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CHIVASSO. Perché si deve pagare il debito del Consorzio di Bacino 16?

Alla fin fine, come si è formato il debito di 1.400.000 euro del Consorzio di Bacino 16? Perché è stato contratto? E quando? A chi dobbiamo dire grazie per questo regalino, per questo debito che ora i Comuni del Consorzio sono chiamati a saldare?

Sono queste le domande alle quali non troviamo una risposta chiara e comprensibile né nelle delibere del Consorzio e dei Comuni, né nella discussione svoltasi il 28 marzo nel consiglio comunale di Chivasso. Eppure le cifre non sono piccole. Chivasso sborserà 258.000 euro, Brandizzo 80.299, Verolengo 56.390, Torrazza 29.999, Foglizzo 27.518, Montanaro 26.841, Casalborgone 25.488, Cavagnolo 25.488, San Sebastiano 24.360, Rondissone 20.977, Castagneto 20.526, Lauriano 19.398, ecc. Per quale ragione?

Per la verità una risposta, seppure insufficiente, nelle delibere la troviamo. E’ la seguente: in base alla legge regionale 1/2018 i tanti consorzi della Regione devono, entro la fine del 2019, sciogliersi e accorparsi in sole nove unità più grandi. E prima di sciogliersi devono mettere i conti a posto. A questo scopo il Consorzio di Bacino deve liberarsi delle azioni di SETA in suo possesso: sono il 18,78% del capitale della società, pari al valore di 2.256.000 euro. Come liberarsene? O metterle sul mercato e venderle a un privato, ma col rischio di metterti in casa uno sconosciuto di cui non conosci le intenzioni.

Oppure venderle ai 31 Comuni del Bacino: in fondo è la strada più facile, i sindaci accetteranno di acquistare, tanto i soldi mica li mettono loro. E poi se nessun consigliere di minoranza pianta casino probabilmente i cittadini contribuenti manco se ne accorgono. Infatti la maggior parte dei sindaci è d’accordo a comprare. Da notare: in questo modo i Comuni acquisteranno delle azioni che sono già loro, perché i Comuni sono membri del Bacino, che a sua volta possiede quelle azioni di SETA: apparentemente un paradosso, ma le cose stanno proprio così.

Questa spiegazione ufficiale però non è soddisfacente, non spiega tutto. Non chiarisce perché il Consorzio di Bacino possegga quel 18,78% di azioni di SETA, perché e quando ne è entrato in possesso. O meglio, le delibere non lo spiegano in modo chiaro e comprensibile ai profani, ai cittadini che non sono esperti di amministrazione. Così abbiamo chiesto aiuto ad alcuni amministratori (Sergio Bisacca di Settimo, Davide Rosso di Rivalba, Marco Bongiovanni di San Mauro, Cristian Corrado di Gassino, quest’ultimo autore con Fabio Cipolla e Davide Raso di Volpiano di un esposto alla Corte dei Conti) che gentilmente ci hanno raccontato l’antefatto.

Nel 2010 il Consorzio decide di vendere a un privato il 48,85% delle azioni di SETA, fino allora totalmente pubblica. Ma prima di vendere ha dovuto far rincasare, cioè comprare, tutte le azioni di SETA che erano fuori Bacino, quelle ancora in possesso di AMIAT e CIDIU, cofondatori nel 2003 di SETA medesima. Per comprarle il Consorzio ha prima contratto un mutuo, poi restituito, e in seguito è ricorso a un’anticipazione di tesoreria, vale a dire che si è fatta prestare dei soldi dal Banco Popolare di Milano. Oggi deve ancora restituire alla banca, a quanto pare, 1.400.000 euro. Ora, vendendo ai Comuni le azioni di SETA il Consorzio di Bacino incassa i soldi per saldare il debito con la banca. Però questo non lo abbiamo compreso – forse non siamo abbastanza bravi – leggendo le delibere del Consorzio e dei Comuni: abbiamo dovuto farcelo spiegare da alcuni amministratori disponibili.

Però anche la loro spiegazione non basta. Manca ancora la risposta alla domanda: perché il Consorzio nel 2010 ha deciso di privatizzare il 48,85% di SETA? La risposta più probabile è che SETA aveva molti debiti. Infatti in consiglio comunale Pasquale Centin, assessore chivassese alle partecipate, ha detto che nel 2012 SETA era sull’orlo del precipizio e aveva 77,7 milioni di debiti. Perché aveva quei debiti? Chi aveva combinato quel disastro e perché? Sarebbe utile che ci venisse spiegato. In fondo ora i Comuni spenderanno le cifre che abbiano elencato anche per consentire al Consorzio di Bacino di restituire un debito che è stato originato dalla catastrofica condizione in cui allora versava SETA. Chi dobbiamo ringraziare?

P.S. Una chicca per i chivassesi. Quelli che si sono battuti contro il progetto Wastend di ampliamento delle discariche di Regione Pozzo ricorderanno il nome dell’architetto Giorgio Giani. Era il coordinatore del progetto, poi affondato da Città Metropolitana perché ambientalmente incompatibile con le già gravi condizioni del territorio circostante. Ora l’architetto lo troviamo in SETA: fa parte dell’”Organismo di vigilanza” interno della società.

Il suo compenso è di 10.000 euro l’anno. Che ci fa l’architetto in un organismo che esige competenze giuridiche? Gli altri due membri sono un dottore commercialista e un avvocato. Giani, oltre che architettura, ha studiato anche diritto? Quali sono le sue competenze in materia di diritto amministrativo? Abbiamo chiesto a SETA il suo curriculum e lo stiamo ancora aspettando: manco fosse un segreto di stato. Nell’attesa, pensiamo a quanto sono contenti ai Pogliani di contribuire a pagare, con le loro bollette dei rifiuti, il compenso del progettista di Wastend…

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Blogger: Piero Meaglia

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