Maria Di Poppa

Letteralmente di: Maria Di Poppa

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CHIVASSO. Ho paura ad andare in Chiesa

Ruba elemosina in chiesa

Mi hanno tolto la liberà di andare a pregare in chiesa. E’ dal 28 luglio che non riesco a metterci piede dentro perché ormai non mi abbandonano più il pensiero e la preoccupazione che la prossima volta possa accadermi qualcosa di meno mite della volta precedente”.

E’ la storia di Margherita Pasquariello, una donna di 69 anni, con una gran fede cattolica. Margherita, quando può, entra in chiesa per pregare, per potersi raccogliere in contemplazione in un momento tutto suo. Ed è proprio durante uno di questi momenti che le è accaduto quel che da giorni la tormenta: “Venerdì scorso, verso le 18 sono entrata nella chiesa di San Giuseppe, alla Blatta. Ero sola. Mi ero da poco seduta per pregare quando, all’improvviso, ho sentito dei passi alle mie spalle e avvicinarsi un giovane uomo sulla trentina, scuro di pelle. Mi ha chiesto di dargli una moneta e gli ho pacatamente risposto di no, che di soldi non ne avevo e che ero proprio entrata a pregare perché mi mancano per curarmi. A quel punto si è avvicinato di più e con tono alterato mi ha detto che io i soldi li avevo nella borsa”. Margherita istintivamente si alza di scatto e gli risponde: “Se non mi lasci pregare me ne vado via” ed esce a passo deciso dalla chiesa. “La mia reazione, così decisa, lo ha spiazzato e si è spostato per farmi passare, ma mi domando se al mio posto si fosse trovata una persona più anziana, indecisa, tentennante. Sarebbe finita davvero così?”. Fuori dalla chiesa, per il senso di impotenza provato davanti alle richieste pressanti dell’uomo che la spingono ad abbandonare quello che dovrebbe essere un luogo di preghiera, di serenità, di pace, Margherita, visibilmente alterata, inizia ad urlare: “Non è possibile che non si possa più pregare”. Ad accorgersi di lei è il padre di uno dei bimbi che frequentano l’oratorio. Le si avvicina per offrirle aiuto e si presenta: “Mi ha subito detto di essere Federico Savino, un consigliere comunale e mi ha riaccompagnata dentro per vedere se l’uomo fosse ancora in chiesa. Questa persona era lì, indisturbato, seduta al pianoforte a battere i tasti. Strimpellava come se nulla fosse. Usciti sul sagrato Savino ha subito chiamato i carabinieri. La pattuglia è arrivata immediatamente. L’uomo nel frattempo si era allontanato, ma so che sono riusciti ad identificarlo”. Non è il primo episodio di questo tipo che Margherita è costretta a vivere sulla propria pelle. Già le era successo ai Cappuccini un po’ di tempo fa: “E’ capitato sia a me che ad altri – ci spiega – ed è per questo che ho deciso di fare qualcosa. Non è giusto stare zitti e subire silenziosamente. Affinché qualcosa cambi bisogna esporsi in prima persona. Segnalare questi episodi, metterci la faccia. Tutti sanno che queste cose succedono, ma allargano le braccia, fanno spallucce. E’ per questo motivo che ho presentato una segnalazione protocollata all’Urp. Ho anche scritto una lettera al vescovo di Ivrea, Monsignor Edoardo Cerrato. Rivendico la mia libertà di poter entrare in chiesa per pregare serenamente. Non è giusto che io debba aver paura. Non è giusto dare l’euro a queste persone per timore di quel che potrebbe succedere. Vogliono chiedere l’elemosina? Che lo facciano fuori dalla chiesa. Per strada non mi interessa quel che fanno. Ma non in un luogo sacro”.

Margherita è convinta che se tutti quelli che hanno vissuto episodi simili, l’avessero segnalato, qualcosa sarebbe cambiato: “All’Urp la mia era l’unica segnalazione. Ma come fa un sindaco ad intervenire se neppure sa quel che succede? I sacerdoti rispondono che pur conoscendo e subendo loro stessi questa grave situazione, non hanno altra soluzione se non quella di chiudere le porte delle chiese fuori dagli orari delle celebrazioni. No, no e no! Le chiese devono restare aperte. Inizino anche loro a segnalare quel che vedono e quel che subiscono”. Margherita vuole solo che il suo diritto ad esercitare il suo credo religioso venga garantito: “E’ passata una settimana, ma io sono ancora terrorizzata. Come cittadina italiana e chivassese, chiedo al sindaco e alle forze politiche di impedire che il riconoscimento del proprio credo religioso sia dovuto solo da una parte”.

Episodi come quello accaduto a Margherita Pasquariello dovrebbero far riflettere l’amministrazione comunale – commenta Federico Savino, consigliere comunale di Amo Chivasso e le sue frazioni -. Nelle periferie, come in centro, ci dovrebbe essere un po’ più di controllo da parte degli agenti della Polizia Municipale”.

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