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CHIVASSO. Il solito “taccone” a Pratoregio?

Nel comunicato pubblicato il 20 marzo su questo giornale, l’assessore all’ambiente Pasquale Centin ha criticato la sentenza del TAR Piemonte che aveva dato ragione agli ambientalisti riguardo al Piano Particolareggiato Edilizio cosiddetto “del Mauriziano” e alla contestuale variante urbanistica. L’assessore osserva che, laddove sottolinea gli aspetti critici dell’area dal punto idrogeologico, il TAR non tiene “in debita considerazione le opere di salvaguardia idraulica e messa in sicurezza realizzate dal Comune e collaudate dalla Regione Piemonte, in data antecedente alla approvazione della variante stessa, che hanno migliorato concretamente il complesso del quadro geomorfologico dell’area in questione”. 

Abbiamo già domandato a Centin su quali documenti recenti si fondino le sue affermazioni, e se chi abita in Chivasso Ovest debba sentirsi oggi al sicuro dal rischio alluvione. Mi risulta che il collaudo delle opere di messa in sicurezza risalga al 2006, che le carte geologiche allegate al piano regolatore siano vecchie di vent’anni, e soprattutto che il Comune non abbia ancora recepito le nuove carte della “Direttiva Alluvione” elaborate dalla Regione. Dall’assessore vorremmo sentirci dire che siamo al sicuro oggi, non che lo eravamo nel 2006. Vorremmo sentirci assicurare che il Comune ha attentamente considerato la “Direttiva Alluvioni” e ritoccato ciò che eventualmente c’era da ritoccare delle vecchie carte del vecchio piano regolatore.

Domande e dubbi che ci poniamo nuovamente dopo aver letto la Deliberazione di giunta n. 58 del 29 marzo 2018, appena pubblicata nell’albo pretorio. La delibera approva il progetto definitivo – esecutivo della “manutenzione idraulico-forestale dell’asta del Torrente Orco”, impegnando allo scopo 51.174 euro erogati dalla Regione. La manutenzione riguarda il tratto dell’Orco tra Pratoregio e Cascina Cerello. Saremo dunque almeno al sicuro dai pericoli che arrivano da quella zona? No, non lo saremo, perché la somma impegnata non basta per fare un intervento risolutivo. Lo chiarisce subito la “relazione descrittiva” a p. 2: “Si precisa, comunque, che i lavori del presente progetto, in linea con la pianificazione esistente, hanno lo scopo di mitigare gli effetti dell’azione erosiva della corrente e favorire la riattivazione di rami secondari di magra e piena ordinaria, ma, data la modesta disponibilità economica, non sono in grado di risolvere le problematiche idrauliche e morfodinamiche dell’area in oggetto”.  E lo ripete a p. 10, caso mai non avessimo capito. Insomma, coi quei pochi soldi ci metteranno un “taccone”, e poi si vedrà. Caro Centin, fino a che punto dobbiamo sentirci “in sicurezza”?

La “relazione illustrativa” spiega che, nel tratto dell’Orco che ha in sponda destra il Cerello e in sponda sinistra Pratoregio, nel corso dei decenni il torrente si è scavato una profonda curva in direzione della tenuta agricola.  Una curva che continua ad approfondirsi: la sponda del Cerello viene sempre più erosa, e viene erosa anche la sponda di Pratoregio per effetto del ritorno dell’acqua dopo la curva. Lì l’acqua preme e “punta” verso Pratoregio, come ci scrisse la Regione sei anni fa.

La situazione è via via peggiorata. Mentre una ripresa aerea del 1988 non mostrava ancora processi di erosione spondale significativi, dalle “immagini successive ai due principali eventi alluvionali (settembre 1993 e ottobre 2000), si può apprezzare la tendenza all’ampliamento in larghezza dell’alveo inciso, con…  sviluppo dei processi erosivi sulle sponde in destra idrografica presso Cascina Cerello e, per effetto di riflesso della corrente sulla sponda opposta, con erosione della sponda verso l’abitato di Pratoregio”. La situazione “è stata ulteriormente aggravata dalle piene del 2008 e da quella più recente del novembre 2016, che ha provocato un ulteriore arretramento della linea di sponda, sia in sinistra che in destra idrografica”.

Non stiamo parlando di una zona remota, dalla quale Chivasso ha poco da temere. La relazione ci ricorda che, oltre ad essere vicina all’Orco, l’area di Pratoregio  è attraversata da “una fitta rete di rii e canali collegati al  reticolo principale (roggia San Marco, roggia Baina)…”. E purtroppo, come tutti sanno, la roggia San Marco attraversa tutta Chivasso, centro storico compreso, a pochi metri dal municipio e dall’ufficio di Centin.

Purtroppo    è  la solita storia –  i soldi non ci sono. Il Comune impiegherà solo i 51.000 euro della Regione. Però se l’amministrazione aggiungesse i 63.000 e rotti che vuole spendere per la “riqualificazione” dell’ingresso dell’ospedale in Corso Galileo Ferraris, con annesso abbattimento dei  tigli, forse qualche lavoro in più per la messa in sicurezza del Cerello e di Pratoregio si potrebbe fare.

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Blogger: Piero Meaglia

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