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Chivasso
Quel che resta della pianta tagliata in via Nino Costa

CHIVASSO. Tagliano gli alberi del Comune, denunciati

Il caso è chiuso. I vigili urbani di via Siccardi, al comando di Michele Cassano, hanno risolto il giallo che stava facendo discutere da un mese a questa parte mezza città. Il platano di cinquant’anni abbattuto tra le baracche abusive di via Nino Costa, proprio di fianco al centro prelievi dell’Asl, di fronte ad un asilo nido e dietro il centro diurno del Ciss, era del Comune. Ci sono volute alcune settimane d’indagine per capire se accusare l’autore dell’insano gesto di un reato penale o semplicemente di una sanzione amministrativa.

Dopo una serie di sopralluoghi nella zona, anche con il proprietario di un appezzamento di terreno confinante con gli orti urbani, smantellati in fretta e furia appena s’è sollevato il polverone, gli agenti, mappe catastali in mano, hanno emesso la loro “sentenza”. Il platano abbattuto senza autorizzazione e da un privato era comunale: dunque P.A. di Chivasso, colui che materialmente ha tirato giù l’albero, è stato denunciato per danneggiamento di un bene pubblico. Il chivassese s’è giustificato sostenendo che quella pianta fosse pericolosa e spiegando che era convinto che insistesse in una parte di terreno di sua proprietà. Giustificazioni insufficienti per gli agenti. Anche perché comunque avrebbe dovuto dare comunicazione delle sue intenzioni a Palazzo Santa Chiara e, soprattutto, perché il caso ha avuto un’ampia eco mediatica.

Il gran polverone in via Nino Costa s’è sollevato perché il platano sorgeva in un’area trasformata in un “monumento all’illegalità”, nonostante fosse appunto circondata da luoghi cosiddetti “sensibili” (scuola, Ciss, centro prelievi dell’Asl): la pianta si trovava tra orti abusivi con baracche in eternit e scarti dell’edilizia usati come manufatti a separare gli orti. In zona, dopo le prime segnalazioni lanciate da Massimo Rubin di Legambiente sull’abbattimento dell’albero, sono intervenuti prima i vigili urbani, poi i carabinieri, quindi i consiglieri comunali Michele Scinica e Adriano Pasteris, infine una lunga fila di curiosi. Ora che il caso è risolto, resta però aperta un’altra questione: perché l’amministrazione comunale del sindaco Libero Ciuffreda e dell’assessore all’Ambiente Massimo Corcione se ne è “impippata” di quel trionfo della legalità finché non è stato commesso un reato? Non sapeva dell’esistenza di quegli orti abusivi? Di quei manufatti d’amianto? Ve lo diciamo noi: lo sapeva benissimo. O, almeno, sarebbe stata tenuta a saperlo visto che sono almeno quattro le segnalazioni che Rubin, nel 2014, ha fatto all’Urp per chiedere un intervento in via Nino Costa. Ma, ovviamente, quelle denunce sono cadute nel vuoto, fino a che la città non ci ha rimesso un albero…

A proposito: gli agenti della Polizia Municipale hanno denunciato anche un altro chivassese, C.M., per danneggiamento di un bene pubblico. Indovinate un po’ cos’ha fatto? Se non l’avete ancora capito, o non ve ne siete accorti passando per via Ajma, ha tirato giù un’altra pianta. Anche questa era del Comune. In conclusione non ci resta che una considerazione. Dopo Matola, il sindaco cui gli ambientalisti regalarono una motosega per denunciare la facilità con cui decideva l’abbattimento di piante comunali, siamo passati a Ciuffreda, il sindaco che se ne lava le mani. Tanto, mal che vada, ci sarà sempre qualcuno da denunciare…

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