Maria Di Poppa

Letteralmente di: Maria Di Poppa

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CHIVASSO. Senza tetto adottato dal quartiere

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Occhi scuri, sguardo profondo, capelli ricci e  neri che incorniciano un volto scavato dalle difficoltà, dal vivere in strada.

Francois, da circa una settimana, vive a Chivasso, su una panchina di via Bradac, bloccato da una slogatura ad un piede che non gli permette di andare via. A prendersi cura di lui sono gli abitanti del quartiere. C’è chi gli porta l’acqua fresca, chi un panino. Mentre parliamo con lui, un uomo in bicicletta si ferma e gli allunga due pesche sorridendo. Lui saluta e ringrazia per quei doni insperati.

Francois è un nome di fantasia. Ha chiesto di non essere fotografato e reso riconoscibile perché non intende restare un clochard a vita: “Un giorno avrò una vita normale, un lavoro e una famiglie e non voglio che ci si ricordi di me come di quel ragazzo che viveva su una panchina a Chivasso”.

I suoi modi sono gentili, il suo italiano è ottimo, nonostante sia l’ultima lingua imparata da questo giovane di origine marsigliese che, oltre a parlare il francese, conosce perfettamente l’inglese, lo spagnolo e il cinese.

Nonostante gli abiti sporchi e quel corpo provato dalla fatica, Francois potrebbe benissimo essere un ragazzo come tanti, un giovane in cerca di riscatto in una società che lascia ben pochi spazi a chi vuol mettersi alla prova. Del suo passato non vuole parlare. Ci dice, solo di non avere più una casa in cui tornare, che dopo le scuole superiori e un anno di Università durante il quale ha studiato lingue, ha preferito mettersi in viaggio: “In Italia ci sono finito perché avevo trovato un lavoro a Rimini. Dieci giorni in un ostello. Poi ho deciso di restare per imparare la lingua. Avendo pochi soldi sapevo che la strada sarebbe stata l’unica casa che avrei potuto permettermi”. Insomma, una scelta per questo ragazzo di soli 21 anni che dal 15 maggio del 2016 vive lontano dalla sua città, Aix en Provence, vicino Marsiglia. Prima dell’Italia Francois ha lavorato per qualche mese in Svizzera come traduttore. Ginevra, prima, Zurigo, dopo, ma le leggi elvetiche non permettono di restare più di sei mesi. Ed è così che ha deciso di tentare la fortuna in Italia.

Una fortuna che domenica scorsa gli ha improvvisamente voltato le spalle: “E’ arrivato improvvisamente un terribile temporale. Sono corso, per ripararmi, nel sottopasso della stazione. Non mi ero accorto che c’era dell’acqua, sono scivolato e caduto slogandomi una caviglia”. Francois si fa visitare in pronto soccorso. Lo medicano fasciandogli il piede e poi lo mandano via suggerendogli di andare dai servizi sociali. “L’ho fatto e mi hanno detto di rivolgermi al dormitorio. In ospedale mi hanno consigliato di restare sette giorni a riposo completo e altri venti giorni di caricare poco per volta il piede. Per questo motivo ho deciso di andare al dormitorio”. Qui, però, a Francois rispondono che non c’è posto e al ragazzo non resta che tornare alla sua panchina. “Non chiedo molto – ci dice con gentilezza – so che i tempi per entrare nei dormitori sono lunghi. Mi accontenterei di una sedia a rotelle o di un paio di stampelle. Così non posso proprio muovermi”. Gli abitanti del quartiere sono indignati. Ad aver chiamato la nostra redazione è proprio una di loro: “Possibile che non si possa fare nulla per questo ragazzo? Che il nostro sistema assistenziale non trovi la maniera di aiutarlo”.

Non l’ho ospitato semplicemente perchè non ho posti disponibili. Qui nel dormotorio ci sono dodici posti letto e sono tutti già occupati” a sgomberare il campo è Nicola Fichera, che insieme a Salvatore Nulchis gestisce la struttura per conto della cooperativa “Il Cammino” di Biella. “E’ venuto qui martedì sera – ricorda ancora Nicola Fichera dicendo di essere stato consigliato dai servizi sociali. Peccato che a me non abbia contattato proprio nessuno…”.

Francois, che in questo anno per strada ne ha già viste di tutti i colori, fa spallucce: “Potrei andare a cercare un dormitorio a Torino, ma per ora resterò. Qui la gente è gentile con me, ci sono dei ragazzi con cui ho instaurato un bel rapporto. Chivasso è molto meglio di Torino”.

Ps: sabato pomeriggio, con l’assessore alle Politiche Sociali Claudio Moretti abbiamo fatto un giro in via Bradac per incontrare di nuovo Francois. Ma di lui non c’era più traccia…

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