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CHIVASSO. Pista ciclabile o pista Corcione?

Beffato il comitato “In bici a Chivasso”, che da anni chiede la creazione di piste ciclabili in città. Fin dall’elezione di Gianni De Mori (2011-2012), l’amministrazione aveva messo in programma due piste ciclopedonali: una nel “concentrico cittadino” e l’altra fra l’Ospedale e Castelrosso.

L’amministrazione Ciuffreda, subentrata nel luglio 2012, le riprende entrambe nel suo piano di opere pubbliche. E adesso, in luglio, la giunta comunale approva gli studi di fattibilità, elaborati dall’ufficio tecnico. Le delibere sono del 3 luglio e sono state pubblicate all’albo pretorio un mese dopo. Tutto bene allora? Forse sì. Però se andiamo a vedere lo studio di fattibilità della pista del concentrico… sorpresa sorpresa! Il luogo non è il centro città. Il percorso non è quello per anni illustrato al comitato: via Orti, i viali Matteotti e Vittorio Emanuele, incrocio con via Po, via Paolo Regis ecc. Descritto in modo chiarissimo in un documento interno dell’amministrazione. Il tracciato approvato un mese fa è un altro: via Ceresa, via Caluso e via Bradac. Dall’altra parte della ferrovia. Chiamiamola “pista Massimo Corcione”, che abita proprio in via Ceresa. Intendiamoci, probabilmente una pista così è utile. Parte dalla rotonda fra via Blatta e via Ceresa, passa a fianco del grande parcheggio di via Caluso e della passerella sulla ferrovia, e conduce al mercato di via Bradac e all’ufficio postale. Tanto di cappello, verrebbe da dire. Il problema è che al comitato “In bici a Chivasso” è sempre stata raccontata un’altra storia, quella della pista nel centro storico. Il problema è che il tracciato è stato cambiato senza spiegarne pubblicamente le ragioni. Il problema è che il costo continua a cambiare da un atto all’altro: dai 250.000 euro del 2011 si è scesi a 100.000 del 2013 per poi risalire a 200.000 nella relazione illustrativa dello studio di fattibilità. Il problema è che il comitato “In bici a Chivasso” non è stato per nulla coinvolto: anzi, nemmeno una lettera di spiegazioni. Allora a che serve inserirlo nella Consulta ambientale? Per fargli fare tappezzeria nelle riunioni sul progetto Wastend, e per legittimare una decisione già presa? Il problema è il solito: la mancanza di trasparenza dell’amministrazione. Ma se questo è il modo di comportarsi della giunta, perché dovremmo fidarci riguardo a questioni anche più importanti? A cominciare dal citato progetto Wastend, per proseguire con il teleriscaldamento e il precipitoso raddoppio del costo nel novembre del 2011 (era assessore ai lavori pubblici già allora Claudio Castello), all’acquisto per 244.000 euro di un terreno per SMAT, all’acquisizione per 10.000 euro del campo da calcio dei Torassi, ecc. ecc. Tutte operazioni delle quali manca tutt’ora una convincente spiegazione. Tornando alle piste ciclabili: se ne occupava l’assessore ai lavori pubblici Castello. Era lui l’interlocutore dei membri del comitato. Finché un giorno dice loro: “Rivolgetevi a Corcione, ora le piste ciclabili le segue lui”. Perché la pratica è passata di mano? Forse perché il vicesindaco aveva deciso di spostare il tracciato nel proprio quartiere? Per completezza di informazione, ecco l’itinerario della seconda pista, quella che collegherà l’ospedale a Castelrosso: via Mezzano, viale Vigili del Fuoco, Corso Galileo Ferraris, cimitero di Castelrosso. Costo 200.000 euro.

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Blogger: Emiliano Rozzino

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