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Chivasso
I lavori per la pista ciclabile in via Ceresa

CHIVASSO. Pista ciclabile in via Ceresa, tutto il quartiere contro Corcione

Continuano le lamentele degli abitanti di via Ceresa a Chivasso. Considerano inutile, dannosa e pericolosa la pista ciclabile in costruzione sul lato destro della strada dalla rotonda di via Blatta al parcheggio di via Caluso. Sotto casa del vicesindaco Massimo Corcione, che si è preso la delega proprio alle piste ciclabili sottraendola al titolare naturale, l’assessore ai lavori pubblici Claudio Castello. La pista ciclabile, larga due metri e mezzo, restringe la carreggiata per le automobili. Ma non è tanto questo il guaio. La restrizione sarebbe accettabile se la pista fosse veramente utile. Ma i residenti osservano che 600 metri di strada si possono fare anche a piedi. E se il Comune voleva proprio la pista ciclabile poteva delimitarla con la segnaletica a terra, come in altre città italiane ed europee. Sarebbe anche costata meno. Invece quella di via Ceresa è stata delimitata da una barriera alta un metro di acciaio corten. Complice la restrizione della carreggiata, il rischio per gli automobilisti di andare a sbattere contro i massicci piantoni della barriera esiste. Soprattutto dove la pista inizia, nella rotonda di via Blatta: i primi piantoni di corten ostruiscono parte della carreggiata e gli automobilisti che da via Blatta svoltano in via Ceresa li vedono solo all’ultimo istante. Il codice della strada (art. 158) impone di parcheggiare le automobili ad una distanza di 5 metri da un incrocio. Questa distanza di sicurezza non dovrebbe valere anche per i piantoni della pista ciclabile? Inoltre, i parcheggi sul lato sinistro (Est-Nord) di via Ceresa saranno eliminati. I residenti si chiedono dove lascerà l’auto un parente o un amico o un medico. A causa della restrizione della carreggiata, chi ha il box tribolerà a fare manovra per entrare e uscire sulla strada. Nel tratto lungo la ferrovia si stanno eliminando le barriere architettoniche, cioè gli “scalini” dei marciapiedi in corrispondenza dei cancelli. Ma il Comune non ha colto l’occasione per far sistemare i marciapiedi stessi, che sono dissestati. Alcuni ci dicono che i soldi dell’inutile e dannosa pista ciclabile potevano venire meglio spesi in opere più necessarie: ad esempio per rendere meno pericoloso l’incrocio fra la strada per Montanaro e via Blatta. E si domandano perché l’amministrazione non ha discusso con i residenti il progetto della pista ciclabile prima di farla. Avrebbero potuto emergere soluzioni diverse: come l’allargamento del marciapiede per contenere sia i pedoni sia i ciclisti. Per consultarsi con gli abitanti del quartiere a Corcione sarebbe bastato uscire di casa. Per andare alla Leopolda il tempo l’ha trovato.

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