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CHIVASSO. Rischio alluvione: il Comune non conosce il territorio

Con la determina n. 749 del 5 novembre 2018 il Comune di Chivasso ha affidato allo studio GEO SINTESI di Torino l’aggiornamento delle carte geologiche allegate al piano regolatore della città. Ne abbiamo già scritto quindici giorni fa. Avevamo osservato che 25.000 euro per l’enorme lavoro da fare per aggiornare le carte sono pochi. Che i due mesi concessi allo studio per una prima consegna delle carte sono troppo poco. Ci stupiamo che il Comune pensi di cavarsela così in una città a rischio alluvione, e che ha già subito le due alluvioni disastrose del 1994 e del 2000. Improvvisazione?  Poca attenzione all’importanza del problema? Non possiamo crederlo, perché il sindaco Claudio Castello è stato assessore ai lavori pubblici e conosce bene la questione delle acque. Scarsa volontà di andare fino in fondo per non turbare il tran tran dei dirigenti dell’ufficio tecnico, che negli incontri con gli ambientalisti hanno sempre mostrato poco entusiasmo… La lettura della determina è illuminante: in poche righe mostra quanto ritardo il Comune abbia accumulato nell’aggiornare, sotto l’aspetto del rischio alluvione, la propria conoscenza del territorio in mutamento. Basta leggere la quantità di compiti affidati ai geologi: “aggiornare e completare tutta la documentazione di natura geologica propedeutica a consentire l’avvio di una futura proposta di variante generale del vigente P.R.G.C.; attualmente il vigente P.R.G.C. approvato nel 2004 pur risultando già adeguato al P.A.I., non recepisce ancora le indicazioni del Piano Gestione Rischio Alluvioni, inoltre non tiene conto delle ingenti trasformazioni incorse durante gli ultimi 15 anni, che hanno interessato il settore delle grandi infrastrutture di trasporto (quali realizzazione linee a di alta capacità – T.A.V.- adeguamento autostrada – opere di soppressione dei passaggi a livello – realizzazioni nuove viabilità di alto scorrimento quali la tangenziali sud ecc.) che unitamente al completamento degli interventi di messa in sicurezza idraulica del territorio, hanno profondamente inciso sulla conformazione del suolo modificandone radicalmente anche le caratteristiche e le connotazioni geologiche; si rende pertanto necessario attivare un complesso di attività afferenti ad indagini e prospezioni di natura geologica e geognostica, volte all’aggiornamento ed al completamento della documentazione tecnica di natura geologica da mettere a disposizione degli Uffici, idonea a restituire con precisione gli effetti e le modificazioni incorse a partire dalla data di approvazione dell’ultimo P.R.G.C…”.

Le carte geologiche allegate al vigente piano regolatore sono vecchie di una ventina d’anni. Sono state redatte nel 1998-1999 e sono state definitivamente approvate dalla Regione nel 2004 insieme  a tutti gli altri eleborati. Devono venire riviste anche per tenere conto della nuova normativa sui rischi di alluvione: una normativa europea, nazionale e regionale che è man mano diventata più restrittiva.

Non solo è in ritardo la conoscenza del territorio. Sono ancora in corso di esecuzione o di preparazione due interventi di messa in sicurezza della sponda sinistra del torrente Orco nella zona di Pratoregio. Il che significa che “in sicurezza” non siamo ancora. Né sappiamo quando mai lo saremo, perché non conosciamo quando gli interventi saranno portati a termine. Però basta guardare una carta geografica per temere che, se l’Orco sfonda a Pratoregio, l’acqua potrebbe non fermarsi tanto presto, e potrebbe proseguire in direzione della città. Il primo intervento, il più piccolo nei pressi della tenuta Cerello è quasi terminato, ma sapremo sono in seguiti se è efficace e sufficiente. Un secondo, di dimensioni ben più grande, perché si tratta della costruzione dell’argine lungo l’Orco in parallelo con la strada, non è ancora nemmeno cominciato: tocca alla Regione eseguirlo e non sappiano quando sarà fatto. Né quando la Regione disporrà dei quasi sei milioni di euro necessari.  C’è il problema dei tanti corsi d’acqua tombati o intubati. Oggi in Piemonte la normativa regionale impedisce la tombatura dei corsi d’aqua. Ma è una normativa entrata in vigore nel 1996, dopo l’alluvione del 1994. Non riguarda le tombature realizzate in precedenza. Però il Comune prima o poi dovrà mettere mano a quelle tombature, per liberare l’acqua dalle strozzature? Sono tombati lunghi tratti della roggia San Marco, che attraversa tutta la città, e gira pure intorno al nuovo ospedale.  E’ tombato il suo ramo secondario che scende quasi tutto in sotterranea verso via Brozola e sotto il quartiere La Quiete.

Anche l’altra grande roggia chivassese, la roggia Campagna, ha dei segmenti sotto l’asfalto: a Betlemme, vicino alla chiesa, dal ramo principale parte ad angolo retto un fosso che scende in verticale verso Sud, attraversa il quartiere delle “case Fanfani” vicino alla Coop, sottopassa Corso Galileo Ferraris e prosegue intubato lungo via dei Carabinieri nell’area industriale.

Nel progetto di fognature di Pogliani, approvato l’anno scorso, compare un intervento, dal costo di 125.000 euro, che sembra non c’entrare niente con le fognature della frazione: per alleggerire la roggia Campagna, quella che passa lungo le discariche, dall’area Chind sarà costruito un nuovo canale per convogliare l’acqua di troppo nella Gronda Ovest e poi nella roggia San Marco. Un progetto assurdo: in caso di piena la roggia San Marco costituisce un pericolo per la città. Per ridurre il pericolo, dopo l’alluvione sono stati costruiti ben quattro scolmatori. Appunto per scolmarla, per alleggerirla, per far sfogare l’acqua se la roggia rischia di straripare. E adesso in quella roggia si vuole versare altra acqua?   

Per scolmare la roggia Campagna era prevista da anni una soluzione: la costruzione del grande “scolmatore della roggia Campagna” a protezione delle frazioni Borghetto e Torassi. Costo 5 milioni di euro, pagati dalla Regione. Lo scolmatore è ora scomparso dai piani triennali dei lavori pubblici. Sembra contraddittorio rinunciare alla costruzione di quello scolmatore, diretto verso Est, e progettare di scolmare la roggia Campagna verso Chivasso Ovest, che è una delle porzioni di territorio chivassese più a rischio trovandosi vicina al Po e all’Orco e traversata da rogge e fossi. A rischio come lo spicchio Sud-Ovest, verso il Po.

Il capitolato d’appalto dello studio affidato ai geologi non lo cita: ma nel 2015 la Regione ha approvato il nuovo Piano Paesaggistico Regionale. Il Piano conferma che a Chivasso ci sono due corsi d’acqua “pubblici”, che esigono l’osservanza di una “fascia di rispetto”. Sono la roggia Campagna, della quale molto si è parlato a proposito del progetto Wastend e delle discariche di Regione Pozzo. E il “rio Orchetto”. Si tratta del canale lungo via Settimo? I manufatti esistenti, e gli eventuali progetti approvati o presentati, rispettano la fascia di rispetto? Se vogliono, e soprattutto se l’amministrazione glielo chiede, i professionisti potranno rispondere anche a questo interrogativo.

Sono molte le cose che il Comune deve aggiornare, sistemare, fare, ecc. Non basteranno pochi mesi di lavoro dei geologi.

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