru, Nibali e Bardet. Ed è proprio Bardet a partire per chiudere sulla coppia di testa, con Aru che lo segue. Paga qualcosa Nibali. Scollinano a pochi secondi e rientrano nella discesa verso Andorra. Poco più indietro il gruppo con lo Squalo della Barhain che rientra dentro l’ultimo chilometro. Ed è proprio il siciliano ad anticipare la volata a 400 metri dall’arrivo: Aru sembra quasi non voler chiudere, gli altri perdono l’attimo e Vincenzo può tagliare il traguardo con la mano sul casco che mima la pinna. Lo Squalo è tornato!

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