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CHIVASSO. Perdendo si impara a vincere

Mentre sto scrivendo, gli elettori si stanno ancora pigramente recando alle urne. Ora, terminate le schermaglie elettorali, è il momento dell’invito a votare. E speriamo che tanti lo ascoltino. Quando però voi leggerete l’articolo, sarà già il momento delle valutazioni del voto e, soprattutto, sarà il momento magico, possibile solo in campo politico, nel quale tutti hanno vinto. O perlomeno, nessuno avrà perso. Avrà ovviamente vinto chi ha ottenuto la maggior percentuale di voti, e fin qui lo possiamo capire tutti, ma avrà vinto anche chi non è primo, perché in fondo se hai perso, poteva sempre andare peggio o, magari,  hai comunque fatto un pochino meglio della volta precedente. Quindi hai perso, ma non proprio perso. E se proprio hai preso un’innegabile legnata, la colpa non è tua, ma dell’avversario che ha saputo ingannare gli elettori, o degli elettori stessi che non hanno capito nulla. Personalmente ho fatto l’allenatore di pallavolo, uno sport dove uno vince e uno perde, senza se e senza ma. Non esiste nemmeno il pareggio. Sarà quello, ma non mi è così facile capire come nessuno possa perdere. Come allenatore ho capito subito che le sconfitte sono più delle vittorie, perché pochi vincono e tanti perdono. Mi hanno insegnato ad imparare dalle sconfitte, a considerarle come momenti di crescita, come momenti di feedback negativo a cui porre rimedio, se non vuoi perdere le volta dopo e poi quella dopo ancora. Mi hanno insegnato che se pensi di perdere sempre e soltanto per colpa degli altri, diventi un perdente, un cultore dell’alibi, della scusa che ti impedisce di migliorare e di gettare i presupposti per la vittoria. Ma per motivare chi perde, occorre saper parlare al cuore delle persone. Occorre saper toccare corde profonde e stabilire legami solidi, durevoli nel tempo, resistenti alle avversità. Il politico invece, tendenzialmente e con le dovute eccezioni, parla alla pancia delle persone. Crea adepti, non una squadra. E gli adepti ti seguono finché conviene loro. Ti adorano, ma se li deludi ti rinnegano, perché la loro pancia è soddisfatta solo se è piena. Non come il cuore, che vive di emozioni, che trova sempre la forza di reagire alle avversità. Nello sport non demonizzi l’avversario, ma lo rispetti, lo studi, cerchi di individuarne i punti deboli per colpirli ed i punti di forza per annientarli. In politica no, l’avversario è il cattivo per antonomasia e come tale va annientato, distrutto, perché ne va di mezzo la salvezza di tutta l’umanità. Si, mi piaceva di più fare l’allenatore. Anche quando perdevo.

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