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Castello Claudio

CHIVASSO. Tutta colpa degli spioni

C’è stato un tempo, una trentina di anni fa, in cui è bastato tornare da un viaggio in Sardegna, denunciare che qualcuno con i soldi del cittadino contribuente s’era fatto due bagni sul lungomare di Cagliari che “patatrac”, la Giunta chivassese era finita a gambe all’aria. Si dirà “altri tempi, altra politica, altri uomini”. Giusto per citarne alcuni: Marco Elzi, Renato Cambursano, Libero Ciuffreda, Salvatore Marasà, Alfio Meli eccetera, eccetera… Ecco, “altri uomini” forse no. Epperò Cambursano non è ancora morto ma si dedica ai nipoti.

Di Elzi c’è la moglie Cristina Peroglio capogruppo in consiglio e Ciuffreda è in pista a momenti alterni come la freccia di un’automobile, ora c’è, ora non c’è… Diciamo allora che qualcosa è rimasto ma nella forma e nella sostanza la classe politica non è più la stessa, addirittura incapace di reagire ad una messa in stato d’accusa pubblica del sindaco, trattato a pesci in faccia a giornali unificati. Umiliato come il peggiore degli incapaci.

Lui e mezza dozzina di funzionari comunali. Insomma stavolta c’erano, eccome se c’erano, tutti gli elementi per uno spettacolo esilarante, ma se gli attori sono quel che sono, lo spettacolo non può che risultare scarso di conseguenza. E per chi non avesse seguito le puntate precedenti, facciamo un sunto. Esiste una lettera del gruppo di maggioranza Liberamente rappresentato in consiglio da Claudia Buo e in giunta da Domenico Barengo che dice peste e corna del sindaco e di come ha gestito l’emergenza. 

Una lettera che condividiamo riga per riga, ma irricevibile da qualunque parti la si guardi. Più che sufficiente, altrove, per togliere le deleghe a Barengo e sfanculare Buo, magari sugellando il tutto con una bella conferenza stampa e nuovi scenari di maggioranza insieme ad Adriano Pasteris e Marco Marocco dei cinquestelle, con cui peraltro il sindaco viaggia d’amore e d’accordo. 

Niente di tutto questo. Castello ha infatti staccato il telefono e Barengo idem. Sotto traccia pure le risposte dei segretari, degli altri assessori e dei consiglieri. Non ci crederete ma anzichè concentrarsi sul testo, in tanti a Palazzo Santa Chiara si stan chiedendo chi dei quattro a cui la lettera era stata inviata  si è divertito a diffonderla. Dito puntato quindi sul presidente del consiglio Gianni Pipino, sul segretario del Pd Massimo Corcione, su Giovanni Mastroleo della Sinistra, oltrechè sul sindaco medesimo.

Insomma i tempi sono cambiati e oggi, in politica, è tutta e solo colpa degli spioni. Un po’ come in quella filastrocca che ci si diceva da “gagni”. Ve la ricordate ancora? “Chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù, quando muore va laggiù”. Tiè!

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