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CHIVASSO. Si comincia a parlare di turismo. Finalmente

A Chivasso si comincia a parlare di turismo. Bene, è importante. Certo, Via Torino non è una Rambla; la torre ottagonale fatica a competere con la Tour Eiffel e il Bricel necessita ancora di qualche ritocco per diventare un altro Hyde Park. Ma non si tratta di trasformare Chivasso in una località turistica di soggiorno, bensì in una meta di quel turismo di prossimità che, secondo l’Enit (Agenzia Nazionale del Turismo), potrebbe avere un significativo incremento in questa strana estate post Covid. Sostanzialmente si tratta di riuscire ad attirare in città quei turisti disposti a compiere spostamenti brevi, di una giornata o poco più, per visitare monumenti, partecipare ad eventi o manifestazioni e, magari, approfittarne per gustare le specialità enogastronomiche di un territorio o godersi percorsi di shopping.

È un obiettivo per niente facile, però è indubbio che Chivasso abbia delle carte importanti da giocare su questo tavolo, soprattutto se si ragiona non solo in termini di città, ma di un territorio in grado, obiettivamente, di offrire diversi spunti attrattivi.

Monumenti, fortezze, siti archeologici ed abbazie di interesse unico; percorsi nel verde e piste ciclabili, come la futura VenTo, che, se opportunamente sfruttate, potrebbero diventare canali di attrazione a livello europeo; poi, ancora, le eccellenze enogastronomiche; le manifestazioni folcloristiche tradizionali, che da tempo calamitano migliaia di spettatori; le stagioni teatrali e musicali, capaci di portare in scena artisti di valore internazionale; un palazzetto dello sport finalmente in grado di ospitare avvenimenti di prim’ordine e, infine, le decine e decine di associazioni che ogni anno, con costanza e sacrificio, regalano splendide manifestazioni di piazza di ogni genere. Insomma, roba ce n’è e pure tanta.

La sensazione, però , è come quando apri la dispensa, trovi tutto ciò che ti serve, tutti ingredienti di prim’ordine, ma non sai né che cosa cucinare, né, tantomeno, da che parte cominciare. Sì, forse ci vorrebbero dei “cuochi”, delle figure professionali, che, guidate dall’amministrazione, prendano in mano la situazione e comincino a dare un ordine al tutto, con l’obiettivo di portare gente in città per contribuire a rilanciarne l’economia.

Altrimenti, per tornare in metafora, rischiamo di fare il risotto al cioccolato fondente ed il tiramisù con la peperonata, tutto con ingredienti di qualità, per carità, ma, alla fine, assolutamente immangiabile.

Così, a naso, viene da dire che occorrerebbe una calendarizzazione degli eventi molto precisa, che permetta di realizzare sinergie efficaci; altrettanto imprescindibile uno sportello del turismo capace di promuovere le iniziative di un territorio intero, sfruttando i canali comunicativi più efficaci; poi, ancora, o soprattutto, un’amministrazione decisa a prendere in mano la situazione, in grado di interloquire con le associazioni e, se necessario, anche di esigere adattamenti, o modifiche, alle manifestazioni, in cambio di contributi mirati a privilegiare il coinvolgimento della popolazione e alla collaborazione con il territorio. Insomma, un’amministrazione che ci creda e che investa. Allora sì che diventeremmo punto di riferimento di un intero territorio e allora, tra una vasca e l’altra sotto i portici, anche noi, parafrasando Lino Banfi ed il suo celebre “Se Parigi avess lu mer, sarebb ‘na piccola Beri”, potremmo sospirare con malinconica, savoiarda, superbia: “Se a Civas j’aveisso l’mar, i sarìo pi sgnor che le Zar”.

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Blogger: Adriano Pasteris

Adriano Pasteris
Tra le granite e le granate

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