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Il ponte sul Po crollato con l’alluvione del 1994 (foto d’archivio)

CHIVASSO. Un piano di Protezione Civile riservato a “pochi intimi”…

Qualcosa non torna. Il Comune di Chivasso, per la precisione la Polizia municipale, ha organizzato in questi giorni, tra il 5 e il 7 dicembre, cinque incontri con la popolazione. Argomento: il nuovo Piano di Protezione civile che lo studio 3pLab di Lecce sta preparando per Chivasso.  In particolare gli incontri verteranno sul “rischio idrogeologico, causato da fenomeni abbondanti di precipitazioni”, e sui “comportamenti attivi che in quelle situazioni dovranno essere tenuti dai cittadini”. In parole povere si parlerà del rischio alluvione e del modo in cui i cittadini in pericolo dovrebbero mettersi velocemente in salvo.  Lo studio 3pLab deve consegnare il Piano al Comune entro fine anno, tra neanche un mese. Così, in tutta fretta l’amministrazione comunale di Claudio Castello lancia i cinque incontri, nel clima già prenatalizio nel quale in famiglia si pensa ai regali e si programmano le visite ai parenti. Restiamo allibiti leggendo che dureranno appena un’ora ciascuno. Quale seria consultazione dei cittadini può avvenire in un’ora? Prima parleranno quattro o cinque relatori: il sindaco, il capo della Protezione civile comunale, il comandante e il vicecomandante della Polizia locale, senza contare gli esponenti delle associazioni di volontariato della Protezione civile. Quanto tempo resterà per le domande dei cittadini? Eppure sulle slide proiettate in commissione consiliare il 21 novembre si legge: “E’ assicurata la partecipazione dei cittadini, singoli o associati, al processo di elaborazione della pianificazione di protezione civile secondo forme e modalità che garantiscano, in particolare, la necessaria trasparenza”.

Tanta retorica e belle parole: quale trasparenza se le slide non sono nemmeno pubblicate nel sito informatico del Comune. Quale partecipazione in un’ora?

In quell’ora tutt’al più qualcuno potrà porre qualche domanda. Poche, visti i tempi ristretti. Inoltre, la “partecipazione” non dovrebbe consistere solo in domande. Dovrebbe comprendere i suggerimenti. Molti cittadini conoscono centimetro per centimetro i posti in cui vivono. In una città colpita dalle due grandi alluvioni del 1994 e del 2000, tanti sono i cittadini che da allora hanno cominciato a osservare com’è il territorio accanto alle loro abitazioni, dove sono i tombini e le griglie, dove defluisce o ristagna l’acqua quando piove, dove si formano pozzanghere. Molti hanno prestato attenzione, più di prima, alle rogge e ai fossi, cogliendone i punti di straripamento, scoprendo dove sono intubati, guardando se e dove esondano quando piove molto. Alcuni cittadini si sono organizzati nel Comitato Basso Canavese e da 24 anni, con l’aiuto di specialisti, studiano il territorio e mandano suggerimenti e proposte al Comune. Spesso senza risultati: chiedere per credere a Claudio Dalla Costa. Questi cittadini osservatori ne avrebbero di cose da dire agli ingegneri che stanno elaborando il Piano di Protezione civile: luoghi pericolosi da indicare, rimedi e interventi da proporre. Pare che gli ingegneri leccesi siano molto bravi: ma non possono conoscere metro per metro il territorio chivassese.

Ancora più sorprendente è la scelta dei quartieri ai cui residenti illustrare il Piano. O meglio i pochissimi quartieri o zone della città. Tutte tra i viali Matteotti e Vittorio Veneto, via XXIV Maggio, via Corti, via Basso, via Orti. E gli altri luoghi della città? E il quartiere Brozola? E stradale Torino dopo l’incrocio con via Foglizzo? E Borghetto? Tutti posti colpiti dall’alluvione del 1994.

D’accordo, a Chivasso Ovest, dopo l’alluvione del 2000, sono stati realizzati ben quattro scolmatori. Basteranno? Non lo sappiamo. Un incontro con i residenti non sarebbe tempo sprecato. Oltretutto manca ancora l’argine dell’Orco nei pressi di Pratoregio. Se l’Orco sfonda lì, siamo sicuri che l’acqua non raggiunga l’abitato di Chivasso? Siamo certi che si fermerebbe a Pratoregio? A Borghetto manca ancora il mitico scolmatore della roggia Campagna, a protezione di Borghetto e di Betlemme, costo 5 milioni di euro, che compare e scompare dai Piani triennali delle Opere pubbliche. Abbiamo scritto agli ingegneri dello studio 3pLab. Sono stati gentilissimi. Ci hanno mandato una lunga lettera nella quale espongono alcuni punti salienti del Piano e garantiscono che “non sarà scolpito nella pietra”: si potrà ritoccare e perfezionare anche dopo la sua approvazione in consiglio comunale. Gli ingegneri ringraziano per la visibilità che la nostra testata “vorrà dare al progetto di aggiornamento del Piano collaborando così a renderlo ancora più inclusivo e partecipato”. Lo faremo senz’altro, molto ma molto volentieri. Ma riguardo agli incontri, alle carenze che abbiamo loro sottolineato circa la loro brevissima durata e la poca popolazione coinvolta, ci scrivono di rivolgerci “al servizio di protezione civile” e confidano che il servizio, cioè il Comune “darà apertura in questo senso”. Come dire: gli incontri non li abbiamo organizzati noi. Li ha organizzati il Comune… Bene, chiederemo al sindaco Claudio Castello e agli assessori. Sperando che non si siano tutti laureati alla Facoltà di Non Rispondere.

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